Crozza a Sanremo, la destra trema e la sinistra spera

Lunedì 11 Febbraio 2013 di Mario Ajello
Maurizio Crozza

ROMA - La sinistra, sotto sotto, spera in Crozza. La destra, apertamente, trema. E Sanremo è Sanremo. Quanti voti sposterà lo show di Maurizio Crozza, domani sera al festival: più o meno di quelli attribuiti all’acquisto berlusconiano di Balotelli che ieri ha pure segnato un altro gol? Il Sanremo che doveva oscurare la campagna elettorale rischia invece di amplificarla e di arroventarla con l’arrivo di Crozza. Il quale infilza i politici in maniera più divertente di quanto seppe fare Grillo al festival del 1985 in cui - anticipando lo stile dei suoi vaffa nei comizi dello tsunamitour - insultò i democristiani e i socialisti, De Mita e Martelli, e poi anche il pubblico in sala: «Io vi faccio ridere e poi mi fanno un culo così a me!».

ARISTON ROSSO

«All’Ariston farà quel che vuole»: l’annuncio di Fazio su Crozza arriva via Twitter. E c’è di più: «Al festival la politica ci sarà». Subito parte l’offensiva della destra. «Sanremo come Siena. Bandiera rossa sul palco del festival», ruggisce Francesco Storace. Mentre Gianni Alemanno ritwitta l’indignazione che diventa virale con parole così: «Fazio, Littizzetto, ora anche Crozza. Questa sinistra senza idee non sa più che cosa inventarsi per farsi propaganda elettorale».

Anche se poi, naturalmente, Crozza lancerà una battuta di qua e una battuta di là. Cercando di fare l’ecumenico tra un pizzico a Bersani («Se la gallina la metti in una sauna non è che ti fa l’uovo sodo!»), una stoccata a Brunetta («Anch’io son molto apprezzato dai mercati: quando ci vado mi tirano carciofi, pomodori...»), una poesiola in rima anti-Grillo («No non ce la fai, / in Italia non c’è il wi-fi»), uno sfottò a Monti («Il più povero dei suoi candidati possiede la Kamchatka») e la sua strepitosa parodia di Ingroia che vaneggia e farfuglia incomprensibili fonemi in siculo-guatemalteco. I politici evacuati dalla tivvù per colpa di Sanremo grazie a Sanremo rientreranno in tivvù ma non sono contenti.

SILVIO CI MANCHI

L’ex ministro Mariastella Gelmini teme che Crozza sbilanci a sinistra la campagna elettorale e grida sarcastica: «Evviva la par condicio!». Brunetta fa i conti in tasca a Fazio e agli altri, denunciando: «Guadagnano troppo». I democrat tacciono e sperano che Berlusconi esca peggio di loro dallo show di domani sera, ma il sindaco azzurro di Sanremo, Maurizio Zaccarato, sa come fermare il ciclone: «Presidente Berlusconi, venga e le cedo il mio posto in prima fila all’Ariston, così potrà ribattere a Crozza». E con l’occasione anche alla Littizzetto che si diverte così: «Sbaglia il Cavaliere a dire che non ha paura di me. Evidentemente non mi ha mai visto la mattina, appena sveglia».

E se il vero cortocircuito tra campagna elettorale e Sanremo («E’ come il festival dell’Unità», grida la propaganda della destra) invece di Crozza lo provocasse Grillo, con un blitz a sorpresa davanti all’Ariston, lì da dove cominciò la sua gloria e dove nel 1989 annunciò in qualche modo la sua attuale strategia politica dicendo: «Dove c’è televisione non c’è verità»? La voce di questa possibile irruzione comiziesca in Riviera, praticamente casa sua, del tribuno-tsunami ieri è circolata un po’, ma senza troppa convinzione.

PAPAVERI E PAPERE

E comunque siamo alle solite: dai tempi di «Papaveri e papere», 1952, Sanremo e la politica si scambiano aliti e atmosfere e quella celebre canzone ispirò i manifesti elettorali del Pci dove i democristiani erano effigiati come i «papaveri». Poi, tra i tanti intrecci, ecco Roberto Benigni che arriva a cavallo dentro l’Ariston nel 2001 cantando Fratelli d’Italia ma anche ironizzando su Berlusconi. O sempre lui, Robertaccio, nel 2009: «Silvio, te lo dico da amico, ti propongo di diventare come Mina. Tu devi sparire. Più lontano sei, più mito sei».

Nel ’99, conduttore Fabio Fazio, Teo Tecoli si presenta sul palco in mutande, imitando Gabriele Albertini, ora candidato governatore per Monti in Lombardia. E quando il trio Solenghi-Marchesini-Lopez presentarono a Sanremo una parodia dei figli di Andreotti che non mise di buon umore il Divo Giulio? Si potrebbero citare tanti altrui casi. Ora c’è anche questo: il candidato premier Oscar Giannino in difesa di Raiz degli Almamegretta: «Non voglio credere che Sanremo escluda un artista perché da ebreo rispetta lo Shabbat e non vuole cantare di venerdì sera».

Ma riecco il domandone: quanti voti sposta Sanremo? Nessuno, naturalmente. A meno che non irrompa il cantante più cantante di tutti - Silvio - e rubi a Elio e le storie tese la «Canzone mononota» (che nel suo caso è Imu, Imu, Imu), intoni con Marco Mengoni dedicandola alla fidanzatina Francesca Pascale «abbracciami e resta qui con me / in questo tempo che assomiglia a te») e soprattutto strappi dalla gola di Maria Nazionale il suo ritornello neo-melodico e lo rivolga a Ilda Boccassini che lo sta processando a Milano: «E mò nun me fa’ cchiù ’stu terzo grado».

LEGGI ANCHE: Domani il via con il bacio gay sul palco

Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio, 13:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Animali in fila dal veterinario, l'attesa diventa una mostra

di Marco Pasqua