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Augusta Masters, giacca verde per Matsuyama: è il primo giapponese a vincere un major

Lunedì 12 Aprile 2021 di Stefano Cazzetta
Augusta Masters, giacca verde per Matsuyama: è il primo giapponese a vincere un major

In Giappone erano le 8 del mattino quando, al calar del sole su Augusta, Hideki Matsuyama imbucava il putt della vittoria. Il suo fidato caddie Shota Hayafui, si inchinava davanti a lui, come da tradizione giapponese, mentre il pubblico tutto in piedi applaudiva il vincitore dell’85° Masters, il campionato dei Maestri. Il ragazzo venuto dal Giappone ce l’ha fatta, ma non è stato facile. Per tutto il quarto giro il suo mantra, come lui stesso ha raccontato, è stato uno e solo uno.

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È bastato per superare i momenti difficili che l’Augusta National è sempre in grado di presentare, soprattutto nell’ultima giornata, quando alle enormi difficoltà tecniche del percorso si sommano le naturali fragilità psicologiche di chi sa di essere a un passo dalla storia. Matsuyama era partito con 4 lunghezze sui più immediati inseguitori, ha chiuso con un solo colpo di vantaggio: da -11 a -10 (69 71 65 73, il suo score). Non è stato dunque facile e i colpi di scena non sono mancati. Alla prima buca, segnando un bogey, poteva già avvertire la minaccia di Will Zalatoris che avendo messo a segno un birdie riduceva subito a due colpi il distacco.

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Rimetteva le cose a posto alla 2, segnando 4 al par 5 e si rimetteva in carreggiata segnando birdie alla 8 e alla 9. Ma è nelle seconde 9 buche che lo scenario cominciava a cambiare. A quel punto, più che Zalatoris, il pericolo maggiore sembrava venire dal compagno di gioco Xander Schauffele, un tipo molto pericoloso che, dopo la terribile sequenza bogey-bogey-doppio tra la 3 e la 5, aveva cambiato repentinamente marcia. Alla 12, i colpi di distacco tra i due erano addirittura 7, ma Matsuyama chiudeva il par 3 con un bogey, mentre Schauffele imbucava il birdie, primo di una serie di 4 consecutivi.

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Lo sport è fatto di momenti cruciali. Alla 16, eccone un altro: l’adrenalina giocava un brutto scherzo a Matsuyama che spediva il suo secondo in acqua, dietro al green, con un ferro 4 da poco più di 200 metri. Il bogey lo faceva scendere a -12, mentre Schauffele siglava il birdie che lo faceva risalire a -10. Masters più in bilico che mai. Ma le parti si ribaltavano al par 3 della 16: bogey del giapponese e addirittura triplo dell’americano, il suo primo in oltre mille buche giocate nei major. Schauffele usciva di scena, ma i giochi non erano fatti, perché rientrava in corsa Zalatoris che intanto aveva chiuso il suo giro a -9. Matsuyama doveva stringere i denti e difendere con le sue ultime energie i due colpi di vantaggio sul giovane americano.

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Portava a termine la missione con un par alla 17 e un bogey alla 18, il minimo indispensabile, prima di lasciarsi andare finalmente alla commozione. Matsuyama, 29 anni, vantava già 5 successi sul Pga Tour, compresi due WGC, ma il sorriso gli mancava da quasi tre anni e nelle ultime apparizioni non aveva particolarmente brillato. Ora, con questa vittoria, che tra l’altro gli frutta un assegno di oltre due milioni di dollari, entra definitivamente tra i grandi del golf contemporaneo.

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Questo il pensiero rivolto al suo Paese dopo che Dustin Johnson aveva concluso il passaggio di consegne aiutandolo a indossare la Giacca Verde sogno di ogni golfista. Per il Giappone si tratta di una doppietta storica e importante, a pochi mesi dall’Olimpiade di Tokio, perché solo una settimana prima, un giovane ragazza di 17 anni, Tsubasa Kajitani aveva vinto la seconda edizione dell’Augusta National Women’s Amateur. Facile immaginare quale accoglienza il Giappone riserverà al suo eroe, più difficile immaginare la reazione di Matsuyama che di carattere è timido e riservato. Dietro il giapponese, la grande sorpresa è venuta dal debuttante Will Zalatoris, 24 anni, al debutto nel Masters.

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Portacolori della Wake Forest University, è diventato professionista solo nel 2018. E’ entrato tra gli ultimi nel field grazie al suo repentino ingresso nei primi 50 del mondo. Magrissimo e dalle linee spigolose è l’antitesi più evidente al golf muscolare di da Bryson DeChambeau, ma ha in sacca ha tutti i colpi, lunghezza compresa, oltre a una freddezza fuori dal comune. Il futuro, con tutte le incognite che il golf presenta, sembra davvero dalla sua parte. E a proposito di incognite, resta il mistero della brutta prova di Francesco Molinari: il suo 81 (+9) nell’ultimo giro appartiene alla categoria delle cose inspiegabili, a maggior ragione dopo Il 69 del terzo giro che lo aveva portato a ridosso dei primi 20.

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Che cosa sia accaduto non è dato sapere, ma è certo che quello di ieri era un Molinari sconosciuto a noi e forse a lui stesso. Non ha funzionato niente: né i colpi dal tee, né quelli al green, né i putt. Forse andava letto come cattivo presagio il colpo più bello della giornata, alla buca uno, quando il suo ferro al green ha colpito di volo l’asta rimandando la palla 30 metri indietro. Come risultato è arrivato il primo di 7 pesantissimi bogey e poi di un doppio alla 16. Zero birdie sullo score, per un inusuale terzultimo posto. Peggio hanno fatto solo Jim Herman (+10) e Adam Scott (+11), che pure la giacca verde l’aveva indossata nel 2013. All’azzurro non resta che tenersi stretto il terzo giro e mettersi in cerca dello swing perduto nel quarto. Quell’81 non è da lui.

 

Ultimo aggiornamento: 12:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA