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Doping, svolta nell'operazione Aderlass: sotto inchiesta il Tour 2017

Chris Froome in maglia gialla in azione durante il Tour del 2007 poi vinto. Dietro di lui l'azzurro Fabio Aru
di Francesca Monzone
2 Minuti di Lettura
Sabato 30 Maggio 2020, 18:34

L’operazione Aderlass e il dott. Mark Schmidt, sembravano un ricordo lontano, ma non in Austria dove la macchina antidoping ha continuato a scavare. Così a finire nel mirino dei controlli sarebbe il Tour de France del 2017, attraverso le analisi di campioni di sangue, fatte tra il 2016 e il 2017.  L’indagine, nella quale era finito anche il nostro Alessandro Petacchi, condannato poi per due anni lo scorso anno, era partita dallo sci di fondo, per poi trovare atleti positivi anche nel ciclismo. La  Cycling Anti-Doping Foundation (CADF) è andata avanti nelle sue ricerche, testando nuovamente i campioni di sangue tra il  2016 e 2017, rintracciando un prodotto dopante che prima non era possibile isolare. Non si tratterebbe di una sostanza conosciuta e si pensa che sia stata introdotta nel marcato illegale dagli Stati Uniti. L’obiettivo principale di questa indagine è il Tour de France del 2017, dove Chris Froome vinse davanti a Rigoberto Uran e Romain Bardet, con il nostro Fabio Aru quinto. Per quanto riguarda il ciclismo, in questa operazione  sono stati già condannati i due austriaci Stefan Denifl e Georg Preidler, poi  gli italiani Alessandro Petacchi e Danilo Hondo, per proseguire sulla linea slovena-croata con  Kristijan Koren, Borut Bozic e Kristijan Durasek e infine lo svizzero Pirmin Lang. Come abbiamo detto, tutto è partito dal dott. Schmidt, che il prossimo 17 settembre dovrà comparire davanti al tribunale di Monaco, ma le indagini si sono aperte a ventaglio e a dare una svolta, ci sarebbe il dott. Peter Van Eenoo del laboratorio antidoping di Gand. Alcune indiscrezioni importanti sarebbero arrivate al quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad, che avrebbe raccolto le testimonianze di una persona definita attendibile, ma che al momento non vorrebbe comparire. Non si sa quale prodotto sia stato rintracciato, ma l'origine è certamente americana, ha scritto questa mattina il noto quotidiano belga. L'UCI era stata informata dei risultati lo scorso novembre e, a sua volta, aveva chiesto alla Cycling Anti-Doping Foundation (CADF) di riesaminare tutti i campioni tra il 2016 e il 2017. Le analisi sono state ripetute e i risultati, con i nomi dei corridori positivi, sono stati consegnati alla Federazione Ciclistica Internazionale, che avrà il compito di comunicarli. Alcune indiscrezioni già parlano di nomi noti e a tremare, ancora una volta, è il Tour de France e i suoi attori principali. 

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