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Se la Storia vince sulle vicende private: il verdetto dei Golden Globes, un segno dei tempi

Lunedì 1 Marzo 2021 di Leonardo Jattarelli
Un'immagine di The Crown

La Storia, quella con la “S” maiuscola ha vinto sulle storie private. Questo il verdetto dei Golden Globes settore tv che in qualche modo si specchia nella realtà “pandemica” in cui viviamo ormai da tempo. Una sorta cioè di identificazione non tanto con ciò che ci accade quotidianamente e che forse ci fa riflettere fin troppo su vicende personali che si sviluppano tra le quattro mura famigliari, benché drammaturgicamente ricche di suspense narrativa. Ciò che accomuna tutti, sembra, sia invece uno sguardo al passato per capire il presente in forma collettiva, epocale, storica appunto.

The Crown

Ciò spiega forse il successo di The Crown e di The Small Axe e il naufragio di The Undoing, la serie con Nicole Kidman, Hugh Grant e con la nostra Matilda De Angelis, una megaserie che aveva contato su un battage pubblicitario senza precedenti. L’altra notte il verdetto è stato chiaro: Miglior serie drammatica The Crown (Netflix) che ha avuto la meglio su Lovecraft Country (HBO Max), The Mandalorian (Disney Plus), Ozark (Netflix), Ratched (Netflix).

Miglior attrice in una miniserie o film tv, Anya Taylor-Joy (La regina degli scacchi) che l’ha spunata su Cate Blanchett (Mrs. America), Shira Haas (Unorthodox), Nicole Kidman, appunto,(The Undoing), Daisy Edgar-Jones (Normal People).

Miglior attore in una miniserie o film tv, Mark Ruffalo (I Know This Much Is True) su Bryan Cranston (Your Honor), Jeff Daniels (The Comey Rule), Hugh Grant (eccolo) (The Undoing), Ethan Hawke (The Good Lord Bird).

The Undoing

Anche nel settore  Miglior miniserie o film tv, ecco La regina degli scacchi (Netflix) seguita da Normal People (Hulu/Bbc), Small Axe (Amazon Studios/Bbc), The Undoing (Hbo), Unorthodox (Netflix). Non meglio è andata anche per il Miglior attore non protagonista in una serie o film tv dove John Boyega (Small Axe) ha vinto su Brendan Gleeson (The Comey Rule), Dan Levy (Schitt’s Creek), Jim Parsons (Hollywood) e sul grande Donald Sutherland (The Undoing) che è rimasto a bocca asciutta.
Non si conoscono ancora le reazioni dello staff di The Undoing ma c’è da giurarci che l’umore non sia dei migliori. La miniserie televisiva americana diretta da Susanne Bier, tratta dal romanzo Una famiglia felice di Jean Hanff Korelitz edito in Italia nel 2016 ha per protagonisti Grace e Jonathan Fraser, due professionisti affermati di New York (lei psicoterapeuta, lui oncologo pediatrico) sposati felicemente. Hanno una bella casa a Manhattan, sono benestanti e il loro figlio dodicenne Henry frequenta una prestigiosa scuola privata. Tutto questo castello dorato comincia a crollare quando Elena, la mamma di un compagno di scuola di Henry, viene brutalmente assassinata nel suo studio, e Jonathan, che improvvisamente sparisce, diventa il sospettato principale. Le menzogne che ci sono nel rapporto apparentemente idilliaco tra Grace e Jonathan cominciano così ad essere scoperte. 

The Small Axe

E arriviamo invece a ciò che ha maggiormente captato l’attenzione di pubblico e critica e cioè The Crown che si immerge nella Storia e racconta in particolare quella regina Elisabetta II a partire dal 1947. La prima stagione copre gli anni che vanno dal matrimonio tra Elisabetta e Filippo di Edimburgo fino allo scoppio della crisi di Suez nel 1956. La seconda invece prosegue la narrazione degli eventi, comprendente i mandati a primo ministro di Anthony Eden e Harold Macmillan e lo scandalo Profumo, fino al marzo 1964, anno di nascita del principe Edoardo, ultimogenito di Elisabetta e Filippo. La terza stagione ci porta negli eventi che vanno dall’elezione di Harold Wilson alla carica di primo ministro, nell’autunno 1964, al giubileo per celebrare i venticinque anni dall’ascesa al trono di Elisabetta II nel 1977, trattando nello specifico del matrimonio in continua crisi fra la principessa Margaret e Antony Armstrong-Jones e delle prime vicissitudini amorose del principe Carlo. Nella quarta stagione assistiamo infine al primo incontro tra Carlo e Lady Diana Spencer nel 1977 fino al 1990, anno delle dimissioni di Margaret Thatcher, prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nella storia del Regno Unito.

The Small Axe

Non meno di matrice storica la miniserie inglese The small Axe, creata e diretta da Steve McQueen per BBC One. Gli episodi delle cinque puntate sono infatti tutti di carattere antologico su personaggi ed eventi storici della comunità afro-britannica di Londra tra gli anni Sessanta e Ottanta. Il titolo è un riferimento all’omonima canzone di Bob Marley. Il 9 agosto 1970 un corteo contro la discriminazione dei neri nel Regno Unito è interrotto dallo scontro con la polizia londinese, il doppio dei manifestanti. Nove di loro, per la maggior parte neri, sono accusati di aver causato lo scontro: li attende un processo molto acceso, in cui per la prima volta una corte britannica riconoscerà la polizia colpevole di aver agito sulla base di pregiudizio razziale.
A proposito di pregiudizi razziali e di “diversità”, non è un caso che proprio in questi giorni, la piattaforma Netlfix abbia reso noto il risultato di uno studio sui contenuti dei prodotti. I dati hanno rivelato la parità di genere e la rappresentazione proporzionale dei membri del cast “nero”, ma la piattaforma ha rivelato come sia necessario fare un lavoro migliore includendo altre comunità, tra cui quella dei latinoamericani, Mena, nativi, LGBTQ e disabilità.

The Eddy

Forse, se lo studio di Netflix fosse stato anticipato alla scorsa stagione, avremmo potuto veder gareggiare per i Golden Globes anche la serie The Eddy, forse una delle migliori in assoluto: tra le quattro mura di un jazz pub della periferia di Parigi, è vero, ma tra musicisti di ogni razza e colore e con una musica che incontra il blues, l’hip hop, il free jazz e le contaminazioni afro della cosidetta Wordmusic.

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