Stefania Sandrelli dirige “Tosca”: «Non era pazza, ma giustamente gelosa, come me»

Lunedì 17 Febbraio 2020 di Simona Antonucci
Stefania Sandrelli
«Tosca, pazza di gelosia? Perché pazza? Giustamente gelosa. Io per molto meno ho sfasciato un vaso Ming da collezione addosso al mio ex marito». Stefania Sandrelli, attrice leggendaria che ha interpretato l’Italia in più di cento film, Leone d’Oro alla Carriera, è già nel ruolo. Sarà la regista del capolavoro di Puccini che inaugura la prossima edizione del Festival di Torre del Lago, da quest’anno sotto la direzione musicale del compositore Giorgio Battistelli.

Cinque titoli (Tosca, Turandot, Manon Lescaut, La Bohème, Madame Butterfly) per quindici recite, tra il 14 luglio e il 23 agosto. Ma anche rassegne e concerti sinfonici ospitati nel borgo natale del compositore e nella città di Viareggio, comprese le serate in spiaggia ad ascoltare Stefano Massini e le sue “Voci della luna”, per introdurre, dal 12 luglio, i capolavori del compositore toscano, anima del luogo.

Ospite d’onore del Carnevale di Viareggio, dove è nata (73 anni fa), e dove conserva i suoi ricordi, compagna di Gino Paoli (relazione da cui è nata Amanda), ex moglie di Niki Pende (hanno avuto un figlio, Vito) e da più di 30 anni legata a Giovanni Soldati, Stefania Sandrelli racconta la sua nuova avventura.

Quindi, Tosca è una donna giustamente gelosa del suo uomo, il pittore Mario Cavaradossi, colto “in flagrante” mentre ritrae un’altra donna, la bella e nobile marchesa Attavanti. E non esagera mai. Giusto?

«I tradimenti d’amore li capisco. Se il mio uomo viene e mi dice che ha una passione per un’altra donna, che dire! Lo giustifico. Sarei persino disposta a perdonarlo. Ma i tradimenti spiccioli, posso dire stronzi, tipicamente maschili, no. Mi mandano fuori dai binari. A quel punto la gelosia si trasforma in disprezzo».

Tradimenti tipicamente maschili: cioè?

«Gli uomini hanno bisogno di guardare, le donne immaginano. Una differenza che vuol dire tante cose. Io, un film pornografico, non ho mai avuto la necessità di guardarlo. Conosce un uomo che non ne ha mai visto neanche uno? Loro tradiscono così, senza un vero perché. Perché, allora, alle donne si chiede una giustificazione razionale alle loro reazioni?».

Giusto. Quindi per amore, quando è amore, è tutto lecito. Tosca uccide Scarpia per amore di se stessa e del suo uomo. Un gesto estremo, o giustificabile?

«Io, per non arrivare a gesti estremi, ho alzato l’asticella della sopportazione. Nei primi tempi, parlo sempre di un lontano passato, mi arrabbiavo quando lui non rientrava entro le due, di notte. Poi ho imparato a chiudere un occhio fino alle tre. Poi le quattro. Una bella sera ho aspettato che tornasse, forse era già l’alba, e dal parapetto delle scale il vaso ha preso il volo... Non per ucciderlo, certo. Ma, appunto, ero fuori dai binari».

Quindi ha scelto di debuttare nella lirica con Tosca perché le assomiglia?

«Amo tutto Puccini. Sono cresciuta ascoltando le sue arie. Nonno Pietro era un melomane. Me le cantava tenendomi in braccio stretta stretta a lui. Mi ricordo che la sua barba, era un Mickey Rourke ante litteram, mi scorticava le guance. E lucevan le stelle... che brividi. Nonno conosceva Puccini, lo frequentava al Gran Caffé Margherita di Viareggio».

Quindi, destino?

«Anche. Io adoro l’opera di Puccini. Ma adoro la musica. E la musica mi adora. Anche perché dentro di me ha un effetto totalizzante. Non credo che sia così per tutti. Quando sono giù, Steve Wonder è il mio anti depressivo. Stand by me, i Platters, Diana... le emozioni che provavo da ragazzina mi tornano su nello stesso modo, come se il tempo non fosse passato».

Ma l’idea di firmare una regia, lirica, non può essere nata dai Platters...

«E’ un bel po’ che mi coccolo l’idea. Frequento il Festival Puccini da sempre. Conosco Alberto Veronesi, il presidente della Fondazione Festival Puccini e, aperitivo dopo aperitivo, siamo arrivati al mio debutto».

Sarà una Tosca moderna? Tradizionale?

«Io ho gusti molto classici, quando si tratta di opera. Ci sarà Roma, anzi, è proprio l’amore per Roma che mi ha portata a scegliere Tosca. E ci sarà l’Ottocento. Ho ammirato la Bohème di Scola che ho visto proprio qui a Torre del Lago, Senza rivoluzioni, né rivisitazioni, ma moderna proprio come lo sono stati Scola e Puccini. Ma non voglio farmi condizionare da altre produzioni. Voglio arrivare vergine all’interpretazione».

Che cosa porta del suo bagaglio cinematografico nella lirica?

«Nel cinema ho sempre agito d’istinto. Mi consegnavo alla storia. I registi che mi hanno diretta, Germi, Bertolucci, Monicelli, Lizzani... lasciamo perdere con i ricordi, mi amavano anche per la mia capacità d’intuizione. Mi affiderò all’intuizione anche nella regia».

Noi l’amiamo anche per la sua ironia.

«L’ironia è stata ed è la mia compagna di vita. E poi, non c’è dramma senza ironia».

Ora che sta per firmare la regia di uno spettacolo di teatro musicale, le viene in mente suo fratello Sergio, pianista, scomparso qualche anno fa?

«Sono impastata della sua musica. Ciao fratellone mio» © RIPRODUZIONE RISERVATA

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