Norman Reedus: «Se fossimo in The Walking Dead avremmo già superato la pandemia da Covid-19»

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Eva Carducci
Può sembrare un’affermazione azzardata quella di Norman Reedus, l’attore che da oltre una decade presta il volto a Daryl Dixon, arciere solitario e uno dei protagonisti più apprezzati di The Walking Dead: «Dopo dieci anni speravo che lo show influenzasse il mondo in cui viviamo, perché i protagonisti non possono sopravvivere se non lavorano insieme. Mi fa male vedere persone non indossare la mascherina, sottovalutare l’emergenza sanitaria e prendere sottogamba le norme di sicurezza. Se lavorassimo uniti, come in The Walking Dead, forse avremmo già superato questa pandemia».

La serie tv è ambientata in un mondo post-apocalittico e trae ispirazione dai fumetti di Robert Kirkman, raccontando un mondo che si risveglia in crisi, dove per cause sconosciute gli esseri umani si trasformano in vaganti. Termine diverso per definire gli zombie, che però non sono mai stati il punto cardine della serie: «È uno show che parla di famiglia, di unità. Ci sono diverse persone che provengono da contesti culturali differenti e che devono unirsi per sopravvivere, ma sappiamo che non è cosa semplice. L’unico modo per farlo è rimanere uniti. È un tema che possiamo adottare anche in questo periodo assurdo che stiamo vivendo». 



L’episodio che chiuderà la decima stagione andrà in onda lunedì 5 ottobre alle 21.00 su FOX (Canale 112 di Sky). Previsto inizialmente per aprile il ritardo nella messa in onda è dovuto dall’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha impedito la lavorazione dell’ultimo episodio, dato che The Walking Dead è una delle poche serie tv girata in pellicola, e richiede per questo un processo produttivo differente.

«Quando ho iniziato ero quello giovane, adesso ho 51 anni, e quasi tutti sono più piccoli di me, e questo un po’ mi fa incazzare» scherza Norman Reedus durante la videochiamata: «Gli spettatori hanno visto la mia barba diventare bianca, in tempo reale. Come attore non ho mai partecipato a un progetto che durasse così tanto. Quando giri un film, se sei fortunato, al massimo hai sei mesi per lavorare sul set e al personaggio». 

Il cast è tornato a Atlanta, per girare l’undicesima, e conclusiva, stagione: «Abbiamo un protocollo sanitario molto dettagliato, che include tamponi tre volte a settimana. Ci sono zone di raccolta segnate ovunque, e ognuno ha il suo gruppo di riferimento. L’epidemiologo sul set, e dottore di questa enorme produzione televisiva, è il medico del Pentagono per l’emergenza SARS. Seguiamo fermamente le regole, ma è per il bene di tutti. Il mondo lì fuori fa più paura di quello raccontato in The Walking Dead».

«Ci sono molti protocolli diversi da rispettare, ma è un sollievo poter tornare al lavoro» spiega dettagliatamente Angela Kang, produttrice della serie: « Siamo una troupe di più di cento persone, ci siamo affidati alle autorità e alla scienza. Niente sarà come prima, indosseremo tutti mascherine e schermi per il volto, verrà costantemente monitorata la temperatura corporea e sono state predisposte anche aeree di decontaminazione».



Il viaggio non si concluderà comunque dopo l’undicesima stagione prosegue Reedus: «Gireremo 30 episodi, che tradotto in termini televisivi significa due anni di messa in onda. C’è ancora tempo per esplorare questi personaggi. Poi arriveranno gli spin-off. Ci saranno differenze sostanziali, dovute anche al periodo che stiamo vivendo. Sarà uno show all’insegna della speranza, non della lotta per la sopravvivenza come è sempre stato The Walking Dead». 

L’angoscia per la sopravvivenza dei propri personaggi si è sempre tradotta anche nella vita privata degli attori: «Per molte stagioni ho vissuto pensando che Daryl venisse ucciso la settimana successiva. Tiravo un sospiro di sollievo alla fine di ogni copione. Sapere che c’è già una serie spin-off in programma mi fa sentire più tranquillo, ma mai dire mai, niente è sicuro in The Walking Dead. Per questo dovrebbero metterci tutti in terapia quando finiremo di lavorare alla serie».



Una gran seduta di gruppo, che potrebbe svolgere anche con uno dei suoi migliori amici, non solo sul set: «Mi piacerebbe lavorare ancora di più con Jeffrey Dean Morgan. Però, anche se interpreta un uomo in cerca di redenzione dai peccati commessi, non so quanto potranno mai legare i nostri personaggi. Negan da nemico numero uno si è trasformato in altro, ha avuto un arco d’evoluzione interessante, ma con il ritorno Maggie i problemi non saranno pochi».

Gli spettatori fedeli sanno già che questa undicesima stagione riserverà uno scontro fra titani, quello fra Maggie e Negan. Da ragazza spaurita a vedova in cerca di vendetta, avevamo lasciato così il personaggio interpretato da Lauren Cohan, che torna sul set dopo due stagioni in panchina: «Sarà complesso, per tutti. Sono tornata a interpretare Maggie dopo due anni perché sento che ora c’è molto da raccontare. Ha vissuto lontana dal gruppo, tornerà in questo ultimo episodio della decima stagione, e gli spettatori potranno constatare che non è più la ragazza spaurita che abbiamo conosciuto alle origini della serie, e neanche la vedova ferita da Negan. È cambiata, ma non la sua idea nei confronti di chi le ha portato via il marito, uccidendolo a sangue freddo». 



Episodio che in passato fece registrare ascolti record, con scommesse su chi fosse la vittima designata del carnefice con la mazza chiodata. Negan però è cambiato, ma non agli occhi di Maggie: « Gran parte della narrazione nei prossimi episodi, che stiamo iniziando a girare, si concentrerà proprio sul conflitto fra l’ex villain Negan e la sete di vendetta di Maggie. Uno scontro fra titani che non vedo l’ora di mettere in scena». 







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