Marta Bertoncelli: «Porto alle Olimpiadi la mia canoa ribelle»

Lunedì 10 Febbraio 2020 di Gianluca Cordella
«Il 2019 sembrava un anno normale». Pronti, via: la banalità può lasciare questa imbarcazione, grazie. Nella canoa di Marta Bertoncelli non c'è spazio per i punti di vista ordinari sul mondo. D'altra parte da una che centra la carta olimpica a 18 anni, alla sua prima partecipazione a un Mondiale, è lecito attendersi un guizzo di genialità. «Sì, mi ero preparata per l'appuntamento, ma al pass olimpico chi ci pensava? Era una roba talmente surreale...».
Però è arrivato. Mi racconta quel Mondiale?
«Ci sono arrivata cotta, dopo una stagione lunghissima, e senza aspettative. Volevo giocarmela per divertirmi, sapendo che comunque potevo fare bene. Poi sono stata l'unica a entrare in semifinale. E poi, con 18 nazioni rappresentate, sono riuscita a stare tra le 11 migliori, il piazzamento utile per i Giochi. Assurdo. Quando ho razionalizzato che ce l'avevo fatta è stato incredibile».
Anche se le sue fatiche non sono finite...
«No, il posto a Tokyo è per l'Italia, non per me. Io devo ancora guadagnarmelo a fine maggio, agli Europei di Londra. Se nessuno di noi andrà in finale, varrà il piazzamento dei Mondiali e allora, sì, sarò io ad andare alle Olimpiadi».
Bisogna prima pensare a Tokyo, dunque. Agli obiettivi per Tokyo ci penserà dopo?
«Ah, quello non si sa mai. Nessuno pensava potessi prendere il pass olimpico, invece ce l'ho fatta. Credo che ai Giochi possa sempre succedere di tutto. Specie se, come me, gareggi con la giusta spensieratezza».
L'impatto di una diciottenne con il Giappone?
«Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare molto, sono già stata anche a Tokyo, lo scorso ottobre. Il Giappone è un posto incredibile, le Olimpiadi lì saranno sicuramente una figata».
Ci pensava mai a un'esperienza così quando ha cominciato?
«No, ma la possibilità di viaggiare tanto è stato uno dei fattori che mi hanno fatto innamorare di questo sport. A 9 anni, dopo aver provato tutti gli sport d'acqua possibili, ho provato la canoa per gioco e ho trovato subito uno splendido gruppo di amici con cui, quando avevo 12-13 anni, abbiamo iniziato a girare il mondo. E lì ho deciso che non avrei più cambiato».
Non sono destabilizzanti alla sua età tutti questi spostamenti?
«Capisco che possa esserlo. In fin dei conti io l'estate non sono mai a Ferrara, l'inverno nemmeno, se tutto va bene sto a casa una settimana al mese. Ma per me non lo è. La mia vita è stata sempre con la valigia pronta, sin da quando ero piccolissima. E adesso soffro se sto troppo nello stesso posto».
Il meteo avrà il suo peso.
«Certo, noi gareggiamo solo l'estate e quando fa caldo ci prepariamo nei posti che poi ospiteranno Europei, Mondiali, eccetera. L'inverno invece lo passo a Ivrea, il posto più vicino a Ferrara con un canale artificiale».
E
la sua famiglia come la prende?
«Ci sono abituati: mio padre faceva canoa, mia madre canottaggio. Quando ci sono le gare più importanti sono in giro per il mondo assieme a me».
Cosa serve per diventare un campione della canoa?
«Una grossa capacità di reazione: è uno sport all'aperto, come lo sci, e quindi è influenzato da fattori ambientali. L'acqua non è mai la stessa, anche all'interno della stessa gara. Devi saper trasformare lo stress in adrenalina».
Tutti gli sport insegnano qualcosa: la canoa?
«Insegna a essere creativi. È uno sport mai uguale a se stesso e che non ha uno schema sempre uguale da ripetere. Ognuno può e deve trovare il modo più congeniale per fare le cose. È uno sport ribelle».
Che però richiede ferrea dedizione.
«Hai voglia. Allenarsi d'inverno, per esempio, fa schifo, è terribile. Quando apri la finestra e vedi che sta piovendo o nevica e pensi che tra qualche ora sarai nell'acqua gelata... Rischia di farti passare la voglia, in assoluto il momento più duro».
Un cerchietto al naso e poi? Altri vezzi da campionessa?
«Niente tatuaggi e capelli colorati. I colori mi piace indossarli. Sono una fluo. Mi piacciono le tinte sgargianti, l'arancione su tutto, c'è anche sulla mia canoa. Mi piace pensare di riuscire a mostrare agli altri come sono in quel momento attraverso i colori che indosso». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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