Ryan Crouser, è record del mondo nel lancio del peso. Con 23,37 metri supera Randy Barnes

Ryan Crouser, è record del mondo nel lancio del peso. Con 23,37 metri supera Randy Barnes
di Piero Mei
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Sabato 19 Giugno 2021, 15:43

Il giorno nel quale Ryan Crouser venne al mondo nella città statunitense di Portland, nell’Oregon, il 18 dicembre 1992, il record del mondo del getto del peso era già da più di due anni (Randy Barnes, americano, di Charleston, West Virginia, aveva ottenuto la misura il 20 maggio 1990 a Los Angeles) di 23,12 metri. Ha resistito 31 anni, fino all’altro ieri, quando ai Trials Olimpici, a Eugene, proprio Crouser, roami quasi trentenne ha infilato la seguente serie di lanci (o meglio di getti: il disco, il martello e il giavellotto si lanciano, il peso si getta): 22,61, 22,35, 22,73. 23,37, nullo, 22.62. Una serie stratosferica di “oltre 22” per Ryan, che è campione olimpico in carica, avendo vinto a Rio 2016, favorito per Tokyo, primatista mondiale indoor (22,81), argento mondiale a Doha 2019 al termine di una gara pazzesca nella quale i tre del podio finirono entro la misura di un centimetro. Il 23,37 del quarto tentativo di Eugene ha dunque migliorato di 25 centimetri, quasi un palmo in antichi sistemi di misura prima del metrico.

In famiglia

Una delle prime cose che Ryan vide, e forse credette di essere un lillipuziano nel paese di Gulliver, fu un trio di giganti: quei colossi tutti oltre il quintale erano il papà Mike, che aveva fallito di poco, piazzandosi quarto ai Trials, la qualificazione olimpica nel getto del peso per Los Angeles ’84, le Olimpiadi che vinse l’azzurro Alessandro Andrei, lo zio Brian, lanciatore di giavellotto che invece alle Olimpiadi era stato sia a Seul ’88 che a Barcellona ’92 e nel frattempo era stato pure recordman del mondo, e lo zio Dean, lanciatore anche lui. Poi sarebbero venuti anche i “cuginetti”, come Sam (1,98 metro per 105 chili) vicino di pedana a Rio come giavellottista, Henry e qualche altro. I giocattoli che venivano regalati ai pupi non erano palloni e macchinine, ma “attrezzi”, per l’appunto la palla del peso, giavellotti all’inizio in legno e dischi, frisbee tanto per cominciare. I bambini avevano un giardino in cui sfogarsi. Ryan, per la verità, avrebbe preferito (e a scuola lo fece) salti e velocità. Ma, cresciuto, si adeguò alla specialità della casa. Cresciuto parecchio: oggi è alto 2,01, misura che risulta familiare all’orecchio atletico italiano essendo l’altezza del salto mondiale di Sara Simeoni (anno 1978, quasi mezzo secolo dopo è ancora da eccellenza) e pesa 124 chili.

A tavola

Per riempire una tale carrozzeria, Ryan si sottopone a una dieta alimentare con pochi sgarri: cinquemila calorie al giorno, cinque pasti; più qualche spuntino casuale. Dice che a mezzogiorno fa un primo pranzetto e alle due mezza un pranzo; alle 17 una cenetta ed alle 19.30 una cena. Dice anche che non mangia per allenarsi di più, ma che si allena per mangiare di più; pane e pasta il menù preferito, pollo e pesce il companatico; ha imparato a cucinare ma preferisce la mensa degli atleti dove tutto è sempre pronto dalle 7 di mattina alle 8 di sera e puoi allenarti negli intervalli. Si concede qualcosa il giovedì, riposo dalla dieta, sandwich di pollo, frittura mista e una limonata. Però il pasto che ricorda con maggior soddisfazione è l’hamburger e la birra che prese a un chiosco di Rio alle 3 della notte d’oro, quando finalmente si liberò di giornalisti e incombenze da sponsor. La domenica, poi, è il dì di festa, almeno per la tavola: quel giorno non mangia. Anche perché gli capita, racconta, di mettersi a tavola certi giorni feriali e di stare un bel po’ a guardare il piatto senza toccare cibo, poi si decide: perché per lui mangiare è un obbligo, visto che la prestazione atletica dipende, sostiene, “per due terzi dall’allenamento, sala pesi e lanci, e per un terzo dalla nutrizione”.

La carriera

Il gesto atletico lo ha imparato dai parenti colossi: la vecchia tecnica rotatoria, quella inventata all’inizio degli Anni Settanta dall’allora sovietico Alexandr Barynshikov che nel 1976 fu il primo uomo a raggiungere i 22 metri, interrompendo una serie ultraquarantennale di primatisti americani. D’altra parte gli Stati Uniti avevano dominato la graduatoria fin dall’inizio: il primo record ufficiale, 15,54 metri lo stabilì nel 1909 Ralph Rose, famoso anche perché pluriolimpionico e il primo alfiere statunitense, a Londra 1908: sfilà davanti al Royl Box senza inchinare la bandiera “perché la bandiera Usa non s’inchina a nessun re della terra” e da allora la tradizione americana continua senza inchino.

Tra un lancio e l’altro, Ryan Crouser ha anche studiato, e bene: si è laureato in Econoia alla Texas University, è appassionato di matematica e scienze, e di dinosauri. E di falegnameria: ha passato il lockdown costruendosi da solo una credenza. Quando voleva prendere un po’ d’aria, scendeva nel retro di una scuola elementare con la sua palla di ferro e si allenava; oppure lo faceva sotto un ponte, sempre vicino casa. Visto il record di Eugene, la preparazione è stata azzeccata.

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