Davide Livermore a Siracusa: «Il teatro greco è avanguardia e non una sagra in costume»

Coefore e Le Eumenidi con la regia di Davide Livermore da sabato 3 luglio al Teatro Greco di Siracusa
di Simona Antonucci
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Giovedì 1 Luglio 2021, 01:06 - Ultimo aggiornamento: 09:17

 «Mettere in scena Coefore e Le Eumenidi senza tener conto di Agamennone è come fare la saga di Guerre stellari ignorando il primo episodio». Davide Livermore è a Siracusa, tra scheletri di edifici e cumuli di ghiaccio, schermi avveniristici e altoparlanti da concertone, per ultimare l’allestimento delle due parti della trilogia di Eschilo che inaugureranno sabato la nuova stagione del Teatro Greco. «La morte di Agamennone», spiega, «capitolo primo dell’Orestea che faremo per intero la prossima estate, rappresenta la fine di un sistema, l’implosione di un regime. E quindi, il volto del re greco, trasfigurato dentro un sole malato, accompagnerà tutto il mio spettacolo».

 

INDA

Luci accese dal 3 luglio per la rassegna dell’Inda (rappresentazioni fino al 21 agosto) con oltre cento artisti, per 48 serate teatrali, da tremila spettatori ognuna. E l’onore di ricevere il presidente Mattarella il 19 luglio. Tre nuove produzioni: tornano Davide Livermore, con Coefore e Le Eumenidi dal 3 al 31 luglio, e Antonio Calenda che dopo 7 tragedie, è alle prese con la prima commedia, Nuvole di Aristofane (2/21 agosto). Debuttano, invece, Carlus Padrissa e La Fura dels Baus per la regia di Baccanti, dal 4 luglio al 20 agosto, con un Dioniso donna e un coro aereo sistemato su una gru. In calendario anche una mostra multimediale di foto d’epoca, Orestea atto secondo (1 luglio/30 settembre 2022 a Palazzo Greco), ideata per il centenario dell’opera dal consigliere delegato della Fondazione Marina Valensise con la supervisione di Livermore.

LA SCALA

Chiamato a dirigere la quarta inaugurazione consecutiva della Scala, Livermore, torinese, 55 anni, è entusiasta di fare spettacoli in uno dei posti più importanti della cultura occidentale e umana «con un cast straordinario», da Laura Marinoni a Stefano Santospago, da Sax Nicosia a Federica Cinque, e gli allievi dell’Inda.

In scena, segni di una distruzione: che cosa rappresentano?

«Un mondo che non c’è più, rovine battute dal gelo. L’uccisione di Agamennone è come un sole che si spegne: dopo resta il ghiaccio. E in questa terra annientata si consuma il processo farsa che assolve un matricida, Oreste, colpevole di aver ucciso la madre Clitemnestra, a sua volta manipolatrice».

Nel tribunale dell’Areopago, uno dei processi più rappresentati al mondo. Come lo interpreta?

«Bisogna tener conto delle puntate precedenti. Dell’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitennestra, la vendetta del loro figlio Oreste che uccide la madre, la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale. Il tribunale è centrale, occuperà tutto il palco perché rappresenta il passaggio dalla vendetta personale, dalle pene corporali inflitte dalle Erinni, a un giudizio fatto dagli uomini. Un processo che è un tentativo di fermare i bagni di sangue, un primo atto di un sistema che mostra subito la sua imperfezione, assolvendo un matricida».

In quale fase storica lo immagina?

«Mi sono domandato se nella nostra storia esistesse un padre che, come Agamennone, abbia sacrificato la figlia per interessi “politici”. E così sono approdato alla corte dei Savoia, di Vittorio Emanuele III, padre di Mafalda, che morì a Buchenwald. Eccoci quindi negli anni Quaranta. Niente svastiche, però. Io non le uso. Ma simboli del sole e della luce che nelle mani degli uomini diventano pericolosi».

Tra le rovine, anche un ponte venuto giù che ha già creato polemiche.

«Non mi verrebbe mai in mente di utilizzare la sciagura di una città, che tra l’altro è la città, Genova, dove dirigo un teatro che nel 2022 inaugurerà la stagione proprio con questo spettacolo. Mai. Ma di utilizzare un ponte sì. Perché è il simbolo di tanti passaggi centrali nella società».

La musica nei suoi spettacoli è narrazione?

«La tragedia greca non è prosa, è un altro sport. Ed è il luogo perfetto per l’avanguardia. Con il compositore Andrea Chenna prendiamo segni antichi e li trasferiamo al presente. I commenti sonori che spaziano dal ‘500 agli anni Quaranta, Stravinskij, creano una diversa temperatura emotiva. L’alternativa è organizzare sagre in costume».

Giro d’Italia e del repertorio con le sue prossime regie.

«Torno l’anno prossimo a Siracusa per mettere in scena tutta l’Orestea. E torno a La Scala dove firmo la quarta inaugurazione di stagione con Macbeth. E questa volta sarà uno spettacolo a vantaggio della televisione. Ad agosto sarò a Pesaro, con Elisabetta, regina d’Inghilterra e porterò sua altezza nella serie The Crown. Farò la Norma a Catania, ispirandomi a Giuditta Pasta, celebre cantante lirica dell’Ottocento, e alle sue ultime ore di vita durante le quali con un caleidoscopio multimediale evocherà la sua Norma e “Casta Diva”. Poi la Traviata a Firenze diretta da Mehta e Aida a Roma».

Aida a Roma?

«Un allestimento di cui siamo orgogliosi. Con una simbologia futurista, romana. E i palazzi romani dell’Eur in versione egiziana». 

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