«Non siate effeminati». Bufera su Sergei Polunin, il ballerino con il tatuaggio di Putin. E l'Opera di Parigi lo allontana

Lunedì 14 Gennaio 2019 di Simona Antonucci
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«Non siate effeminati». Bufera su Sergei Polunin, il ballerino con il tatuaggio di Putin. E l'Opera di Parigi lo allontana
«Non siate effeminati, siate uomini, lupi e leoni». Sergei Polunin, star mondiale della danza, ma anche attore e modello, provocatore e predicatore, lancia una bomba sul suo profilo Instagram. E da Parigi arriva il bollino rosso: fuori dal teatro. Il “Cigno nero” non sarà più nel Lago dell’Opera di Parigi, in programma tra febbraio e marzo.

Un evento, annullato da una lettera interna al teatro inviata sabato 12 gennaio da Aurélie Dupont. Di poche, gelide e definitive parole, dopo ore “bollenti” sui social e siti di addetti ai lavori: la direttrice del corpo di ballo della prestigiosa istituzione francese, nel riconoscere la qualità artistica di Sergei Polunin, «è fuori discussione», condanna i suoi comportamenti come «incompatibili» con i valori della direzione e con quelli del corpo di ballo di cui è responsabile. E cancella la sua partecipazione, con il ruolo di Seigfried nel Lago dei Cigni in cartellone dal 16 febbraio al 19 marzo a l’Opéra Bastille. 

Il bad boy, un talento nel far diventare virale ogni suo passo e ogni sua esternazione, dal video girato da David La Chapelle dove volteggia sulle musiche di “Take me to Church” di Hozier al tatuaggio con il viso di Putin che troneggia sul suo petto (è un suo fedele sostenitore), stavolta ha scatenato un putiferio che supera tutti gli altri eccessi che hanno accompagnato finora la sua brillante e delirante carriera. Tweet, messaggi, mail, barricate, prima sui social, poi nelle sale prove e a piramide nelle “stanze dei bottoni” dei teatri.

Lui, biondo, efebico, famoso prima per essere il più giovane primo ballerino del Royal Ballet e poi per essere l’unico ad aver sbattuto la porta della prestigiosa istituzione, ora ha preso di petto i suoi colleghi, danzatori “effeminati”.

Online, qualche giorno fa, a ruota libera, ha proclamato a «tutti gli uomini che fanno balletto»: «Smettetela di essere deboli, siate guerrieri». Spiegando: «Ci sono già le donne a fare le ballerine, siate maschi. Gli uomini devono essere uomini e le donne devono essere donne». Incitando: «Siete lupi, leoni, i leader della famiglia. Dovete occuparvi di tutto. Che succede?». Concludendo con la massima: «È per questo che avete le balls (testicoli)».

Una presa di posizione omofoba e sessista che non è passata inosservata. E ha scatenato un nuovo terremoto nel fatato mondo dei tutù. Che si trova a dover ricomporre le fila e a restare impettito sulle punte nonostante ripetuti scossoni, se non addirittura casi giudiziari. A cominciare dal Bolshoj dove il direttore del ballo Sergej Filin venne sfregiato per aver scartato una ballerina (Pavel Dmitrichenko, il mandante finì in prigione), per finire al New York Ballet investito a gennaio scorso dallo scandalo delle molestie sessuali: Peter Martins, il direttore, 71 anni, danese, accusato da una ventina di ballerini di molestie verbali e fisiche, si ritirò dal teatro.

Prestigioso tempio finito sui giornali anche per l’allontanamento di due ballerini coinvolti in una vicenda legata alla circolazione di foto “inappropriate”, Zachary Catazaro, 29 anni, e Amar Ramasar, 36, che è a Roma per le prove della Carmen, in scena nei prossimi giorni al Costanzi: «Non ho letto il messaggio di Polunin, mi sembra inverosimile», risponde incredulo, «quanto alla mia storia a New York, sono io che ho deciso di abbandonare quell’ambiente».

Un capitolo scottante. Uno osé come quello di Karina Sarkissova, la ballerina di danza classica di origine russa che venne licenziata dall’Opera di Vienna per aver posato nuda. O uno “presunto osé” riguardante lo spettacolo dedicato a Nureyev al Bolshoj, “licenziato” anch’esso, e poi ripreso ma con una diversa regia, per delle scene con corpi nudi e artisti travestiti da donne.

 Pagine che raccontano il dark side della danza, un lato oscuro di un mondo che nell’immaginario collettivo passa per essere fiabesco come le storie che raccontano sotto i riflettori. «Quando si diventa personaggi pubblici», spiega Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opera di Parigi e direttrice del corpo di ballo dell’Opera di Roma, «bisogna fare attenzione a quello che si dice o si scrive sui social seguiti da migliaia di fan. Io mi auguro che Polunin si ricreda e ritratti la sua dichiarazione. È un ballerino bravissimo, mi sarebbe piaciuto invitarlo anche qui a Roma, ma dopo quello che ha fatto... Una follia anche perché la danza non è più così. E ci danneggia tutti, uomini, donne».

Secondo il russo Vadim Muntagirov, del Royal Ballet di Londra che domenica e lunedì prossimo sarà protagonista all’Auditorium per lo spettacolo Les étoiles, certi aspetti oscuri dell’ambiente sono causati anche dalla durezza della competizione e dallo sforzo cui siamo perennemente sottoposti. «A Londra mi trovo benissimo, i colleghi sono carini e amichevoli, ma è comunque surreale la vita che conduciamo». Quanto a Polunin che ha conosciuto a Losanna: «È come se avesse due personalità, sui social diventa irriconoscibile». 
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