Leonardo Da Vinci, boom per la serie tv: le curiosità tra realtà e finzione

Aidan Turner e Matilda De Angelis nella serie "Leonardo"
di Leonardo Jattarelli
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Mercoledì 24 Marzo 2021, 16:22 - Ultimo aggiornamento: 18:37

Un genio anche dello share. Se si fosse svegliato questa mattina e avesse letto le agenzie di stampa, perfino Da Vinci avrebbe fatto un salto dal letto. Perché la prima puntata della serie tv su Leonardo da Vinci, con un maxi cast internazionale capitanato da Aidan Turner, Matilda de Angelis, Freddie Highmore e Giancarlo Giannini, ha sfiorato ieri sera su Rai1 i 7 milioni di telespettatori medi (6.950.000) pari al 28.2% di share. Nel dettaglio, il primo episodio a 7.386.000 con il 27.1%, il secondo a 6.541.000 e il 29.5%. 
«Gli ascolti hanno premiato un’altra volta la scelta di unire storia, bellezza e Italia. Il successo di Leonardo un’altra indicazione per la Rai ad investire sempre di più in cultura, cinema, audiovisivo» ha scritto immediatamente su twitter il ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Leonardo, la serie-evento sulla vita ed i misteri del genio rinascimentale. Dal 23 marzo su Rai1

In effetti le premesse erano quelle di una serie kolossal a cominciare dal budget: 30 milioni di euro, già venduto in oltre 120 Paesi, 3 anni di lavoro, 5 mesi di riprese, un cast internazionale in cui spiccano, come detto, Aidan Turner (il Kíli della trilogia de Lo Hobbit diretta da Peter Jackson) nel ruolo del protagonista, Matilda De Angelis nei panni di Caterina da Cremona, Giancarlo Giannini e Freddie Highmore (l’amatissimo chirurgo autistico di The Good Doctor), oltre a 3000 comparse, 2500 costumi, per 1900 le ore di lavorazione. Questi solo alcuni dei numeri della serie evento che si spalmerà in altre tre serate su Rai1. Una megacoproduzione internazionale che ha visto come capofila l’italiana Lux Vide in un’inedita alleanza con Sony Pictures Television (che è anche distributore internazionale), in collaborazione con Rai Fiction e Big Light Productions e in associazione con France Télévisions, Rtve e Alfresco Pictures. 


La serie che prosegue la «saga rinascimentale» iniziata da Lux Vide con I Medici, racconta in otto episodi, girati interamente in inglese, la storia di un genio la cui personalità complessa ed enigmatica rimane ancora oggi un segreto affascinante. E dove le fonti storiche non arrivano, a colmare lo spazio tra i capolavori lasciati da Leonardo e il carattere e le vicende umane che li hanno resi possibili, ci hanno pensato i creatori della serie Frank Spotnitz e Steve Thompson, autori anche della sceneggiatura insieme a Gabbie Asher. 


La serie ha preso inizio ieri con Leonardo poco più che ventenne; lavora come apprendista nella bottega di Andrea Del Verrocchio (Giancarlo Giannini) a Firenze, dove incontra Caterina Da Cremona (Matilda De Angelis), che posa come modella. Ogni episodio si concentra su una delle opere di Leonardo, alcune radicate nella memoria collettiva, altre meno note al grande pubblico: non solo dipinti, ma anche invenzioni, macchine da guerra, grandi sculture in bronzo. In ogni episodio si svela la vicenda che si nasconde dietro ogni opera per raccontare il serrato dialogo che si stabilisce tra questa, la formazione intellettuale di un grande artista e la complessità di un uomo, quale è stato Leonardo. Ogni episodio mette in luce la relazione tra vita e opera d’arte, tra la formazione intellettuale e la complessità umana di un grande artista.

Il produttore della Lux Vide, Luca Bernabei, sul rapporto tra realtà storica e finzione presenti nella serie, ha spiegato: «Questo è un crime mistery. Noi facciamo serie tv non documentari. Naturalmente ci siamo ispirati alle fonti storiche, abbiamo studiato tantissimo, ma naturalmente poi c’è stata la necessità di inventare qualcosa tra un evento noto e l’altro» per immaginare la personalità del grande genio. «Nonostante la fama, la sua vita è ancora avvolta nel mistero - ha aggiunto Franck Spotnitz - ma da alcune carte sappiamo che la giovane donna è realmente esistita perché Leonardo l’aveva richiesta come modella. Ci siamo documentati per 3 anni, tra biografie, storici, consultando documenti, un lavoro certosino. Abbiamo svelato piccoli dettagli talvolta poco noti della vita del Maestro e li abbiamo uniti in un puzzle con licenze artistiche che ci siamo concessi con un unico scopo: rivelare l’umanità dietro al genio».

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La serie, che ha richiesto la ricostruzione della Firenze rinascimentale e di Milano, è stata anche tra i primi set nel mondo a ripartire dopo il primo lockdown il 14 giugno scorso. «L’abbiamo fortemente voluto - spiega Matilde Bernabei di Lux Vide - proprio perché sentivamo che era importante fare arrivare nelle case di tutto il mondo la storia di questo genio, con i suoi lati oscuri e con le sue grandi capacità, in questo particolare momento storico perché pensiamo possa essere di ispirazione a tanti uomini e donne anche contemporanei». In realtà, nel caso del personaggio di Matilda De Angelis, la musa ispiratrice Caterina, la finzione prevale di gran lunga sulla realtà storica. Le fonti che possono essere rinvenute su questa presunta figura storica sono poche e vaghe, e ancora di più lo sarebbero le sue origini o attributi. Per non parlare del rapporto con Leonardo.

