Il soprano Oropesa: «Da Lucia a Gilda, un anno da maratoneta»

Domenica 16 Dicembre 2018 di Simona Antonucci
Il soprano Lisette Oropesa
 Una star con le scarpe da ginnastica. Sabato 16 dicembre ha salutato tra gli applausi il pubblico di Roma dove è stata una Gilda indimenticabile nel “Rigoletto” diretto da Daniele Gatti. Ultima tappa di una maratona di successi che ha portato Lisette Oropesa in testa alla classifica dei migliori cantanti del 2018, stilata da OperaWire.

E in attesa del debutto alla Scala di Milano, vale la pena ripercorrere le tappe più importanti della sua corsa da un palco all’altro in giro per il mondo e lungo i viali delle città dove si trasferisce, per tenersi i forma.

A settembre è arrivata correndo all’Opéra di Parigi, per sostituire la collega Diana Damrau, e da brava fondista, il soprano Lisette ha tagliato il traguardo del monumentale lavoro di Meyerbeer,
Gli Ugonotti: grand-operà in cinque atti sul contrasto tra cattolici e protestanti in Francia, che culmina nella strage della Notte di San Bartolomeo.

«Mi hanno chiamato mentre ero ancora in scena al Festival di Pesaro», raccontò allora la cantante, «la sera alle prese con Rossini, tra torte nuziali e abiti da sposa, e di giorno in sala prove per cominciare a studiare lo spartito: un’enciclopedia da imparare, prima di raggiungere i colleghi già al lavoro da giorni. Per fortuna sono una persona che ama correre e non ho più addosso i chili di un tempo».

Jogging («dieci chilometri al giorno per cinque volte a settimana»), dieta vegana («l’alimentazione sana mi dà più energia e lo sport aiuta la respirazione e anche la voce») e finalmente il debutto e il trionfo. Il ritorno del capolavoro, dopo 82 anni, è stato accolto a ottobre dal teatro francese da lunghissimi applausi e da un caloroso omaggio a lei, nei panni di Marguerite de Valois: americana, e un po’ cubana, capelli scuri, carnagione chiara, e soprattutto «quaranta chili in meno, rispetto a qualche anno fa».

Del resto, al Met, dove ha cominciato a studiare quando aveva dieci anni, erano stati chiari: o dimagriva o niente lavoro. «Gli allestimenti oggi sono spettacoli totali. I registi vogliono cantanti bravi e belli per essere credibili nei ruoli, e palestrati per poter sostenere sul palco vere prestazioni ginniche», ripete sempre Lisette.

Una legge che non fa sconti neanche agli uomini: «Chi vorrebbe oggi un Don Giovanni rotondo? Nel Barbiere andato in scena a Pesaro i miei colleghi erano sempre a torso nudo, con fisici da fotomodelli. Io», continua, «ho cantato appesa a una cima, morta di paura, con una cinta che mi stringeva in petto e mi faceva battere il cuore. La produzione era troppo importante per fare capricci. Una fatica da atleti anche nella Lucia di Lammermoor del Covent Garden, l’inverno scorso: sempre sotto i riflettori, quando non cantavo, recitavo nel controscena. Le scale di Adina, su è giù sulla torta gigante sono state una passeggiata».

Ma la vera prova ginnica è quella che ha affrontato nei mesi successivi. Chiuso il sipario sugli Ugonotti, ha preso il passo dell’Elisir d’amore, a novembre, sempre a Parigi. A giugno 2019 il debutto alla Scala, nei Masnadieri, diretta da Mariotti, e nel frattempo ha inaugurato la stagione a dicembre dell’Opera di Roma, dove è stata Gilda nel Rigoletto, uno dei suoi ruoli preferiti.

«Amo Gilda perché mio papà era un po’ un Rigoletto. Costretto alla carrozzella da una malattia degenerativa, era spesso buio, rabbioso», racconta, «un tiranno che mi voleva bene da morire. Come nell’opera di Verdi: con la musica che descrive la dolcezza dei sentimenti, quando poi la storia è un susseguirsi di sopraffazioni. Io canto e mi sento come Gilda, una figlia un po’ disperata».
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