La favola di Orfeo dà il via al festival di Spoleto. Il regista Pizzi: «Ci ricorda che da ogni dura prova si esce rafforzati»

Sabato 15 Agosto 2020 di Simona Antonucci
Il regista Pier Luigi Pizzi

«La favola di Orfeo passa attraverso la morte in un tempo incredibilmente rapido: dalla felicità al dolore straziante del distacco e della solitudine, in un attimo. E in fondo è ciò che abbiamo appena vissuto». Pier Luigi Pizzi, 90 anni, di cui settanta trascorsi sul palcoscenico firmando allestimenti di rara eleganza e maestria («con mio padre contrario perché mi sognava medico o avvocato»), presenta lo spettacolo che il 20 inaugura il Festival di Spoleto. L’Orfeo di Monteverdi, con l’Accademia Bizantina diretta dal Maestro Ottavio Dantone. «Fu scritto 400 anni fa e segnò la nascita del melodramma. Un punto di riferimento per chi come noi continua a credere nel valore culturale e spirituale di questo genere musicale. E proporre quest’opera, oggi, nell’anno zero di una crisi epocale, per me ha un valore simbolico assoluto. Di ripartenza. Ci ricorda che da ogni dura prova si esce rafforzati».

LA SCALA
Architetto, scenografo, costumista e regista di lirica e prosa «fin da quando avevo sette anni sapevo che il teatro sarebbe stata la mia vita», Pizzi allinea 33 titoli alla Scala, 25 anni di sodalizio con la Compagnia dei Giovani, 38 anni di presenze al Rossini Opera Festival, 6 anni di direzione artistica al Festival dello Sferisterio di Macerata, da lui fondato. Al 1951 risale il suo debutto alla Fenice per un rapporto che non si è mai interrotto e pluridecennale è la collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino. E con Spoleto dove fu invitato da Menotti nell’anno dell’inaugurazione nel 1956. Vi tornò chiamato da Romolo Valli e da Giorgio Ferrara che l’ha voluto anche per aprire la sua ultima edizione da direttore artistico.

Il Festival dei Due Mondi, riprogrammato a misura Covid si svolge quest’anno dal 20 al 23 e dal 27 al 30 agosto. Otto serate in Piazza Duomo e al Teatro Romano, con artisti italiani di rilievo internazionale. E molte donne protagoniste. L’inaugurazione con la nuova produzione de L’Orfeo di Monteverdi. Il 21 I Messaggeri di Emma Dante. Poi l’Amore come protagonista del terzo lavoro ispirato al Mito classico composto da Silvia Colasanti: Arianna, Fedra, Didone, con Isabella Ferrari. Quindi Beatrice Rana in un concerto di pianoforte, con musiche di Chopin, Albéniz e Ravel.

BEETHOVEN
Il week end successivo si apre con Monica Bellucci in Maria Callas Lettere e Memorie, per la prima volta, dal vivo, su un palcoscenico italiano. Quindi, il 28 agosto in Piazza Duomo, Le Creature di Prometeo-Le Creature di Capucci, con musica di Beethoven, unica tra le sue opere nata per il balletto. Il 29 agosto al Teatro Romano, Luca Zingaretti legge La Sirena dal racconto Lighea di Tomasi di Lampedusa e il 30 il Concerto Finale in Piazza Duomo con Riccardo Muti dirige l’Orchestra Cherubini.

«Per superare il problema della normativa sul distanziamento utilizzerò tutta la piazza che offre una scenografia naturale, perfetta per i contenuti dell’opera. Il teatro Caio Melisso, a pochi metri dal palco, destinato alla rappresentazione della Favola di Orfeo,sarà il luogo dell’aldilà. Perché il teatro rappresenta lo spazio dove i personaggi del mito diventano eterni. Da qui verranno sulla scena i musicisti con gli stessi strumenti che usò Monteverdi, ma anche i personaggi , in abiti che non hanno tempo. Tra loro non ci sarà Apollo e neppure il finale lieto con il trionfo dell’amore. Orfeo si condanna alla solitudine».

I COSTUMI
Costumi chiari e scuri, «il bianco delle nozze e della vita, il nero per la morte. Euridice, simbolo di giovinezza, effimera, che svanisce, avrà il suo velo, ma sarà tutto semplice, in sintonia con questo momento sconsolato».

Dopo Spoleto, Pizzi, 90 anni di energia, comincerà le prove del Rinaldo, al Maggio Musicale dall’8 settembre, poi a novembre il Barbiere a Pesaro. «E poi speriamo che tutto il settore della lirica riparta», conclude il Maestro, «con molti colleghi, abbiamo scritto una lettera al ministro Franceschini che non ha avuto ancora modo di parlare con nessuno di noi. Non siamo una categoria di signori con importanti conti in banca. Molti hanno vissuto pesanti disagi. E bisognerebbe cogliere l’occasione di questo momento eccezionale per pensare a una riforma». 

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