Così è (se vi pare), un potentissimo Pirandello riletto da De Fusco

Così è (se vi pare), un potentissimo Pirandello riletto da De Fusco
di Katia Ippaso
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Mercoledì 9 Novembre 2022, 22:13

Tra le opere pirandelliane, “Così è (se vi pare)”, “parabola in tre atti” composta nel 1917, ci consegna un enigma impossibile da sciogliere, simbolizzato dalla celebre battuta della signora Ponza, il personaggio assente di cui si parla continuamente, che entra in scena solo nel finale, coperta da un velo che le nasconde il volto: «Io sono colei che mi si crede». Nel recensire l’opera, Antonio Gramsci parlò di «uno sgambetto logico»., mentre Giovanni Macchia fece riferimento alla spirale pirandelliana per costruirci sopra la sua seducente teoria della «stanza della tortura», di cui oggi il regista Luca De Fusco si riappropria per spiegare le scelte fatte in campo scenico. Lo spettacolo, che ha aperto la stagione del Teatro Verdi Stabile di Catania (oggi diretto dallo stesso De Fusco), prosegue le sue repliche a Catania fino al 13 novembre, per poi spostarsi al Biondo di Palermo (dal 18 al 27 novembre) e infine al Teatro Sannazaro di Napoli (17-19 febbraio 2023).

Ci troviamo in un luogo astratto, dominato dal grigio, che per la sua struttura circolare e claustrofobica, con le finestre strette e regolari da cui si affacciano i vari protagonisti, oscilla metaforicamente tra un condominio-prigione, una sala giudiziaria, un teatro-cinema abbandonato (scenografia e costumi sono firma da Marta Crisolini Malatesta). Al centro della scena, un microfono raccoglie i monologhi-confessione dei due “inquisiti”, la signora Frola (una immensa Anita Bartolucci) e il signor Ponza (Giacinto Palmarini, che riesce a cogliere tutto lo smarrimento del suo personaggio), “colpevoli”, agli occhi della comunità che in quel palazzo vive e si riunisce, di non aver dato sufficienti chiarimenti in merito alle loro vite e alla natura dei loro rapporti.

L'alter ego di Pirandello

Attraverso un serrato, e coinvolgente, psicodramma che porta alla ribalta i due “corpi estranei”, indigesti, della signora Frola e di suo genero, il signor Ponza, si mette in scena il sacrificio rituale da parte di un gruppo sociale che ha bisogno, come dice Laudisi, alter ego di Pirandello (difficile trovare un attore di fibra così autenticamente pirandelliana come Eros Pagni in grado di scolpire il suo personaggio nel lavoro invisibile del pensiero) di correre dietro «al fantasma altrui», ignorando «il fantasma che si porta con sé, in sé stessi». Ma questo sacrificio non riesce ad essere completamente consumato. Sarà la materia stessa del reale, la sua imprendibilità, a mettere in scacco quella comunità curiosa e pavida. La stessa comunità che, dopo un secolo, avrebbe trovato il suo strumento perfetto per esprimersi: con l’esercizio maniaco dei social, oggi si riesce a dare la morte senza versare una sola goccia di sangue.

La signora Frola sostiene che il genero l’ha condotta in quella casa, lontana dalla figlia, perché affetto da «una pienezza d’amore esclusiva nella quale la moglie deve vivere, senza mai uscirne, e nella quale nessun altro deve entrare». Il signor Ponza racconta invece che la povera donna è impazzita dopo la morte della figlia, avvenuta quattro anni prima. Chi è dunque la signora Ponza? La figlia della signora Frola che il genero le fa vedere da lontano, oppure la seconda moglie del signor Ponza (come sostiene lui) costretta a recitare il ruolo della figlia della signora Fronza per non rinnovare nella madre il dolore per la sua morte?

Chi dice la verità? Nella forsennata ricerca di prove che possano sancire l’ineluttabilità di un giudizio definitivo, il branco dei vicini si convince che la signora Ponza porterà con sé lo scioglimento dell’enigma e quindi la pace nella comunità. Ma la sua apparizione porta invece in scena un’altra dimensione. Nello spettacolo di De Fusco, la signora Ponza ha in sé qualcosa dell’Alcesti di Euripide, che torna dall’Ade con la sua nuova forma velata. Tutto l’andamento della pièce ci fa pensare alla tragedia greca, eppure la lingua è totalmente pirandelliana. Segno di un lavoro organico e colto, capace di far risuonare gli elementi di classicità in una dimensione novecentesca che sa parlare anche del mondo attorno a noi.

La ricerca sul testo

De Fusco realizza uno dei più potenti spettacoli pirandelliani messi in scena negli ultimi anni, lasciando nello spettatore la sensazione di aver partecipato ad una autentica indagine teatrale su una materia fragilissima, presente nel testo di Pirandello ma ignorata dai più. In questa messa in scena trova piena cittadinanza non solo il discorso sulle doppie verità (più prevedibile), ma anche la tenerezza di cui si fanno portatori il signor Ponza e la signora Frola e che solo Laudisi coglie, per la sua propensione all’ascolto che lo aliena dagli effetti criminosi della chiacchiera. Nel desiderio di proteggersi reciprocamente l’uno con l’altro, la signora Frola e il signor Ponza portano al centro dell’anfiteatro in cui si svolge il processo la forza scandalosa della compassione, il segno disperante, celibe, di un dispendio d’amore che non può trovare casa da nessuna parte e di cui l’abbraccio finale tra i due – abbraccio tenero, scomposto – diventa incisiva espressione plastica. La sofisticata lingua pirandelliana, con tutti i suoi passaggi segreti, trova aria e senso anche nel resto del cast: Lara Sansone, Paolo Serra, Giovanna Mangiù, Valeria Contadino e Domenico Bravo.



 

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