E' morto Franco Citti, il protagonista di "Accattone" di Pier Paolo Pasolini: aveva 80 anni

Gioved├Č 14 Gennaio 2016

È morto questa sera a Roma, l'attore Franco Citti, 80 anni. Malato da tempo, si è spento nella sua abitazione. A dare la notizia è stato Ninetto Davoli. Scoperto da Pasolini che lo volle protagonista di Accattone nel 1961, Citti da allora diventò un volto simbolo del suo cinema, recitando anche in Mamma Roma, Porcile e il Decameron.

Una delle sue prime interviste

Nella sua lunga carriera, Citti, nato in borgata, è stato diretto anche dal fratello Sergio e ha recitato in teatro con Carmelo Bene.

Franco Citti si è spento nella sua abitazione di Fiumicino alle 17. Commozione e dolore tra i familiari che in queste ore si stanno stringendo attorno al figlio dell'attore. Nel 2005 era morto il fratello regista, Sergio, diretto allievo di Pier Paolo Pasolini. È sempre stato stretto il legame che Fiumicino ha avuto con i fratelli Citti: molte opere, sia del regista Sergio che le partecipazioni ai film di Franco, hanno avuto come location il territorio della città portuale.

Ninetto D'Avoli. «La morte di Franco è un dolore enorme. Con Franco abbiamo condiviso gran parte dei nostri film, a partire da quelli girati con Pasolini, ma anche tanta vita. Con Franco è morta un'altra parte di quel mondo indimenticabile». Così Ninetto Davoli, che oggi si è trovato a dover diffondere la notizia della morte dell'amico e collega, ricorda Franco Citti, al quale era molto legato.

Il ministro Franceschini. «La scomparsa di Franco Citti è un grave lutto per il cinema italiano». Il ministro di beni culturali e turismo Dario Franceschini esprime il suo cordoglio e sottolinea: «Attore di straordinaria intensità, legato a Pier Paolo Pasolini fin dall'esordio alla regia in Accattone, ha segnato una stagione importante della nostra cinematografia. Nel ruolo di Vittorio, così come negli altri film diretti da Pasolini, ha portato quella poesia di strada che rimarrà per sempre uno dei tratti distintivi del nostro cinema».

Il sindaco di Fiumicino. Appena appresa la notizia il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, ha espresso «dolore»per la scomparsa dell'attore Franco Citti, da decenni abitante nella città portuale. «Sono addolorato per la scomparsa di Franco Citti - dice Montino - straordinario uomo e meraviglioso attore che ha fatto la storia del cinema italiano, molto legato al territorio di Fiumicino, dove viveva da anni. I suoi ruoli nei film di Pasolini, Fellini, Corbucci, Lizzani, Zurlini, Francis Ford Coppola o del fratello Sergio, solo per citare alcuni dei maestri con i quali ha lavorato, resteranno per sempre indelebili nella memoria di tutti gli amanti del grande cinema d'autore italiano ed internazionale». «Desidero porgere al figlio, ai suoi familiari, amici e colleghi, le mie più vive condoglianze e quelle di tutti i cittadini del Comune di Fiumicino, che come me lo hanno amato e apprezzato nei suoi oltre 40 anni di onorata carriera cinematografica. La sua città non mancherà di ricordarlo come merita. Il nome di Fiumicino, anche per le ambientazioni e gli scenari di molti film girati su questo territorio - conclude il primo cittadino - è indissolubilmente legato al lavoro straordinario di Franco come a quello di suo fratello Sergio».

Il personaggio. Franco Citti abitava in una palazzina a due piani non distante dalla darsena portuale di Fiumicino. Appena si è sparsa questa sera la notizia della sua morte, tra i cittadini di Fiumicino, che sono sempre stati molto legati all'attore e al fratello regista Sergio, è subito nato un tam-tam sui social network per esprimere rammarico e cordoglio. In un libro-autobiografia scritto nel 1992 con Claudio Valentini, «Vita di un ragazzo di vita», Citti definiva Fiumicino «brutto e bello». «dove ci sono quei cani tutti rognosi che quando passi ti mozzicano pure le gomme della macchina - raccontava Citti - Fiumicino anche per dire Fiumara Grande, dove per poter fare il bagno devi scansare otto-nove milioni di preservativi. Fiumicino un amore lo stesso, nato subito, mentre ancora stavo facendo 'Accattonè. Scoprii che il mare di Fiumicino non assomigliava a nessun mare del mondo. Non ha colore e mi lega al fiume della mia infanzia». Il libro, per Franco Citti, era stato anche un omaggio a Pier Paolo Pasolini: «L'incontro con noi, me, mio fratello, i nostri amici, per lui interessato al nostro modo di vivere, è stato un incontro fortunato - diceva Citti - per lui e per noi. Non sapevo che quell'uomo timido ed educato mi avrebbe e ci avrebbe, a me e a mio fratello, cambiato l'esistenza».

Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA