Un “Oceano Indiano” inonda il Teatro India di creatività con cinque compagnie residenti

Sabato 22 Febbraio 2020
Gli artisti di Oceano Indiano
Al via dal 23 febbraio il progetto produttivo e abitativo per il Teatro India, Oceano Indiano, un unicum nel panorama nazionale che rivoluziona il senso e la funzione pubblica del teatro attraverso inedite modalità performative e nuovi formati produttivi, sempre in dialogo con il tessuto cittadino e il paesaggio artistico.

Un teatro-oceano dal respiro triennale, che nasce con cinque compagini artistiche in residenza: Fabio Condemi, DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna), Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri), mk e Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace), una pluralità di visioni e creatività, provenienti da generazioni e discipline diverse, insieme per offrire non solo spettacoli, ma ibridazioni ed esperienze non convenzionali.

Oltre a produrre i propri lavori e sviluppare la loro ricerca, il quintetto di compagnie romane abiterà e co-immaginerà il Teatro India, e le più diverse possibilità di incontro e conversazione con il pubblico, attraverso un programma di attività e aperture pubbliche (in questa prima parte calendarizzate fino al 31 maggio).

Una trama di opere site-specific, performance, laboratori, concerti, camminate, trasmissioni radiofoniche clandestine, giardini, camere delle meraviglie, conversazioni, letture e proiezioni: dispositivi ibridi e formati innovativi che saranno una sponda alla Stagione del Teatro di Roma (diretto da Giorgio Barberio Corsetti), facendone risuonare i temi della programmazione attraverso gli universi poetici e le opere performative degli artisti residenti.

In autunno approderanno al Teatro India le creazioni compiute di alcuni degli artisti di Oceano Indiano, tutte produzioni o coproduzioni del Teatro di Roma che arrivano in cartellone dopo importanti debutti estivi. Inoltre, inaugura la Sala Oceano Indiano, terzo spazio di cui si dota il Teatro India (ex foyer della Sala A): una vera e propria sala teatrale duttile, polifunzionale, trasformabile e adatta alle forme più anomale di rappresentazione.

Con Oceano Indiano il Teatro di Roma modifica la rotta dell’istituzione pubblica e immagina un teatro del futuro insieme agli artisti – inventando altri modi di accompagnamento e di produzione artistica – e con gli spettatori – moltiplicando le possibilità di incontro con il pubblico – tenendo sempre viva la relazione con le varie temperature della stagione del teatro e della città.

Oceano Indiano apre il 23 febbraio (ore 21) con Oratorio virtuale, con Alberto Barberis, Elena Rivoltini e Rajan Craveri, evento proposto da Fabio Condemi. Un concerto elettroacustico per un’esperienza immersiva sinestetica, che fonde musica elettronica, voce lirica e visione, un rework A/V dell’oratorio San Giovanni Battista (opera musicale sacra composta nel 1675 da Alessandro Stradella).

Due musicisti, un tavolo console e un video 3D proiettato alle loro spalle: Elena Rivoltini canta le arie dal vivo, in stile lirico barocco; la sua voce viene integrata da Alberto Barberis in un universo sonoro elettroacustico e noise. Il giovane Fabio Condemi – menzione speciale alla Biennale di Venezia 2017 – lavorerà poi sullo spettacolo La filosofia nel boudoir di De Sade, sua nuova creazione che nasce dal laboratorio Dobbiamo bruciare Sade? (a partire dal 25 aprile) per una riflessione sul rapporto tra letteratura, teatro e rappresentazione.

I DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna) abiteranno letteralmente gli spazi di India proponendo un progetto di studio e ricerca dal titolo CAMP / FARE CAMPO: il dispositivo sarà quello di un accampamento (tra dimensione abitativa e di condivisione) per una riflessione sullo spazio pubblico, sul fare cittadinanza, sull’esperienza di un teatro di paesaggio.

Tre le tappe di questo percorso che avrà una durata biennale: Nascita di un giardino, un laboratorio di co-progettazione aperto al quartiere e alla città per la creazione di un giardino in un campo incolto adiacente all’India (dal 15 marzo al 30 maggio con festa di apertura e inaugurazione del giardino); Metamorfosi di specie, un ciclo di incontri, conversazioni, camminate pubbliche con studiosi, artisti, scrittori, architetti e paesaggisti per discutere di fossili e post-umano, teatro e botanica, arti figurative, spazio pubblico e illegalità, pratiche femministe, città e divinazione (tutti gli incontri comporranno un archivio audio consultabile online e dal vivo); Wild Facts/Fatti feroci, laboratorio di sperimentazione dedicato ad artisti e artiste della scena che vogliano entrare in dialogo con il lavoro del collettivo e approfondire il tema di un teatro di paesaggio (dal 25 febbraio al 23 maggio).

Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) lavora sul nuovo spettacolo Klub Taiga, nutrendo la creazione con il progetto Kamera speculativa, un evento-perfomance abitativo (8 marzo, 11 aprile e 24 maggio). Uno spazio pensato per India come ambiente performativo aperto e mutevole dove diversi performer indagano un tema insieme ad altri artisti, studiosi e figure di diversa tipologia, aprendo la “kamera” al pubblico per condividere riflessioni, pensieri, relazioni, significati, attraverso l’utilizzo di diverse forme di espressione e pratiche artistiche. Tra i residenti: Federica Santoro, Annamaria Ajmone, Iva Stanisic, Jonida Prifti, Maziar Firouzi, Lorenza Accardo, Luca Brinchi, Paola Granato.

Mk con Michele Di Stefano propone una serie di aperture coreografiche con Pezzi anatomici (dal 26 al 29 marzo, 18 e 19 maggio), una performance che è al tempo stesso anche luogo di incontro/sala prove tra spettacolo e creazione in diretta, dove pubblico e performer condividono la scena su modello del “gabinetto anatomico” rinascimentale, in cui le informazioni scientifiche venivano corroborate dall’esposizione dei corpi.

Così in questa performance la forza visionaria della coreografia è accompagnata da esperimenti in tempo reale, dissertazioni e inviti al pubblico a testare in diretta i processi lavorativi e di ricerca coreografica. Inoltre, Michele di Stefano insieme alla coreografa Silvia Rampelli propongono Prima_Piscina mirabilis (tutti i lunedì di marzo e aprile), uno spazio aperto di ricerca per performer, dove sperimentare il proprio corpo in un ambiente immersivo, ogni volta temperato da selezioni musicali d’artista.

I Muta Imago lavorano sul loro nuovo spettacolo, Sonora Desert, e declinano il loro progetto sul tema guida del “tempo” e delle sue possibilità esperienziali, proponendo quattro percorsi: le serate domenicali Zarathustra! ovvero: tutti i libri che hai sempre voluto leggere e non hai mai letto insieme al collettivo Jennifer Beals, dedicate alla lettura collettiva per riscoprire le parole dei classici su cui si fonda il pensiero contemporaneo (29 marzo, 19 aprile e 3 maggio); gli ascolti radiofonici e happening istantanei di The Indian Transmissions. Un progetto radiofonico e di happening istantanei con Chiara Colli, stazione radiofonica e ospiti musicali per microset live accompagnati da talk, concerti e incontri (29 marzo con Alessandra Novaga, 19 aprile con Raimbow Island + Dr. Pira 3 maggio con Salò); Verso le Cliniques Dramaturgiques, insieme a a Jessie Mill e Elise Simonet, progetto di “sharing drammaturgico” a cui professionisti del settore saranno invitati a partecipare (20 aprile e 18 maggio).
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