I Capuleti e i Montecchi tornano al Costanzi: recupero del belcanto in chiave moderna

Sabato 18 Gennaio 2020
La scena di I Capuleti e i Montecchi
Torna il belcanto all'Opera di Roma, riscoprendone i caratteri originali e assieme affrontandoli con moderna conoscenza musicale, con un capolavoro di Vincenzo Bellini, I Capuleti e i Montecchi, in cui i due protagonisti, Giulietta e Romeo sono secondo un costume d'epoca ambedue voci femminili, Mariangela Sicilia e Vasilisa Berzhanskaya, da giovedì 23 gennaio con Daniele Gatti sul podio e regia e scene e costumi di Denis Krief con cinque repliche sino al 6 febbraio.

«Torno a questo titolo, con cui debuttai a 27 anni al Comunale di Bologna, dopo oltre 30 anni - racconta Daniele Gatti, nuovo direttore musicale dell'Opera di Roma - e al repertorio belcantistico con cui mi misurai tra fine anni '80 e inizio anni '90, prima di scoprire e lavorare su Wagner, Verdi e poi il Novecento, perché per un teatro come questo credo sia giusto pensare a un repertorio ampio e perché oggi affronto Bellini con tutta l'esperienza accumulata eseguendo gli autori venuti dopo di lui».

Per Krief invece, vista l'insistenza del soprintendente Carlo Fuortes, si è trattato di rompere il giuramento di non far mai più un'opera di belcanto dopo la
Maria Stuarda di Donizetti, come ha spiegato lui stesso, «perché si tratta di opere frustranti per un regista, scritte solo per l'ascolto e non con i criteri anche di un vero lavoro teatrale».

Così, sia lui che Gatti, hanno spiegato che si è trattato di «recuperare le convenzioni di questo genere di rappresentazione, a cominciare dalla importanza e rivitalizzazione dei recitativi, che sono il vero moto dell'azione dell'opera, mentre arie e duetti sono la cristallizzazione delle situazioni, approfondite psicologicamente attraverso la musica più che le parole, grazie a un suono, un accordo, una tinta», come ha sottolineato il direttore.

Il regista invece si è trovato a «lavorare molto sui recitativi e poi a dover ricreare momenti di rarefazione assoluta, come l'arrivo di Romeo sulla tomba di Giulietta, visto che quello di Bellini è un teatro quasi astratto». In un'opera come
I Capuleti e i Montecchi, che mette in musica la tragedia shakespeariana dei due amanti veronesi, vocalmente estremamente impegnativa, si è puntato su cantanti che avessero la tecnica e la sensibilità necessaria per ridare smalto e giuste intonazioni a questi personaggi, quasi tutti ottimi giovani, già sperimentati all'Opera di Roma, come ha ricordato il direttore artistico Alessio Vlad.

Fuortes ha invece raccontato come, assistendo alle prove, sia risultato evidente che Gatti «non usa secondo tradizione l'orchestra come accompagnamento del virtuosismo dei cantanti, ma cerca modernamente di farli interagire alla pari, scavando con attenzione sui particolari, senza mai perdere di vista l'insieme, così che tutto acquista un nuovo spessore».
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