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Aaron Sorkin: Il Processo ai Chicago 7 poteva essere un Musical

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Eva Carducci
Sette attivisti contro la guerra del Vietnam. 1968. La storia dei Chicago Seven, delle loro proteste durante la Convention del Partito Democratico e il conseguente processo, sono al centro del film Il Processo ai Chicago 7, diretto da Aaron Sorkin: «Può sembrare strano da dire, visto il tema trattato, ma questa storia poteva essere trasposta in musical» il commento del regista durante l’incontro con gli addetti ai lavori e il pubblico del Toronto International Film Festival.



Il film Netflix, che arriverà in cinema selezionati dal 30 settembre, e sarà disponibile in streaming dal 16 ottobre) vanta un cast di premi Oscar (come Eddie Redmayne e Mark Rylance) insieme a Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Michael Keaton e Frank Langella, diretti dal premio Oscar e vincitore di Emmy Aaron Sorkin, alla sua seconda regia dopo Molly’s Game: «Era il 2006 quando Steven Spielberg mi ha chiesto di andare a casa sua. Era un sabato mattina, me lo ricordo come fosse ieri. Voleva raccontare la storia di quelle rivolte del ’68, e di quel processo in particolare. Inizialmente doveva essere lui il regista, ma ha affidato a me il progetto. Quando sono tornato a casa ho chiamato subito mio padre, chiedendogli se si ricordasse di quegli eventi. Sono partito da lì».



Eventi ben presenti nella memoria collettiva degli statunitensi. Tumulti e repressioni nella battaglia per i diritti civili che riecheggiano oggi nelle lotte in strada, al centro della cronaca internazionale.
«Prima di questo film avevo diretto solo un film con 11 persone. Un cambiamento radicale se pensiamo solo alle scene delle rivolte. Una sfida che ho accettato, e che mai avrei pensato potesse diventare così attuale oggi, con le rivolte che stiamo vivendo negli Stati Uniti».


Le lotte a cui si riferisce Sorkin sono quelle del movimento del Black Lives Matter. In questo senso il film offre un punto di riflessione interessante sul presente, partendo dal passato: «Abbiamo cercato di mostrare tutte le varianti messe in campo, dall’accusa di cospirazione di un gruppo di sconosciuti fino al processo degli stessi. Voglio precisare però che alla fine il film è ottimista. Lo spettatore si sentirà bene, e soprattutto speranzoso. Certo ci si sente meno speranzosi nel pensare a quanti passi in avanti erano stati fatti fino a poco fa. Guardando indietro, alle lotte dei movimenti civili degli anni ’60, pensando ai progressi raggiunti, in contrasto con gli eventi attuali. È come se avessimo costruito una casa, partendo dalle fondamenta, e fossimo arrivati quasi alla fine dei lavori, e una raffica di vento avesse mandato tutto all’aria all’improvviso, un’altra volta». © RIPRODUZIONE RISERVATA