Geppy Gleijeses debutta in Amadeus: «Mozart è stato il primo cantautore moderno»

Domenica 17 Novembre 2019 di Simona Antonucci
Geppy Gleijeses (a destra) con il figlio Lorenzo e Roberta Lucca
«Non più andrai, farfallone amoroso, notte e giorno d’intorno girando... Delle belle turbando il riposo, Narcisetto, Adoncino d’amor». Geppy Gleijeses presenta il suo Amadeus, al teatro Quirino da martedì 19 novembre, cantando. «Che Mozart fosse un genio, neanche a ripeterlo. Ma mi emoziono veramente quando in scena, nei panni di Salieri, ripeto: qualsiasi altra cosa svanisca... questa musica rimarrà per sempre. Io sono un attore di prosa, ma devo ammettere che non c’è spettacolo che riesca a travolgerti quanto una sua opera».

Napoletano, 65 anni, attore, regista, drammaturgo e produttore, Gleijeses, diretto dal regista Andrei Konchalovsky, in una nuova produzione, debutta in prima assoluta nei panni del compositore italiano «legato al giovane musicista salisburghese da un rapporto controverso, leggendario. Il nostro Salieri non sarà un uomo perfido, ma un uomo disperato».

Mozart che cosa le suscita?
«È stato il primo cantautore moderno. Tutti lo canticchiano. Mio padre era un tenore e quindi io l’ho sempre frequentato e amato. Ma questo Amadeus è diventato un capitolo fondamentale della mia vita».

Perché?
«Ho avuto l’opportunità di affondare nel personaggio confrontandomi con una testa eccentrica e versatile come quella di Konchalovsky. E con mio figlio accanto che recita nei panni di Mozart. Quando poco prima di morire, Amadeus si rivolge a Salieri chiamandolo padre, beh, anche io mi sento morire».

In scena, a interpretare Costanze, c’è anche Roberta Lucca, sua compagna di vita: che cosa dice Konchalovsky?
«Scherza. Dice che gli ricordiamo le compagnie di giro del secolo scorso. Quando gli ho proposto il progetto, ha incontrato il cast. È stata una decisione condivisa. Mio figlio si è formato con Eugenio Barba. Ora è in tour con
Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa, diretto proprio da Barba: la prima regia che il maestro firma al di fuori dell’Odin Teatret. Per me è un onore lavorare con Lorenzo».

Dopo aver firmato tante regie, com’è essere diretti da Konchalovsky?
«Assolutamente stimolante. Ho 65 anni, ma voglio continuare a crescere. Andrei mi ha aiutato a tirar fuori le memorie emotive. Lui crede nel metodo Stanislavskij e io mi sono lasciato guidare. Abbiamo fatto emergere motivazioni profonde per arrivare a un Salieri abbastanza inedito rispetto alla versione di Shaffer e di Puskin».

Un Salieri buono e ferocemente geloso?
«Ama smisuratamente la “sua” creatura, ma finisce in un incubo che lo soffoca. È cosciente dei propri limiti, definisce i brani che compone pieni di convenzioni. E riconosce nella musica di Mozart uno spirito che ci soffia dentro. Distruggere Mozart diventa una vendetta contro Dio che non gli ha concesso gli stessi doni».

Teatro Quirino, via delle Vergini. Dal 19 novembre al primo dicembre. 
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