"Boxe contro l'assedio", i maestri delle palestre di Tufello e Quarticciolo a Gaza per le ragazze della Striscia

Gli ambasciatori pugilistici delle palestre popolari romane hanno visitato Gaza, coordinandosi con la Ong CISS, tenendo lezioni di boxe alle ragazze di Osama Ayoub (il primo coach ad aver aperto una palestra nella Striscia)

"Boxe contro l'assedio", i maestri delle palestre di Tufello e Quarticciolo a Gaza per le ragazze della Striscia
di Giacomo Rossetti
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Lunedì 31 Ottobre 2022, 15:28 - Ultimo aggiornamento: 15:48

Quarticciolo e Tufello non sono vicini alla Striscia di Gaza, eppure spiritualmente (e sportivamente) è come se lo fossero. Tramite il progetto "Boxe contro l'assedio", che dal 2018 utilizza il pugilato come mezzo per aiutare la popolazione che vive in questo lembo di terra, i maestri delle due palestre popolari situate nelle periferie romane hanno visitato Gaza coordinandosi con la Ong CISS, e tenuto lezioni di boxe alle ragazze di Osama Ayoub (il primo coach ad aver aperto una palestra qui), portando attrezzatura e guantoni.

L'ultima visita in questo territorio risale al periodo tra il 9 e il 15 settembre scorso. «Ciò che vogliamo è migliorare da dentro le condizioni di questo popolo, tramite il pugilato. Per farcela non basterà solo il nostro progetto, ma già trasmettere un metodo di allenamento sarebbe importante». Parola di Fabrizio Troya, giovane (25 anni) tecnico della palestra popolare del Quarticciolo. Per lui, nato e cresciuto in quella zona e laureato in Scienze Motorie, l'esperienza di settembre è stata la prima in assoluto a Gaza.

L'impatto iniziale con le giovani palestinesi è stato quasi uno choc, visto che Fabrizio non era abituato ad aver a che fare con una classe di ragazze dai 6 ai 28 anni che praticavano pugilato tutte assieme: «All'inizio si pensa che ci siano grandi distanze culturali tra noi e loro, come il velo, ad esempio. Ma in realtà lo sport ha il potere di unire tutti quanti, e il pugilato è lo strumento perfetto per abbattere razzismo e differenze di genere».


L'ESPERIENZA


Le lezioni dei maestri capitolini si sono incentrate sui fondamentali, come la guardia e il movimento di gambe: le nozioni basilari della boxe. Ma ciò che le ragazze hanno trasmesso ai loro insegnanti è anche più prezioso: «Abbiamo capito che è possibile continuare a vivere anche se ti trovi in una bolla dalla quale non puoi uscire: certi luoghi vanno visitati per essere compresi». L'obiettivo finale del progetto sarebbe riuscire a portare le ragazze a Roma per farle allenare nella Capitale. Quella, a detta di Fabrizio e dei suoi amici della palestra "Valerio Verbano" al Tufello, sarebbe «la vittoria più grande: vorremmo riuscirci da qui a un anno. C'è bisogno di un grande lavoro burocratico, a cui sta pensando l'Ong, e poi serve parecchio sostegno economico, per cui istituiremo un crowdfunding». Già cambiare almeno in parte la visione di Gaza che si ha in Italia sarebbe un successo. «Ci sono bambini che ridono, giostre e ristoranti. La Striscia è un posto di vita, non di morte».


LE RAGAZZE

E poi ci sono loro, le giovani pugili in erba, ciascuna con una storia dietro ma accomunate dall'amore per i guantoni, il sacco e la corda. Ragazze che, un giorno, magari potranno allenarsi a Roma, dove non sono mai state. Lamees Abu El Gumssan ha 8 anni e ha iniziato pugilato che ne aveva appena 5. Il suo idolo è Mike Tyson e a chi le dice che il pugilato sia solo roba da maschi, risponde «che questo sport serve a chiunque voglia imparare a difendersi».

Sua sorella maggiore, Farah, di anni ne ha 15 e sogna «di partecipare a concorsi nazionali e internazionali e diventare una campionessa». Questo variegato gruppo di donne ha trovato nella palestra il proprio piccolo mondo felice, tanto che come dice Ola Louz, studentessa universitaria di multimedia (al terzo mese di pugilato) «siamo come una famiglia, ci aiutiamo e ci sosteniamo a vicenda».

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