Zerocalcare, "Strappare lungo i bordi": la serie (al top di Netflix) è già un fenomeno cult

Zerocalcare, "Strappare lungo i bordi": la serie (al top di Netflix) è già un fenomeno cult
di Riccardo De Palo
5 Minuti di Lettura
Domenica 21 Novembre 2021, 15:13 - Ultimo aggiornamento: 15:21

Strappare lungo i bordi” di Zerocalcare è al primo posto in Italia tra i titoli di Netflix (aveva esordito il primo giorno al secondo, mercoledì scorso), davanti a un film non eccelso ma con cast stellare come “Red Notice”, con Dwayne “The Rock” Johnson e Gal Gadot, e il fenomeno sudcoreano “Squid Game” (ormai sceso all’ottava posizione). Un successo che porta una serie animata italiana, parlata in romanesco, al top del gigante dello streaming. Ma chi è Zerocalcare, e cosa è “Strappare lungo i bordi”?

Il fumettaro venuto da Rebibbia

Zerocalcare, il cui vero nome è Michele Rech è nato nel 1983 a Cortona ma è ormai un romano acquisito, che fa proprio del romanesco uno dei suoi tratti distintivi. Il suo è un fenomeno nato nei centri sociali, nelle associazioni culturali alternative. In dieci anni, sin da La profezia dell’armadillo, fino a Kobane Calling e Macerie prime, si è imposto come la voce più graffiante del mondo delle graphic novel, e anche della sua generazione.

La sua grande popolarità aveva avuto un picco durante il lockdown, con i brevi fumetti animati che hanno raccontato con ironia la nostra vita al tempo del coronavirus. Per molti, in Italia, è diventato un po’ uno dei simboli della Città Eterna, ma a lui questa definizione (come tante altre) gli va oltremodo stretta. «Mi batto contro questa cosa - ci aveva detto dopo l’uscita dell’audiolibro di Kobane Calling - questa è una cosa che pensano le persone che non sono di Roma. Roma è una città molto complessa e con sensibilità così diverse che sono pochissime le persone che possono pensare di rappresentarla». «Francesco Totti? - azzarda - probabilmente, ma no, anche lui è divisivo. No, sono poche le persone che possono dire di rappresentare Roma. E poi Roma è una città che se tu ti prendi troppo sul serio ti magna e ti riporta subito al posto tuo. Non ho nessuna pretesa de rappresentà niente».

La serie animata e il salto di qualità

“Strappare lungo i bordi” è una serie di sei brevi puntate (venti minuti ciascuna) in cui Zerocalcare si racconta assieme agli amici di sempre, Sarah (che ridimensiona sempre le sue paranoie) e Secco, che a sua volta sdrammatizza proponendo sempre di andare a mangiare un gelato. Michele Rech dà la voce a tutti e tre i personaggi, mentre l’armadillo (ovvero la coscienza di Zero, il che fa venire alla mente romanzi famosi) viene doppiato da Valerio Mastandrea. All’inizio sembra una collezione di gag, di autofiction minimaliste e scollegate tra loro. Ma poi, pian piano, tutti i frammenti si legano, come in un puzzle, e il finale si rivela commovente e riuscito.

Per il lancio, Zerocalcare ha creato una serie di striscioni personalizzati e divertentissimi, a seconda dei media coinvolti: giornali, stazioni delle metropolitane, fermate degli autobus, stazioni dei treni.

Non sono noti i dati di ascolto negli altri Paesi (abbiamo provato a seguire la serie in altre lingue, l’effetto è straniante, chissà se avrà lo stesso impatto all’estero), ma di certo “Strappare lungo i bordi” - che indica sin dal titolo un un ragazzo che cerca il proprio posto nel mondo - è una serie che diventa anche romanzo di formazione, con un risvolto struggente. Ma la serie (molti già chiedono una seconda stagione) rappresenta anche un bel salto di qualità, per un mestierante dei fumetti passato prima all’animazione “casalinga”, e poi a un vero e proprio studio d’animazione, e duecento persone coinvolte. «Le cose che ho fatto sul lockdown le ho fatte da solo - racconta - in tempi molto brevi, mentre in questo caso è un lavoro collettivo, fatto con uno studio d’animazione, con una produzione, tantissime persone, e una qualità molto più alta». 

La sua vena surreale è un vero marchio di fabbrica. «Io sono cresciuto con i fumetti della Disney - spiega - mi hanno messo Topolino tra le mani appena ho imparato a leggere, e quindi è ovvio che mia madre sia Lady Cocca e mio papà il padre di Kung Fu Panda: mi aiuta a usare figure conosciute da tutti e buffe per creare un legame con il lettore, anche quando parlo di temi molto lontani come la questione curda».

Ma Zerocalcare ha forse il pallino di cambiare il mondo? «Io ho due regole - dice - una è che io non penso che i fumetti possano cambiare chissà che e poi io non ho la vocazione ad evangelizzare o convertire nessuno, non sono un prete. Però penso che i fumetti possono fare danni, come tutto quello che ha a che vedere con l’immaginario. Per cui quello che mi do come regola è che nessuno sia una persona peggiore dopo avere letto un mio fumetto e quindi cerco di non contribuire con linguaggi omofobi, sessisti, razzisti al suo peggioramento. Questa è l’asticella minima che mi do».

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