Alice nel Paese di Pendleton: i Momix in uno spettacolo da fiaba

Lunedì 11 Febbraio 2019
I Momix in Alice al teatro Olimpico dal 20 febbraio al 3 marzo
«È un viaggio all'interno della tana del bianco coniglio, che è un andare in profondità nel nostro inconscio, viaggio che non si sa se sarà piacevole o spiacevole, ma che è inevitabile compiere per rinascere, per crescere», spiega Moses Pendleton, fondatore e animatore dal 1980 della fantasmagorica compagnia di danza Momix, a proposito del nuovo spettacolo Alice, ispirato al mondo oltre lo specchio di Carrol, che avrà la sua prima mondiale a Roma dal 20 febbraio al 3 marzo, quale chiusura della nona edizione del Festival internazionale di danza promosso dall'Accademia Filarmonica Romana e dal Teatro Olimpico.

Per il presidente Paolo Baratta della Filarmonica, «Alice, con la sua chiave surreale, forse ci aiuta a capire meglio questi tempi difficili, mai così esibiti eppure così inafferrabili come oggi». E Pendleton aggiunge che «è un personaggio che è dentro di noi con la sua atmosfera tra nonsense e sogno. Vedo Alice come un invito a inventare, a fantasticare, a sovvertire la nostra percezione del mondo, ad aprirsi all'impossibile. Il palcoscenico è il mio narghilè, il mio fungo, la mia tana del coniglio», aggiungendo di sentirsi vicino a Lewis Carrol, cui lo accomunano molte cose a cominciare dalla passione per la fotografia.

Dopo Roma «dove troverà la sua forma definitiva a contatto col pubblico», questa
Alice sarà a Trieste dal 6 al 10 marzo, a Cremona il 16 e 17, a Torino dal 20 al 24 e poi in giro per il mondo. «Non siamo noi, io e Cynthia Quinn (sua compagna ed ex ballerina, oggi codirettrice) che siamo andati in cerca di Alice, ma è lei che ci è venuta a cercare, quando il calendario Pirelli dello scorso anno, che le era stato dedicato, ci ha chiesto per il lancio di organizzare un piccolo spettacolo, da cui è poi nata l'idea di questo».

Discorso, sottolinea Pendleton, che riguarda anche il suo farsi: «il primo giorno di prove siamo arrivati in sala dove i ballerini stavano facendo esercizio con quelle grandi palle da palestra azzurre e, quando si sono messi in fila davanti a noi, abbiamo visto crearsi naturalmente, rivelarsi un gran bruco azzurro per il quale è quindi nata una danza ritmica e potente».

Quello dei Momix è da sempre un mondo magico dove il corpo umano si trasforma e niente è ciò che appare. Per questo gli abiti della 4 danzatrici che impersonano Alice sono bianchi e le lunghe parrucche biondo chiare, così che vi possano essere fatte sopra proiezioni che le modificano, le smaterializzano favorendo una visione onirica.

E questo vale per tutto: «Ecco lo Stregatto, che appare e scompare, cui diamo vita con proiezioni di gatti e via via diventano tutti assieme un drago cinese e poi si trasformano in una grande spirale, compiendo metamorfosi da sogno un pò dolci e un pò nere. Quello di Alice era del resto un incubo che finisce con lei inseguita dalle carte armate di spade mentre la regina di cuori invita a tagliarle la testa. E anche la base musicale, costruita con tanti brani diversi, oltre che effetti sonori, gioca passando da serene sonorità disneyane ad altre alla Tim Burton».

E se oggi lo spettacolo si intitola semplicemente
Alice, prima si era pensato a Alice underground, che era anche il primo titolo, poi scartato, di Carrol, oppure in cerca di o inseguendo Alice e il suo mondo popolato da creature strane e stravaganti.

Vedremo il corpo di Alice che cresce, si restringe e cresce di nuovo, e quelli dei ballerini che mutano per mezzo di oggetti, corde e corpi di altri ballerini, grazie a un uso che continua da esplorare la fusione tra danza (Heather Conn, Gregory DeArmond, Seah Hagan, Hannah Klinkman, Sean Langford, Jade Primicias, Colton Wall), luci (a cura di Michael Korsch), costumi (Phoebe Katzin), proiezioni (Wdrow Dick III e Michael Curry) e musica (collage dello stesso Pendleton).
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