Salemme all'Olimpico: «I miei "Sogni e bisogni"»

Salemme all'Olimpico: «I miei "Sogni e bisogni"»
di Carmine Castoro
3 Minuti di Lettura
Venerdì 16 Gennaio 2015, 07:23 - Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 12:52



“Da tempo non mi dedichi più attenzioni, che so, un bacio, una carezza…”. Sembra il lamento dolente e nostalgico di un amante ferito, di un partner che si sente scalzato dal rapporto di coppia con indifferenza e trascuratezza. Ma se queste stesse parole le pronunciasse l’”inquilino del piano di sotto” di un uomo, l’”altra” sua parte, quella che alberga nei pantaloni, sotto la cintola, e che tanta favolistica strapaesana ha definito “pistolino”, “pisellino”, con mille vezzeggiativi che ci rendono sempre sicuri della sua presenza e delle sue prestazioni? Basterebbe questo già per ridere e immaginarsi una storia a due surreale, trascinante e comica come poche.

E si ride davvero dall’inizio alla fine in questo “ SOGNI E BISOGNI – Incubi e risvegli” che vede ancora in scena Vincenzo Salemme e la sua compagnia al Teatro Olimpico fino al 25 gennaio. Ebbene sì, un bel giorno nella vita lassista e accidiosa di un piccolo uomo, Rocco Pellecchia, il suo interno ”fratellino” urla una vera e propria dichiarazione di indipendenza dal corpo e dalla mente del suo legittimo proprietario, e si costituisce come un’entità a sé stante col titolo di “tronchetto della felicità”. Apriti cielo. La vita di questo oscuro travet di provincia viene ulteriormente sbiadita ed esulcerata da quella semplice “basetta” che oramai fa da triste cicatrice di un altare delle galliche glorie che ormai è solo un monumento ai caduti…

Il tronchetto non demorde e ingaggia col suo mesto padrone una vera e propria singolar tenzone. Lui pretende maggiore immaginazione, più contatti fisici con la moglie, fosse pure l’inquilina del piano di sopra, la conturbante Maria Approccio, quella tensione elettrica che in gioventù li legava. Pellecchia è spaventato da una esistenza che lo mette di fronte alla responsabilità del sogno e di una gioia sopita, lui che finora pensava solo alle bollette e a come risparmiare il gas bandendo i risotti che cuociono più lentamente sui fornelli, e a come non sprecare luce con un illuminazione a tempo nel gabinetto e un led fosforescente sul copriwater…

Ne esce una commedia degli equivoci di puro spirito partenopeo, di cui incarna perfettamente quel misto di pudore e irreale vagheggiamento che non stanca mai, vellicando le nostre certezze più sedimentate e i nostri tabù più reconditi, e riconsegnandoci armoniosamente a un tema delicato e labirintico come quello della sessualità e dei legami affettivi con la soavità di dialoghi ricamati da sincronismi perfetti e da calembour che stampano il sorriso per le due ore scarse di spettacolo.

Salemme fa da mattatore nel ruolo del tronchetto appoggiato da due ottime “spalle” come Andrea Di Maria (Rocco Pellecchia) e Antonio Guerriero (l’ispettore Savarese che cerca di venire a capo di questo “giallo” condominiale) e da altri validissimi caratteristi con i quali condivide il palco facendo anche allegre scorribande in platea, in mezzo al pubblico, dove un “membro” impazzito del consesso umano non può che destare ilarità e doppi sensi. Bella la scenografia rotante che rappresenta un rione su cui si affacciano balconi e finestre e dove si consumano pettegolezzi, desideri e ipocrisie di persone che non dovrebbero rinunciare innanzitutto a essere se stesse.

Dice Salemme nelle note di regia: “Ho scritto questa commedia con un chiaro riferimento al celebre romanzo "Io e Lui" di Moravia. Nella commedia, il più famoso e significativo organo maschile si stacca materialmente dal corpo del suo titolare e diventa egli stesso uomo, rivendicando lo status di vero e proprio protagonista della vita e della scena. “Sogni e Bisogni” è una commedia di fortissimo impatto comico e nello stesso tempo mi consente di continuare il percorso che ho iniziato ormai già da qualche anno. Aprire cioè in qualche modo la confezione borghese della commedia classica per intrattenermi ed intrattenere il rapporto con il pubblico in sala. Ho modo di interloquire con loro per rispondere alle domande più frequenti che ci facciamo sulla profondità della natura umana, soprattutto nei suoi aspetti apparentemente più semplici”.

E alla fine tutta la pruriginosa vicenda, che mai diventa morbosa o sopra le righe, guadagnerà una sua “morale”, basata proprio sulla giusta misura fra sogni e bisogni, che i primi non diventino manie di grandezza o pretese di qualcosa di impossibile, e che i secondi non precipitino nella pura fisiologia stanca e ripetitiva, quella che Pellecchia rappresenta fin troppo bene non privandosi mai di calzettoni pesanti e pantofole da piscina…