Da parte sua, l’attore irlandese Aidan Turner ha parlato di come è riuscito ad avvicinarsi ad un personaggio tanto importante per tutta la cultura occidentale: «Ho cercato - racconta - di rendere al meglio il mio ruolo, ci ho messo tutte le mie capacità ma ho avuto un grande aiuto dalle indicazioni molto precise degli sceneggiatori e del regista». E sul rapporto sul set con la De Angelis: «Ci è stato suggerito di sentirci liberi di abbandonarci alle nostre sensazioni. E così abbiamo fatto. È stata una esperienza straordinaria con tutto il cast, i costumi stupendi, le location, davvero tutto magico». Matilda De Angelis aggiunge: «È stato molto divertente inventare Caterina, avendo così pochi punti di riferimento storici ma una sceneggiatura solidissima, con un personaggio già scritto meravigliosamente al quale io ho mi sono divertita ad aggiungere solo un pò di mio». 

Ma cosa è davvero realtà e cosa c’è di molto romanzato nella serie in onda su Rai1? Per fare qualche esempio, ieri, la prima puntata si è aperta con una scritta che parla di un presunto dipinto perduto di Leonardo dal titolo “Leda con il cigno” di ispirazione mitologica che non sarebbe mai stato trovato. La scritta recita letteralmente: «Il più grande capolavoro di Leonardo da Vinci, Leda e il cigno, non è mai stato trovato». Leonardo lavorò davvero a questo soggetto negli ultimi anni della sua vita, quelli trascorsi in Francia. Oggi tuttavia il dipinto è considerato perduto, dato che ne sopravvivono solo testimonianze scritte nel ‘500 e ‘600, mentre poi effettivamente se ne perdono le tracce. Oggi possono essere ammirati solo vari schizzi preparatori, nonché varie copie dell’opera vinciana.
Quanto alla bottega del Verrocchio e all’apprendistato del genio, Leonardo fu realmente allievo di Andrea Del Verrocchio a Firenze, come altri straordinari artisti rinascimentali. Nel 1468, come si vede nella serie, fu posta la sfera dorata in cima alla cupola del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore, e fu realmente Verrocchio a curarne i lavori. Essendo di rame, la sfera attirava molti fulmini e uno di questi, nel 1601, la fece precipitare a terra (il punto è ancora oggi segnalato). La perizia nei calcoli richiesti per completare l’opera sicuramente ispirò Leonardo nella sua ricerca instancabile nei decenni successivi, ma probabilmente tutta la storia del blocco del Verrocchio e dell’aiuto provvidenziale di Leonardo è romanzata. Vera invece è anche la collaborazione di Leonardo sul dipinto Il battesimo di Cristo – oggi agli Uffizi – nel quale dipinse il volto dell’angelo. I lavori si svolsero circa dal 1475 in poi, quindi dovremmo considerare un certo passaggio di tempo negli eventi raccontati.

Ritratto di Caterina Da Cremona

Ci sono sbalzi temporali nel caso del ritratto di Ginevra De’ Benci che Leonardo realizzò in un periodo tra il 1474-1478 o forse addirittura 1480. Sempre nel 1474 la donna andò in sposa a Luigi di Bernardo di Lapo Nicolini, di quindici anni più vecchio di lei. All’epoca il padre Amerigo Benci, che nella serie commissiona l’opera a Leonardo, era già morto. Tutta la vicenda nella serie viene riletta alla luce del disprezzo della donna per un matrimonio obbligato, che spiegherebbe i tratti tristi di Ginevra. Non meno veritiera ma sempre arricchita di una grossa parte romanzata, la presunta omosessualità di Leonardo, soprattutto nel rapporto con il modello Salai. Ciò che si sa è che nel 1476 fu effettivamente mossa contro di lui un’accusa di sodomia che fu poi archiviata quando ancora lavorava alla bottega del Verrocchio. L’episodio, appunto, che viene raccontato nella serie tv.

Su questo tema, Saverio Aversa, su uno dei tanti blog dedicati alla figura di Leonardo, ricostruisce la storia della Firenze del '400, affermando che «era conosciuta in tutta Europa per i costumi liberali e per l’ampia diffusione dell’omosessualità, a tal punto che in Germania per indicare un sodomita lo si chiamava “fiorentino” (florenzer). La reputazione dei cittadini toscani - si legge - era così influenzata da questo che perfino Genova aveva una norma che impediva l’assunzione di insegnanti provenienti da quella regione per il timore di mettere a rischio la sessualità degli studenti.

Questa situazione non aveva l’approvazione della chiesa cattolica, che nonostante la forte presenza di peccatori tra le sue stesse file, premeva sulle autorità civili per una serie di provvedimenti restrittivi». Nel 1432 infatti fu creato a Firenze il Tribunale dei Sodomiti e un corpo speciale di guardie, denominato gli “Ufficiali di Notte” incaricate di occuparsi dei reati connessi a rapporti omosessuali.
«Le denunce venivano spesso presentate anonimamente, infilate in apposite cassette sparse per la città». Una delle vittime più illustri fu, appunto, Leonardo da Vinci, accusato di avere una relazione con un ragazzo, Jacopo Saltarelli, ma poi fu assolto. San Bernardino da Siena, durante le sue omelie, invitava i fedeli a sputare sul pavimento di Santa Croce in Firenze e a gridare “Bruciate tutti i sodomiti!” e aggiungeva l’invito “almeno cacciateli dalla città, privateli del loro lavoro”». 

 

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