Trials Usa, Erriyon Knighton è il più veloce nei 200 metri: domani la finale che vale Tokyo 2020

Trials Usa, Erriyon Knighton è il più veloce nei 200 metri: domani la finale che vale Tokyo 2020
di Piero Mei
5 Minuti di Lettura
Sabato 26 Giugno 2021, 14:35

Lo chiamano, banalmente, “The Next Bolt”. Si chiama, invece, Erriyon Knighton. Non è il prossimo Bolt, semmai il nuovo. Quello vecchio lo ha già battuto, strappandogli il primato mondiale under 18 dei 200 metri che resisteva dal settembre 2003, quando Erriyon era visibile appena in ecografia, giacché è nato il 29 gennaio 2004. Ma i record, si sa, sono fatti per essere battuti, a meno che non siano quelli tipo il 47.60, primato del mondo che Marita Koch stabilì nei 400 metri nel 1985 e che resiste ancora, o quello, addirittura più anziano, l’1:53.28 che Jarmila Kratochvchilova aveva ottenuto due anni prima negli 800 metri. Di queste due signore non esistono più neppure i Paesi, la Germania dell’Est e la Cecoslovacchia, ma i tempi resistono al tempo.

I record

Erriyon ha corso i 200 in batteria ai Trials Usa in corso a Eugene in 20.04 e aspetta ansioso semi e finali. E’ il nuovo mondiale under 18, Erriyon uscirà dalla categoria il 29 gennaio prossimo (è nato in quel giorno, nel 2004); aveva superato l’Usain da primato junior che coprì la sua distanza preferita a Bridgeston, nelle Barbados, in 20:13, a Jacksonville, nella natia Florida, in 20:11. Il vento a favore era legale: +1,6 metri al secondo. Bolt fiutava l’evento: nel 2019 aveva provato per diletto (pagato) la nuova pista dello stadio olimpico di Tokyo ed aveva affermato che lì, l’anno dopo, il suo strepitoso 9:58 stabilito nei giorni mondiali di ori e di record di Berlino 2009, sarebbe stato superato: la tecnologia della pista e quelle delle scarpe avrebbero complottato al riguardo. Tutte faccende delle quali hanno sempre usufruito gli atleti: al Messico, nel ’68, ci si mise pure l’altitudine e l’aria rarefatta, che la bucavi senza che opponesse resistenza; e difatti Mennea ci salì per prendersi il record 11 anni dopo; glielo tolse Michael Johnson, ad Atlanta con l’aiuto delle scarpe usa e getta: non erano le scarpette di vetro di Cenerentola ma gli stivali delle sette leghe. Potevi usarle una volta sola, perché bruciacchiavano con l’attrito ultrarapido e si davano di rimbalzo con il fondo della pista, producendo falcate devastanti. Quasi come quelle di Bolt o le bracciate di Michael Phelps.Il profeta Usain non aveva previsto il virus, del resto neppure certi virologi…

Il salto tra i pro

Il ragazzo Erriyon, che tutto questo sa bene, ha già firmato un contratto con l’Adidas e si presta agli esperimenti calzaturieri, collabora, proprio come faceva Michael Johnson con la Nike. La guerra delle scarpe è una delle tante vicende del “doping tecnologico”. C’è voluta l’autorizzazione paterna: Erryon Knighton è diventato professionista prima ancora del diciassettesimo compleanno.  Gli avevano offerto un ingaggio anche per il football americano, sport che praticava a scuola come ricevitore. Poi gli capitò qualcosa che era giù accaduta proprio a Bolt: Usain adorava il cricket ma un allenatore gli disse, avendolo visto correre sul prato, “prova con lo sprint, che è meglio”, il che il ragazzone alto 1,95 a 17 anni (Erriyon è più “basso” di 4 centimetri, ma ha tempo per raggiungerlo e magari sorpassarlo anche lassù) fece e se ne sono visti i risultati. Anche ad Erriyon, mentre si toglieva la bardatura da football, un allenatore dice: “Veloce come sei, fossi in te proverei con l’atletica”. Knighton, che non ci aveva neppure mai pensato, ci provò. Sono passati tre anni, ha stabilito tutti i record mondiali dell’età corrispondente ad ogni stagione, ed ora che ha fatto meglio di Bolt ha un sogno in più: Tokyo.

Obiettivi da raggiungere

Si deve ancora qualificare: gli americani stanno disputando i Trials e Knighton in finale dovrà arrivare primo o secondo per evitare il taglio contro le vecchie volpi della velocità in curva; mancherà Coleman, quello che sarebbe stato il favorito. E’ squalificato perché per tre volte avrebbe mancato l’appuntamento con l’ispezione a sorpresa.

Erriyon Knighton vorrebbe diventare il primo americano diciassettenne a partecipare alle Olimpiadi nell’atletica nell’ultimo mezzo secolo. Batterebbe il primato anagrafico che appartiene al miler Jim Ryun e che risale al 1964, ironia della sorte alle Olimpiadi di Tokyo, quando si gareggiò con l’ultima carbonella sotto i piedi. Riuscisse a qualificarsi, Knighton avrebbe poi un’altra incombenza: nei 200: interrompere il digiuno d’oro degli americani sprint che non è mai durato più delle tre Olimpiadi dalle quali, con Bolt in pista, invece dura.

Lo strepitoso 20.04 di Eugene, Knighton lo ha ottenuto addirittura con vento contrario (-0.21 metri al secondo) ed ha preceduto Noah Lyles, superfavorito, che ha corso in 20.19 e Fred Kerley, il fresco vincitore dei 100 che, da quattrocentista, ha rinunciato al giro di pista per fare il Bolt, parole sue.

Nei prossimi turni Knighton conta di diventare il prio “under 20” sotto i 20 secondi: neanche Bolt…

© RIPRODUZIONE RISERVATA