Emma Dante presenta “Esodo”: «Edipo in viaggio con i suoi fantasmi»

Martedì 2 Luglio 2019 di Simona Antonucci
L'Esodo di Emma Dante dal 4 al 14 luglio al Festival di Spoleto
Fu assistendo a una rappresentazione dell’Antigone, figlia di Edipo, che Emma Dante, allora bambina, decise che il teatro sarebbe stata la sua vita. La tragedia di Sofocle «fu una folgorazione che segnò il mio destino», spiega la regista palermitana che da domani sarà al Festival di Spoleto con “Esodo”, tratto dell’Edipo Re di Sofocle (dal 4 al 14 luglio). «Nasce tutto dal teatro greco», spiega, «e c’è tutto dentro, compresi Shakespeare, il dramma borghese e le soap tv. Sembra assurdo, ma Pirandello, se si mette oggi in scena, va riletto. I Greci molto meno. Un po’ come la differenza che passa tra un crocifisso e una Coca Cola. Il crocifisso ci parla ancora, la lattina così così. Ha fatto il suo tempo».

L’artista, richiesta nelle sale italiane ed europee per la sua incontenibile creatività, l’anno scorso entrò nella squadra dell’Istituto del Dramma Antico di Siracusa, e nella storia, proponendo una regia dell’Eracle di Euripide, tutta al femminile: «Chi l’ha detto che la forza sia soltanto nei muscoli! Una donna può ambire al potere, utilizzando altre energie». E ora un nuovo incontro con l’antico. «Direi questo, il mondo classico è la nostra croce, il crocifisso, che tutto il mondo, però ci invidia».

Abiti scuri, borghesi, valigie legate con le cinte, zaini e sedie da trascinare, “Esodo” è frutto di un lungo lavoro che Emma Dante ha condotto con i suoi collaboratori e con gli allievi della “Scuola dei mestieri dello spettacolo” del Biondo di Palermo dove inaugurerà la stagione, prima di partire in tour.

«Diciassette attori in scena», dice, «Sandro Maria Campagna con altri 16: lo spettacolo rappresenta un po’ anche il viaggio della compagnia. La mia indole è il teatro e sono molto legata a questo gruppo, alle origini siciliane. Il nostro modo di parlare, di comunicare è già spettacolo. Il gesto, il nostro, se lo allunghi, se lo porti fino in fondo, diventa teatro».

Ed è con questo spirito che Dante, definita da Le Monde “donna vulcano” ha guidato i suoi attori fino al palco del San Simone. Una riscrittura del mito in chiave contemporanea: un gruppo che si allontana dalle proprie case per formare un accampamento. Senza netti riferimenti alle vicende da telegiornale, «ma pieno di spunti che ognuno può leggere a seconda della propria realtà. Un Edipo in viaggio con i suoi fantasmi, e con tutto quello che gli è successo, non sono pochi».

In scena Edipo è accompagnato dalla sua famiglia. «Un gruppo di viandanti, un po’ zingari, che segue un uomo piegato dalle sue tragedie».
Oltre al palcoscenico, Emma Dante sta lavorando al suo film
Le Sorelle Macaluso, nuovo titolo al femminile di una lunga carriera segnata da donne indimenticabili (dalle protagoniste di Via Castellana Bandiera alla Cenerentola di Rossini, da La Scortecata a La muette de Portici di Auber).

Ma a gennaio sarà nuovamente sotto i riflettori, al Piccolo con “Misericordia”, storia di tre prostitute che crescono un bambino autistico. «Almeno nell’arte vorrei che non si parlasse più di uomini o di donne. Ho smesso di occuparmi di sessi. Mi sono emancipata dai generi. E cerco personaggi da far interpretare a delle persone. Anche Amleto può essere messo in scena da un’attrice, così come Eracle». 
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