All Blacks passeggiano sull'Italia 3-66, dieci mete dei campioni del mondo

Sabato 24 Novembre 2018 di Paolo Ricci Bitti

Vengono da molto lontano, ma non dagli antipodi dell'Italia. Vengono davvero da Marte gli All Blacks che in scioltezza, belli, eleganti, agili, poderosi (insomma All Blacks) dispongono a proprio piacimento degli azzurri segnando 10 mete rispetto al misero piazzato di Allan al 12': ovvero 10 mete a zero, equamente divise prima e dopo il the.
 


Tra la prima squadra al mondo (da 9 anni grazie ad appena 4 sconfitte su 103 match) e la faticosamente 14a ci sono tutti questi punti, anzi, l'impressione è che i neozelandesi campioni del mondo dispongano, quando ne sentono l'esigenza, del pulsante "meta" contro avversari così manifestamente inferiori. Un clic, a volte senza che gli azzurri se ne accorgano, e appare la meta nel grande display dell'Olimpico colmo di 55mila fedeli. Tutti italiani e quindi muti di fronte a questo monologo in nero, mentre l'esultanza dei 2 o 3  tifosi kiwi si perde nella vastità dello stadione in cui si arriva alll'intervallo senza sussulti, tale è la differenza tecnica in campo. Solo Polledri, fra gli azzurri, abituato alle cime della Premiership inglese, regge il passo di cotanti avversari. Bene anche Negri e Steyn, nei rari sprazzi di possesso azzurro, arrivati solo una volta (all'alba del 65' minuto) ad annusare la linea di meta neozelanadese.

Così capita che l'unica piccola-grande emozione arrivi quando il gardalinee francese Guazere al 24' sostituisce l'arbitro irlandese Brace che si è strappato. Ma come, proprio lui? Proprio quello che ci ha negato mete validissime contro l'Australia a Padova sabato scorso. Così pessimo che il ct azzurro O'Shea ha ricevuto un "sorry"  dalla federazione internazionale. Già, che beffa! Sia chiaro che sarebbe finita alla stesso modo anche se avesse arbitrato Parisse, il nostro capitano che ha saltato tutti i Cattolica Assicurazioni test match di novembre, ma certo che il rugby è uno sport strano volendo ancora amministrare queste situazioni con atteggiamenti ottocenteschi.

A ogni la delusione non è mica piccola  e non per il divario, persino prevedibile. E' che proprio basta una sola parola per descrivere gli azzurri davanti a questi fenomeni: impotenza. Le due e o tre volte che abbiamo provato a manovrare l'afflato è durato un battito d'ali.  Non che sia mancato l'ìimpegno e la tenuta fisica, in Ghiraldini e compagni capitati però in un campionato di un altro pianeta. Due anni fa proprio all'Olimpico finì 10-68, sempre dieci mete, ma almeno ne marcammo una.

Questa volta invece tutto il prato verde era per i neozelandesi, con i tre fratelli Barrett che tra mete e trasformazioni hanno portato a casa 37 punti. Quattro le marcature di Jordie Barrett (Mvp) ma certe le avrebbe segnate anche un bambino visti coordoi che gli avevano apparecchiato i compagni.

Rassegnati e delusi aspettiamo il Sei Nazioni dove gli All Blacks non ci sono (ma il sabato scorso hanno perso dall'Irlanda!) anche se poi torna in mente che nell'ottobre prossimo nella poule dei Mondiali in Giappone ci ritroveremo davanti questi extraterrestri. Sì, per giocare a rugby, se non sei un All Black, bisogna soffrire.

