Beat Generation, in scena la musica che ha fatto un'epoca

Lunedì 25 Febbraio 2019 di Roberta Savona
Marius Bizău, Ottavia Bianchi, Giorgio Latini, Giulia Nervi e Giacomo Ronconi, protagonisti di Beat Generation in all'Altrove Teatro Studio. Foto Fulvio Moser
All'accensione delle luci in sala, il pubblico continuava a sorridere e a batter le mani a tempo di quel sound che ha cambiato il corso della storia, una storia che all'Altrove Teatro Studio viene raccontata grazie allo spettacolo Beat Generation, andato in scena a Via Giorgio Scalia nell'ultimo weekend di febbraio dove ha registrato il tutto esaurito. Una pièce che è un viaggio tra note e parole all'interno del movimento culturale newyorkese nato a cavallo tra gli anni '50 e i '60. Sul palco, felici di aver riscosso un successo che ogni volta ha sempre il sapore della prima volta, ci sono gli attori - e in questo caso anche cantanti - il curatore dello spettacolo Giorgio Latini, con la sua preziosa voce guida, seguito dalle voci di Olivia Bianchi, Giulia Nervi, Marius Bizău, oltre che dal musicista Giacomo Ronconi, che con la sua chitarra conduce per mano il pubblico nell'articolato mondo della musica beat. Cinque sgabelli, cinque microfoni e cinque puntamenti luce che si accendono ad intermittenza. Quando Latini parla, gli attori dalle ugole d'oro si fermano e pazientano la restituzione al pubblico di quei pezzi di storia che hanno forgiato dal basso quella che sarebbe stata la rivoluzione sessuale, esplosa poi nel 1968.

"One fine day", "Mr. Tambourine Man", "Help", "Satisfaction", "Lucy in the sky with Diamonds", "Sombody to Love", "Roadhouse Blues" e tanti altri ancora, i brani capisaldi di una generazione di cantautori e gruppi musicali che segnano un'epoca hanno ripreso vita in scena, con gli omaggi fatti agli Animals, ai Beatles, passando per Simon & Gurfunkel, Bob Dylan, i Rolling Stones e finendo ai Doors. Un percorso di canzoni e citazioni sulla decade musicale che ha cambiato il mondo, generando orde di giovani impazziti per la musica, la moda e la lotta al conflitto vietnamita di cui furono bandiera. Una vera e propria lezione di storia che avrebbe potuto continuare senza mai finire, grazie alle voci armoniche di Bianchi, Nervi e Bizău perfettamente accompagnate dalla chitarra di Ronconi ed al racconto di Latini. "La Beat Generation é stata un'epoca di grande rivoluzione musicale, ma anche sociale e politica. Mai come nel mondo di oggi, così pieno di discriminazioni e conservatorismo mi è parso giusto ricordarlo al pubblico", afferma il curatore Giorgio Latini.

Sviluppatosi nel secondo dopoguerra in America, dove la scintilla della beat generation si accende principalmente negli anni'50, la generazione Beat diviene un vero e proprio movimento giovanile che trova sfogo in molteplici campi artistici, dalla letteratura, alla musica, la poesia e molti altri fenomeni culturali ad esso ispirati. Al centro del movimento c'è una totale e refrattaria posizione di giovani autori come Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassady, che non sanno assolutamente dove andare, ma sanno con grande forza cosa non vogliono da quell'America di cui saranno protagonisti, rifiiutando le norme imposte dal buon vivere a stelle e strisce e venendo etichettati di li a poco come la "gioventù bruciata" di cui fu simbolo James Dean. Un rifiuto che si generava fisicamente, attraverso la sperimentazione di droghe, la sessualità alternativa, l'interesse per l'Oriente e le sue suggestioni e, in generale, la repulsione verso il materialismo. Ultimo aggiornamento: 21:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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