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Preljocaj: «Biancaneve, una favola dark con il tocco di Gaultier»

Biancaneve, lo spettacolo di Angelin Preljocaj che debutta venerdì 3 maggio al Teatro dell'Opera
di Simona Antonucci
3 Minuti di Lettura
Martedì 30 Aprile 2019, 21:55

La matrigna: una dark lady, strizzata in un corpetto nero come la sua anima e rosso come il desiderio che la acceca. I sette nani: formalmente sono monaci, vincolati (un impegno non granitico) a un voto di castità; nella sostanza, giovani minatori che non arrossiscono ai baci della fanciulla, ma li pretendono. Biancaneve: più donna che bambina, più carnale che candida. Niente uccellini o cerbiatti disneyani, ma rapimenti, delitti, gelosie. Lacrime, sangue e sensualità. 

Il balletto romantico ispirato al racconto dei Fratelli Grimm, nella lettura del geniale coreografo franco-albanese, Angelin Preljocaj, 62 anni, diventa tutta un’altra storia. «Direi, anche un’altra storia. Una torta millefoglie con vari strati di piacere. I bambini che verranno a vedere lo spettacolo ritroveranno i personaggi della favola. Agli adulti propongo una storia più psicanalitica, costruita sul conflitto tra una donna matura e una giovane, una madre che arriva a voler sopprimere la figlia, una sorta di complesso di Edipo ribaltato, proprio come scrisse lo psichiatra Bruno Battelheim in uno dei suoi saggi», spiega alla vigilia del debutto al Teatro dell’Opera di Roma.

Il lavoro di Preljocaj, “vestito” da Jean Paul Gaultier, stilista irriverente, arriva per la prima volta al Costanzi venerdì 3 maggio per restare in cartellone fino al 9 e vedrà impegnati stelle, primi ballerini, solisti e il corpo di ballo diretto da Eleonora Abbagnato. Per il coreografo si tratta invece di un ritorno: nella capitale ha già messo in scena nel 2016 e nel 2017 gli spettacoli “Empty Moves” («coreografia più legata a una fase sperimentale, sono un po’ shizofrenico, passo dalla ricerca alla narrazione»), le “Parc” e “Annonciation”.

A dare corpo a questo psycho thriller, l’étoile Rebecca Bianchi nel ruolo di Biancaneve, il primo ballerino Claudio Cocino, il suo principe, e Virginia Giovanetti, la Regina. Il suono è Mahler: «pepite d’oro», momenti tratti dalle sue Sinfonie.

«Quando ho cominciato a lavorare allo spettacolo», racconta Preljocaj, «ho trascorso ore a osservare le mamme a spasso con le loro figlie. Spesso vestite con abiti simili, le stesse borse. E mi interrogavo su quale delle due avesse più fascino. La favola dei Grimm appartiene a un’epoca in cui le donne di quarant’anni venivano considerate anziane. Oggi, a 50, ma anche a 60, sono piene di charme e di appeal. Sono madri, ma anche professioniste in carriera, amanti. È da questo insieme di suggestioni che nasce la mia regina. Matrigna? Amante del Re? Una Dama nera disposta a tutto».

Il sipario si apre su un parto: una signora velata e misteriosa, che dopo vari demi-plié (doglie in versione poetica), mette al mondo una bimba e scompare. Compaiono, invece, nella sala del ballo, nel bosco tutti gli altri personaggi, con abiti “narrativi”: «Gaultier è parte dello spettacolo, tutti i modelli sono cuciti addosso ai personaggio e persino i tessuti sono stati scelti in base al carattere. Quello della Regina è rigido, per Biancaneve una stoffa soffice. A una settimana dal primo incontro, JP arrivò a teatro con 250 schizzi. Che creatività! E quando si presentò con i costumi pronti, allineati lungo le pareti, mi sembrava di stare nella caverna di Alì Babà, piena di tesori».

Anche i movimenti sono legati alla narrazione: Biancaneve è fluida, circolare, la Regina è ancorata al suono. Nel ballo iniziale si riproducono le geometrie della gerarchia sociale, mentre nell’incontro con il principe nel bosco, la gestualità diventa quasi animale, tattile, sensuale. «Non esistono barriere, io utilizzo diversi linguaggi, fuori dagli schemi. Credo che una coreografia sia come una composizione. E a seconda di come utilizzi una nota, o un passo, Fa diesis o arabesque, esprimi te stesso e il tuo stile». 

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