Djokovic agli Internazionali «un cattivo esempio». L'assessore alla Sanità del Lazio contro Nole

Djokovic senza vaccino, D'Amato: «Nole agli Internazionali sarebbe un cattivo esempio»
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 5 Gennaio 2022, 09:07 - Ultimo aggiornamento: 09:29

«Ma vi pare possibile che a un lavoratore della scuola o della sanità imponiamo il rispetto dell'obbligo del vaccino e a un tennista milionario no? Che esempio diamo ai giovani?», sbotta l'assessore regionale del Lazio, Alessio D'Amato sul caso di Novak Djokovic che parteciperà agli Australian Open di Melbourne da no vax.

In vista degli internazionali di tennis, previsti a Roma a maggio, «i servizi sanitari laziali sono già allertati». Se in Italia sarà imposto l'obbligo di vaccino anche agli sportivi professionisti, non potranno esserci eccezioni, anche se al momento questo scenario non appare probabile e la situazione è ancora fluida. Dice il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ha spiegato: «La deroga agli Australian Open per Djokovic è uno schifo. Un pessimo esempio di privilegio e uno schiaffo in faccia a chi lotta contro il Covid». Con queste premesse, appare evidente che le verifiche dell'azienda sanitaria a Roma saranno, quanto meno, meticolose.

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Le critiche

Nel panorama politico sono in molti a prendere posizione contro il campione no vax. Ad esempio Enrico Letta, segretario del Partito democratico, scrive su Twitter: «Se la sfanga è davvero game over. #Djokovic #vergogna». Sempre dai dem, Marco Berruto, già allenatore della Nazionale di volley e oggi responsabile sport della segreteria nazionale del Pd, osserva: «La notizia dell'esenzione dal vaccino a Djokovic è uno scandalo clamoroso, un precedente dalla pericolosità inaudita e merita soltanto il disgusto di tutti gli sportivi che credono nel rispetto delle regole».
Il mondo dello sport va nella stessa direzione. Nicola Pietrangeli non usa giri di parole: «Stiamo parlando del numero 1, dovrebbe essere il primo a dare l'esempio. Non ho niente contro di lui, ma è una cosa brutta. È un brutto messaggio che si manda, allora vuol dire che è solo una questione di interessi, di soldi e non si pensa alla salute degli atleti. I giocatori potrebbero anche fare sciopero, a questo punto che giochi da solo insieme a quelli che non si vogliono vaccinare. Se sei il numero 1 devi essere rispettato ma devi anche rispettare. Se il numero 34 del mondo dice non vengo in Australia, non gioca. Se lo dice il numero 1 invece gioca. Così non va bene».

Commentare una esenzione per ragioni mediche alla vaccinazione è comunque un terreno scivoloso. Corrado Barazzutti, ex capitano della nazionale azzurra di tennis, ad esempio difende il serbo: «Capisco che ci possa essere il sospetto che sia stata fatta una legge ad personam per Djokovic, ma io credo che avesse diritto all'esenzione vaccinale. Non penso che questa commissione di medici chiamata a decidere sulle richieste di esenzione sia stata condizionata dall'importanza del tennista serbo, soprattutto considerando il rigore con cui l'Australia sta affrontando la pandemia. Indubbiamente un Australian Open con il serbo in campo è più interessante ma l'importanza di un torneo del Grande Slam va al di là dei nomi di chi partecipa. Anche senza di lui il torneo di Melbourne avrebbe avuto seguito sui media e sui social».

 

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