Torna Polunin, il “Cigno nero” della danza: «Ribellione è arte»

Domenica 14 Luglio 2019 di Simona Antonucci
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Il danzatore Polunin
«Angeliche e demoniache: credo che il vero artista debba entrare in contatto con entrambe le dimensioni. È vitale, più della salvezza, godere sia della luce, sia del buio». Polunin, star mondiale della danza, ma anche attore e modello, la luce ce l’ha negli occhi azzurri e l’accende ogni volta che sale sul palco. Il buio se l’è cucito addosso, passo dopo passo, provocando e predicando: «La ribellione», sostiene, «è energia creativa». Il Bad Boy, il Cigno Nero («Io so bene chi sono e le etichette non possono racchiudere la mia complessità») si è esibito per la prima volta, a Ravello «un festival famoso in tutto il mondo, esserci è un sogno che diventa realtà».

Sul palcoscenico Belvedere di Villa Rufolo, a picco sul mare, è stato protagonista di Sacré che, «a contatto con la natura, acquista energia». Il progetto artistico che propone insieme con un gruppo di danzatori, tra cui Johan Kobborg (fido collaboratore), è dedicato all’atmosfera dei Ballets Russes di Diaghilev: un’inedita coreografia sul leggendario ballerino Nijinsky, travolto dalla fama e poi dalla follia.

Il primo atto, Fraudoulent Smile, con nove danzatori in scena tra cui Polunin, firmato da Ross Freddie Ray su musiche klezmer, è ispirato alla figura dei clown, alla leggerezza del sorriso, «che ha sempre un’altra metà oscura». La seconda parte è invece interamente danzata da Polunin: un solo di 40 minuti sulla Sagra della primavera di Stravinsky, con le coreografie della giapponese Yuka Oishi. Sforzo fisico ed emotivo: «Con le icone non si può competere. Non ne sento il peso, ma soltanto l’energia. E mi inserisco nel loro percorso con grande naturalezza».

Polunin fa riferimento anche all’incontro con il mito Nureyev, nel film The White Crow, regia di Ralph Fiennes, nel quale interpreta un altro grande ballerino russo, Yuri Soloviev: «Sia Nureyev, sia Nijinsky sono figure con cui convivo, fin da quando andavo a scuola di danza. Ma bisogna rimanere ancorati a se stessi e perseguire una propria visione».

La serata, organizzata nell’ambito delle Universiadi di Napoli, è uno dei momenti clou del festival che andrà a avanti fino al 31 agosto. Polunin è un talento nel conquistare le platee, nel far diventare virale ogni suo spettacolo e ogni sua esternazione, dal video girato da David LaChapelle dove volteggia sulle musiche di Take me to Church di Hozier (25 milioni di visualizzazioni), al tatuaggio con Putin sul petto. Insieme con quelli di Natalia Osipova, prima ballerina del Royal Ballet e del suo cuore, di LaChapelle, di Mickey Rourke e della “ruota”, simbolo di una divinità solare: un cerchio, spiega, che richiama energia.

E che lo sostenne per risollevarsi in un momento buio. Uno dei tanti che hanno accompagnato la sua brillante e delirante carriera, cominciata al Royal Ballet dove è stato il più giovane primo ballerino e l’unico ad aver sbattuto, a 19 anni, la porta della prestigiosa istituzione. Per ricominciare da zero in Russia, in un talent: «Nello scontro tra il proprio modo di essere e il gusto imperante, nasce la creatività».

Alti e bassi, narrati nel documentario sulla sua vita Dancer, di Cantor, un cult per migliaia di fan come l’ultimo calendario Pirelli dove è ritratto accanto a Letitia Casta. Tra polemiche e dedizione, continua a essere “re” indiscusso dei sociali, per fascino, talento, ma anche per le “bombe” che è solito lanciare: a gennaio su Instagram prese di petto i colleghi, danzatori “effeminati”: «Siate uomini», scrisse sul suo profilo, «lupi e leoni, smettetela di essere deboli, siate guerrieri». Considerazioni che gli costarono il bollino rosso dell’Opera di Parigi: fuori dal teatro, per comportamenti incompatibili.

 Un terremoto nel mondo dei tutù che si è spento con l’annuncio della tournée di Sacré e del debutto nell’Arena di Verona, il 26 agosto, per la prima mondiale di Romeo+Giulietta, diretto da Kobborg: Polunin sarà Romeo, con Alina Cojocaru (Giulietta) e un cast di venti danzatori. Spettacolo prodotto dalla Polunin Ink: «L’obiettivo che ho sempre inseguito è realizzare balletti classici, lontani dalle compagnie stabili, per seguire le nostre idee».

Oltre a una società di produzione, Polunin ha creato una fondazione a sostegno della formazione professionale nell’ambito della creatività, perché la danza, spiega, è terapeutica. 
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