Rossella Brescia: «Passionale, ma anche ragionevole, Carmen sono io»

Venerdì 25 Gennaio 2019 di Simona Antonucci
Rossella Brescia, dal 29 al Teatro Ghione di Roma in Carmen
«Oggi, no. Non arriverei a morire per amore. Difendo le mie idee, sì. Ma per le questioni di cuore ho imparato a fare compromessi. Rispetto a qualche tempo fa, sono diventata un po’ più ragionevole». Rossella Brescia, 47 anni, ballerina, ma anche conduttrice tv, conduttrice radiofonica, attrice e insegnante di danza, da martedì 29 (repliche fino al 3 febbraio) si trasforma in Carmen: «Una donna forte, che la vita se la gioca. Il matrimonio le va stretto, ha continuamente bisogno di emozioni ed esaspera la situazione fino alle estreme conseguenze».

Sul palco del Teatro Ghione, diretta dal compagno, il coreografo Luciano Cannito, la seducente sigaraia di Mérimée, sinuosa sulle note di Bizet, diventa una profuga che sbarca a Lampedusa. Don José, il sergente che «spera di domare il suo spirito ribelle» è un maresciallo dei Carabinieri della stazione locale (il ballerino cubano Amilcar Moret), mentre il torero, Escamillo, si trasforma in uno scafista (Francesco Porcelluzzi).

Quindi, tranne che sotto i riflettori, lei dichiara di aver chiuso con le passioni travolgenti?
«Ho dato tantissimo. Lo so che fa un po’ tristezza dirlo. Ma a un certo punto, volersi bene, significa anche venirsi incontro. Nel lavoro, invece, ancora non mollo».

E quindi, con Luciano Cannito, durante le prove, è battaglia?
«Ho conosciuto Luciano, una decina di anni fa, grazie a questa produzione di Carmen. Diciamo che siamo abituati. Ma in generale non è facile lavorare con una persona cui si è legati sentimentalmente. Si rischia di portare a casa o in scena, anche cose che dovrebbero restare fuori la porta. Però, mi aiuta la disciplina acquisita in anni e anni di danza. Noi ballerini siamo un po’ militari, educati a rispettare i ruoli».

Lei lavora alla radio, a teatro, alla televisione, ma si sente ancora una ballerina?
«A me piace interpretare una storia. Anche quando danzavo coreografie più astratte, il personaggio me lo inventavo io. E quindi ho sempre spaziato in più campi. Carmen la adoro perché è appassionante sempre».

Rimpiange di non essere diventata una étoile?
«Rimpianto no. Ora nella mia scuola a Martina Franca preparo le bambine agli esami di ammissione. Certo, da piccola mi sarebbe piaciuto».

E invece?
«Mi dicevano che avevo troppo seno. Mi prese una fissazione. Andavo a letto la sera, pregando Gesù di farmi svegliare completamente piatta».

Il seno è rimasto al suo posto e ha fatto anche un calendario.
«Uffa, sempre con questo calendario. Preistoria! Oggi non avrebbe senso. Allora, sì. Le foto di Fabrizio Ferri erano stupende. Il punto non è la nudità, con o senza slip, stupidaggini. Ma che cosa vuoi trasmettere. Fabrizio trasformava tutto in bellezza. E comunque, io volevo incontrare la moglie, la ballerina Alessandra Ferri. E quindi...».

Da un estremo all’altro: dal 2006 sveglia l’Italia su Rds, dalle 7 alle 9, e l’unica cosa che mostra è la voce.
«La radio ti mette più a nudo della tv. Se non sei te stessa, si sente subito. E comunque se c’è qualcosa su cui non ho mai puntato è la bellezza».

Che però, non le manca.
«Il mio naso non mi è mai piaciuto granché. Ma soprattutto, non voglio manette. Alla radio ci vado struccata, vestita come mi pare. Investire sull’aspetto fisico è un gioco rischioso. Perché si finisce in schiavitù».

Per questo motivo ha diretto una trasmissione tv Ciccia è bella? Non è ossessionata dalla linea come tutti i danzatori?
«Noi ballerini abbiamo bisogno di un equilibrio alimentare diverso. Dobbiamo essere forti e leggeri. Ma altrimenti, un po’ ciacione... Chi se ne importa!». 
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