Eleonora Buratto, soprano in viaggio: «Cinque debutti in pochi mesi e ora a Pesaro un Rossini serio e commovente»

Eleonora Buratto in Moïse et Pharaon
di Simona Antonucci
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Domenica 8 Agosto 2021, 19:25 - Ultimo aggiornamento: 19:33

Mentre i teatri erano a “riposo forzato”, la sua voce si è messa in viaggio, in lungo e in largo, in alto e basso, verso repertori tutti da esplorare: «In dieci mesi, cinque debutti in nuovi ruoli. E c’è voluta un’energia particolare perché è successo dopo un lungo periodo durante il quale ci siamo sentiti tutti in una condizione psicologica precaria. Ora però questo Rossini, commovente, serio, mi ripaga di tutto».

 

Graham Vick

Eleonora Buratto, mantovana, 39 anni, è la protagonista del Moïse et Pharaon che inaugura il 9 agosto il Rossini Opera Festival di Pesaro. Il programma della 42esima edizione, 25 spettacoli fino al 22, dedicata alla memoria del regista Graham Vick recentemente scomparso, prevede quattro nuove produzioni (oltre al Moïse et Pharaon, Il signor Bruschino, ideato da Barbe & Doucet, Elisabetta regina d’Inghilterra, regia in stile The Crown di Davide Livermore, e Stabat Mater), Il viaggio a Reims dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, otto concerti e il Gala Rossini finale, a piazza del Popolo, dove è atteso il Presidente Mattarella.

In diretta su Rai RadioTre

Al via lunedì (anche indiretta su  Rai RadioTre) alle 19 alla Vitrifrigo Arena con Moïse et Pharaon, con Giacomo Sagripanti sul podio dell’Orchestra della Rai, e regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi. Nel cast, Roberto Tagliavini, Erwin Schrott, Andrew Owens, Vasilisa Berzhanskaya, Alexey Tatarintsev, Matteo Roma, Monica Bacelli e Nicolò Donini.

Ed Eleonora Buratto, nell’allestimento elegante e nitido del regista, Pizzi, 91 anni, di cui quasi tutti trascorsi sulle tavole del palcoscenico. «Vorrei sapere qual è la sua dieta», scherza il soprano, «ha un fisico e un entusiasmo... mai stanco. Lui ha l’urgenza di vedere il suo spettacolo montato per poter ritoccare dettagli e arrivare alla linearità che è la sua firma. Chiede tanto, ma ha grande rispetto per ogni personalità».

Ci sono registi che chiedono troppo?

«Ho detto dei no quando alcune scelte disturbavano la musica. Altre volte mi sono buttata, come per il Don Pasquale che ha segnato il mio debutto al Met. Ho dovuto ballare, cantare e imparare a fare una capriola su una dormeuse. Prima di me aveva cantato la Netrebko: volevo farcela».

Anche nella lirica ci vuole un fisico perfetto?

«Se sei fit è meglio. Ma non dovrebbe essere un problema dei registi, ma dei singoli interpreti. Per star bene ed essere più prestanti. Nessuno deve fartelo pesare e non può diventare un problema estetico. E lo dice una taglia 48 che negli ultimi mesi ha perso tanti chili. Ho imparato a mangiare e sgarrare. Sono mantovana e a tutto non posso rinunciare».

Neanche all’amore?

«Mai. Per fortuna il mio fidanzato è musicista e riusciamo a ritrovarci sempre, in tutto il mondo».

Pensa che il suo sia un mondo sessista?

«Sono stanca che ci sia bisogno di polemiche per ribadire la parità. Credo solo nella meritocrazia. E non nelle quote rosa. Se tra dieci persone vengono selezionate solo due donne, l’importante è che gli altri otto siano bravi e si siano meritati quel posto».

Polemiche sono nate anche intorno ad alcune opere, Aida, Carmen...

«Follia. In tutte le opere c’è un femminicidio, un tradimento. Nell’Otello Iago dice “quel selvaggio dalle gonfie labbra”. E quindi? Mai più? Non perdiamo di vista l’intelligenza. Stiamo riproducendo cose del passato... Mi ricordo che in una Turandot americana Ping, Pong e Pang cambiarono nome per non umiliare il popolo cinese. E a me, sempre in Turandot, stravolsero il trucco: niente più riferimenti agli occhi allungati, niente eye liner perché poteva risultare offensivo. Per Aida, io che sono così pallida, che dovrei fare? Lampade? La sfida sta proprio nel saper riproporre, oggi, capolavori di altre epoche».

Una sfida anche allineare cinque debutti in nuovi ruoli.

«Dopo la ripartenza, la prima opera è stata l’Ernani al festival Verdi. Poi Fiordiligi alla Scala nel Così fan tutte di Mozart. Quindi Otello a Barcellona, per la mia prima Desdemona. Aida a Verona, diretta da Muti, per l’inaugurazione di stagione. E ora il quinto debutto qui a Pesaro, in un ruolo molto distante dalle altre cose che ho cantato, tecnicamente impegnativo».

Vacanza?

«Non prima del 22 ottobre. Dopo il gala di Pesaro dedicato a Juan Diego Florez, il 24 di nuovo in volo per Vienna, Falstaff, che però ho già cantato tante volte. Quasi mi rilassa. Se non fosse che durante la produzione dovrò preparare il gala Verdi a Parma del 10 ottobre. Quattro o cinque arie, duetti... Poi ancora Monaco per un altro Falstaff. E finalmente la campagna Toscana, musei, agriturismi con spa, per rilassarmi e mangiare bene».

E musica leggerissima?

«Certo, non mi fa pensare e non mi fa studiare e quindi è perfetta».

Vacanza stanziale dopo che la sua voce ha compiuto un bel viaggio.

«Nasco come lirico leggero, Norina, Adina, Susanna. Poi sono cominciati gli anni della transizione».

Come avviene?

«È importante capire se ci sono le predisposizioni al cambiamento. Il corpo e le corde vocali devono mandarti segnali chiari. Sonorità che ti fanno intuire che ci sia un oltre. Ma l’oltre non arriva con un clic. Il cambio di repertorio va studiato e preparato».

E un cambio di repertorio dal palco ai film?

«So che le produzioni romane sono state bellissime. Ma lo spettacolo va visto dal vivo». 

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