Veronica Pivetti al Quirino: «Viktor Viktoria, il manifesto della tolleranza»

Sabato 2 Febbraio 2019 di Simona Antonucci
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Veronica Pivetti in Viktor und Viktoria al Teatro Quirino  di Roma dal 5 al 17 febbraio
«Siamo in una Berlino Anni Trenta. Un’atmosfera cupa, ma fertile, su cui si allunga l’ombra nera del nazismo. Un’altra epoca, ma in qualche modo simile alla nostra». Veronica Pivetti, un’attrice di provincia, approda, spinta dalla fame e in cerca di scrittura, in una città stordita prima dai fasti e poi dalla miseria della Repubblica di Weimer: è Susanne Weber in “Viktor und Viktoria”, commedia musicale liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schunzel. Con Giorgio Borghetti e Yari Gugliucci, regia di Emanuele Gamba, dal 5 al 17 febbraio al Teatro Quirino.

Susanne per riuscire a lavorare diventa un affascinante en travesti. Cambi di sesso e di identità, intrecci sentimentali e colpi di scena: Viktor Viktoria viene acclamata in tutti i teatri d’Europa fino a che un incontro fatale non la costringerà a fare scelte di carriera e d’amore.

Perché la Berlino Anni Trenta assomiglia un po’ ai nostri tempi?
«Nelle commedie si ride, ma si è spinti a ragionare. Anche quando si racconta il passato. Viktor und Viktoria è un inno contro i pregiudizi e un invito ad avere sempre attenzione a quello che c’è intorno, alle intolleranze che serpeggiano. Il sorriso è un veicolo potente per illuminare verità nascoste».

Il tema del gender è molto attuale.

«Siamo un manifesto. Non si parla di omosessualità ma si sbriciolano gli steccati. In scena c’è una donna che si finge uomo che si finge donna. E le relazioni variano a seconda se lei è uomo o se è donna. C’è molta agilità nell’arrivare alla conclusione che non è importante di che sesso sei, vai benissimo comunque quando sono i sentimenti a prevalere».

E l’amore vince sempre?

«L’amore vince sempre. Ma deve essere un sentimento forte, che ti fa sparigliare tutto. Se non crea alcun cambiamento, se non ti mette in crisi, allora vuol dire che c’è qualcosa che non va».

Lei ha sparigliato tutto?
«A differenza di Viktor Viktoria che vive con l’amico collega complice della beffa alla società, io vivo da sola, anzi no, con il mio cane, un meraviglioso barboncino che mi segue ovunque».

Beffare la società cambiando sesso: un ruolo molto intrigante e impegnativo per un’attrice. «Cambio faccia, trucco, voce. Mi diverto. Ma soprattutto canto. Che è una mia grande passione. Adoro il teatro, ma cerco sempre ruoli che mi permettano anche di interpretare melodie. Farei la Medea, ma solo con stacchi musicali».


Attrice, cantante, e scrittrice. Nei suoi libri ha affrontato il problema della depressione. Ne scriverà ancora?
«Non sono depressa e ho voglia di parlare d’altro. Sono uscita dallo schema del diario e mi sto cimentando con un romanzo. Ora mi sono dovuta fermare perché sono concentrata sullo spettacolo e sto registrando le puntate della nuova serie, la terza, di “Amore criminale”. Poi riprendo, ma è top secret».

Femminicidio, molestie, abusi: portare questi argomenti in tv ha smosso qualcosa secondo lei?
«Sta aiutando a dare attenzione alle donne. Noi per avere attenzione dobbiamo sgomitare. E Viktor Viktoria ha bisogno di diventare un uomo».
Teatro Quirino, via delle Vergini 7. Dal 5 al 17 febbraio 
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