L'étoile Eleonora Abbagnato porta i ballerini del Costanzi alla Nuvola: «Futuro da coreografa? No, sono ancora in ballo»

Giovedì 7 Gennaio 2021 di Simona Antonucci
L'étoile Eleonora Abbagnato

Due passi (a due) tra le nuvole. Eleonora Abbagnato restituisce un sogno al suo corpo di ballo, quello del Teatro dell’Opera, che finalmente torna a danzare, in streaming, e ne firma la coreografia. «Ma è soltanto un’eccezione, dovuta al momento», spiega l’étoile palermitana, «un modo per tornare a lavorare tutti insieme dopo mesi veramente difficili. Con Benjamin Pech, compagno di scena a Parigi e poi qui a Roma, abbiamo ripreso uno Stabat Mater che avevamo portato in scena in Giappone, poi a Palermo, è stato ripensato per il momento, saranno tutti a distanza e con la mascherina, e abbiamo cercato di valorizzare i magnifici costumi che la maison Laura Biagiotti ha ideato per noi. Rosa pallido, delicati, femminili, vicini ai corpi, come piace a me».

BAROQUE SUITE

La danza entra per la prima volta nella Nuvola. Dopo il successo dei quattro concerti dello scorso settembre e ottobre, il Teatro dell’Opera di Roma torna all’Eur per presentare il 9 e il 16 gennaio due creazioni, senza pubblico, trasmesse sul canale YouTube del Teatro. Il primo appuntamento, sabato alle 20, è con Baroque Suite, coreografia di Benjamin Pech ed Eleonora Abbagnato su musiche di Vivaldi e Alessandro Marcello, con l’étoile Rebecca Bianchi. Il secondo, sabato 16 alle 20, sarà affidato al coreografo Michele Merola, fondatore e direttore artistico di MM Contemporary Dance Company, al suo debutto al Costanzi. Vivaldi Suite, sarà un omaggio alla musica del “prete rosso”, declinato per sette danzatori, tra cui il primo ballerino Claudio Cocino.

Solo un’eccezione? Nessun futuro da coreografa?

«Al momento no. I miei interventi, insieme con Benjamin, sono mirati a esaltare tecnica e peculiarità dei nostri danzatori. Quest’estate, per la sfilata della collezione estiva di Lavinia Biagiotti, ho curato i movimenti dei miei ragazzi e del brano che ho interpretato. Dopo tanti anni sul palcoscenico e in sala prove mi viene naturale immaginare figure e comunicare sensazioni con il corpo. Ma nulla di più. Anche perché non ho tempo. Sono molto presa dal Teatro dell’Opera. E ho ancora voglia di ballare».

Formalmente lei non è mai andata in pensione dall’Opéra di Parigi: chiusure per il Covid, scioperi, un lunghissimo addio.

«A marzo sarà il terzo tentativo. Spero l’ultimo. Da dicembre 2019 abbiamo cambiato il programma dello spettacolo almeno due volte. Prima doveva essere Le Parc di Angelin Preljocaj, un gioco amoroso e passionale che ho interpretato tante volte nella mia carriera. Teatri francesi in sciopero e slittò tutto. Poi un gala, ad aprile scorso, che è saltato per la pandemia. E ora ci riproviamo a marzo. Ma che cosa succederà tra due mesi è difficile saperlo. Sicuramente, dopo aver aspettato più di un anno, non vorrei andare in streaming. Voglio salutare il mio pubblico dal vivo».

E a Roma avete progetti in streaming o dal vivo?

«Sono saltati lo Schiaccianoci previsto per Natale, poi Giselle, una coeografia di Preljocaj. Siamo riusciti in estate a fare Le quattro stagioni al Circo Massimo, ma dall’autunno montiamo e smontiamo programmi. Con il coreografo Simone Valastro che ho conosciuto a Parigi stiamo pensando a un brano ispirato al Vaso di Pandora. Doveva essere in stagione, lo faremo in streaming. E poi sogno, quando mai si riaprirà, di riprendere Il Corsaro, l’ultima produzione prima del lockdown».

E in estate a Caracalla?

«Un classico. Per rimettere in forma il corpo di ballo, un grande titolo del repertorio classico è un toccasana. Per i danzatori e per il pubblico. E abbiamo tutti bisogno di tornare in forma». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA