Pastiche mitologico e dramma borghese: Elena egizia per la prima volta alla Scala

Giovedì 7 Novembre 2019
Elena egizia alla Scala

Elena egizia per la prima volta alla Scala: il capolavoro dimenticato di Strauss e Hofmannsthal è in scena dal 6 novembre con la direzione di Franz Welser-Möst, la regia di Sven-Eric Bechtolf e un cast che comprende Ricarda Merbeth, Andreas Schager, Eva Mei e Thomas Hampson.

Il percorso intrapreso dal Teatro alla Scala attraverso il teatro musicale di Richard Strauss giunge a una tappa di particolare interesse con la prima milanese di Die ägyptische Helena, in scena dal 6 novembre con la direzione di Franz Welser-Möst e la regia di Sven-Eric Bechtolf. 
 

 

Il cast schiera nei panni di Elena Ricarda Merbeth, già trionfatrice nella recente ripresa di Elektra, insieme all’Heldentenor Andreas Schager come Menelao, Eva Mei come maga Aithra e Thomas Hampson come Altair.

Una grande produzione che offre anche a diversi allievi dell’Accademia la possibilità di debuttare sul palcoscenico scaligero nei ruoli di contorno.

Nel ricco catalogo operistico del compositore questo è uno dei titoli di più rara esecuzione, anche per le proibitive richieste agli interpreti, ma non per questo meno ricco di suggestione e mistero. Il libretto, quinto e penultimo capitolo della preziosa collaborazione con Hugo von Hofmannsthal, è ispirato da Elena di Euripide, tra mitologia e dramma coniugale borghese.

In questi anni il Teatro ha riproposto di Strauss Der Rosenkavalier diretto da Zubin Mehta, Elektra diretta da Christoph von Dohnányi e Markus Stenz e Ariadne auf Naxos diretta da Franz Welser-Möst, mentre nel prossimo marzo è attesa Salome diretta da Riccardo Chailly con la regia di Damiano Michieletto.

Il soggetto di Elena egizia narra del ritorno a Sparta della bellissima Elena e del consorte, il re Menelao, deciso a uccidere la moglie, il cui rapimento da parte di Paride ha causato la Guerra di Troia. La loro nave però naufraga e la coppia si ritrova su un’isola, dove incontra la maga egiziana Etra che vuole salvare Elena dall’ira del marito.

Con un filtro dell’oblio a base di loto la maga convince Menelao che la sposa, sottratta all’amante dopo il rapimento, è stata portata in Egitto durante il decennio della guerra e lì ha dormito per due lustri, senza invecchiare. Ora viene restituita al marito per nulla sfiorata dalla passione di Paride, che ha amato e rapito un fantasma.

C’è un primo riavvicinamento di coppia nel talamo, ma, durante il secondo atto, quando i due tornano preda del ricordo, avviene una riappacificazione vera, comunque siano andate le cose. Il pastiche mitologico di ambientazione esotica si intreccia al dramma borghese sulla ricomposizione della coppia (come già in Die Frau ohne Schatten) lasciano emergere temi ricorrenti nell’opera di Strauss e Hofmannsthal, quali la natura della realtà e del linguaggio: echi delle inquietudini che le esplorazioni dell’inconscio e le ricerche sull’essenza del linguaggio avevano instillato nella cultura viennese dei primi decenni del ‘900.

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