Roma, “Stadio Olimpico” – 24 novembre 2018
Cattolica Assicurazioni Test Match 2018
Italia v All Blacks 3-66 (3-31)
Marcatori: p.t.8' m. Perenara (0-5); 12' cp. Allan (3-5); 18' m. McKenzie, tr. B. Barrett (3-12); 27' m. McKenzie (3-17); 30' m. J. Barrett, tr. B. Barrett (3-24); 40' m. J. Barrett tr. B. Barrett (3-31); s.t. 43' m. Laumape tr. B. Barrett (3-38); 45' m. B. Barrett tr. B. Barrett (3-45); 52' m. McKenzie tr. Mo'Ounga (3-52); 72' m. J. Barrett tr. Mo'Ounga (3-59); 80' m. J. Barrett tr. Mo'Ounga (3-66)
Italia: Hayward; Benvenuti, Campagnaro, Castello, Sperandio (50' Padovani); Allan (54' Morisi), Tebaldi (66' Palazzani); Steyn, Polledri, Negri (70' Meyer); Budd, Zanni (37' Fuser); Ferrari (59' Pasquali), Ghiraldini (c, 59' Bigi), Lovotti (47' Traorè).
All. O’Shea
All Blacks: McKenzie; J. Barrett, Lienert-Brown, Laumape, Naholo (54' Ioane); B. Barrett (50' Mo'Ounga), Perenara (50' Tahuriorangi); Read (c), Savea (47' Papalii), Fifita; S. Barrett (59' Retallick), Tuipulotu; Laulala (53' Ta’Avao), Coles (59' Harris), Tungafasi (59' Tu’Inukuafe).
All. Hansen
Arb. Andrew Brace (Irlanda), dal 24' Pascal Gauzere (Francia)
Assistenti: Pascal Gauzere (Francia), dal 24' Manuel Bottino (Italia); Sean Gallagher (Irlanda)
Calciatori: B. Barrett (All Blacks) 5/7; Allan (Italia) 1/1; Mo'Ounga (All Blacks) 3/3
Cattolica man of the match: Jordie Barrett (All Blacks)
Note: giornata nuvolosa a Roma. Temperatura 18°. Spettatori  53.204.

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PRESENTAZIONE

Già non è agevole sopportare il solito turn over allestito dagli All Blacks quando devono affrontare gli azzurri, come oggi alle 15 all’Olimpico. Questa volta a Ghiraldini e compagni toccherà anche tentare di tamponare le sfuriate di una nazionale-nazione bicampione del mondo che dal 2011 a oggi ha perso 4 partite sulle 102 disputate.
Ecco, l’ultima di queste rarissime sconfitte doveva proprio avvenire una settimana fa, a Dublino (16-9), dove i “tutti neri” non avevano mai capitolato in 113 anni? Gli italiani si troveranno insomma di fronte una formazione inferocita che per tornare in carreggiata non alzerà mai il piede dal gas. E in cui 10 diavoli su 15 sono nuovi rispetto alla debacle irlandese e quindi pronti a immolarsi per dimostrare che quella sacra maglia nera merita d’ora in poi di restare sulle loro spalle. 

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Chi non è nato nella Terra della lunga nuvola bianca può solo intuire la mostruosa pressione che si scarica su un giocatore appena diventato titolare negli All Blacks grazie a un’enorme quantità di talento e di determinazione. Dal quel giorno vivrà sulla porta dell’inferno, perché dietro di lui almeno altri cinque neozelandesi lotteranno allo spasimo per prenderne il posto.

 

IMBATTIBILI
Per forza che i “tutti neri” sono di fatto imbattibili: nessun altro Paese al mondo si identifica con la nazionale (tutti gli sport compresi) come la Nuova Zelanda con gli All Blacks. E nessun’altra nazionale (e di un Paese di appena 4,5 milioni di abitanti) è obbligata a vincere per sopravvivere grazie a un mito che è anche un business formidabile, ma che è destinato inevitabilmente ad afflosciarsi se il tasso di vittorie non resta stellare, vedi le tribolazioni anche finanziarie attraversate da Australia e Sud Africa. Come possono allora gli azzurri inceppare l’epopea della felce argentata? Detto che gli italiani non valgono - lo sappiamo - gli irlandesi, resta da aggrapparsi ai progressi di tenuta (pure in difesa) che la squadra di O’Shea ha effettivamente mostrato con Georgia e Australia prima di quest’ultimo Cattolica Assicurazioni test match autunnale che richiamerà almeno 55mila fedeli in attesa dell’Haka (versione Ka Mate). Persino gli allibratori sono indulgenti fissando un incoraggiante scarto di 35 punti, quando invece due anni fa, sempre all’Olimpico, finì 10-68, ennesima batosta in 14 confronti che solo in tre occasioni non hanno patito un ko con punteggio dilatato. Contro i tre fratelli Barrett (ma c’erano già stati i tre Going) e il valoroso capitano Kieran Read, il ct azzurro O’Shea conta sulla difesa di Campagnaro (foto tonda), l’orgoglio dell’equiparato kiwi Hayward, la grinta della prima linea (Ghiraldini: «Sarà una battaglia») e soprattutto sulle terze linee Steyn, Negri e Polledri. No, scudi e corazze non sono ammessi.
 

 

 

Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 09:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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