Zucchero: «Sanremo non mi vuole. È il festival degli influencer, con questa direzione faccio fatica»

Parla il cantante, che il 9 e 10 giugno celebrerà 40 anni di carriera con un doppio concerto, a Campovolo, in un’arena per 35 mila persone

Zucchero: «Sanremo non mi vuole. Ormai è il festival degli influencer»
di Ilaria Ravarino
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Sabato 19 Novembre 2022, 08:10

REGGIO EMILIA - «Mi dicono che devo andare nel metaverso, mi rompono i coglioni, dicono che mi devo aggiornare. Ma cos'è questa roba, cos'è?». Classe 1955, un milione e 100 mila follower su Facebook e zero su TikTok, l'orgoglio boomer di Zucchero Fornaciari si manifesta all'ora di pranzo, a Reggio Emilia, dopo un'intensa e disciplinatissima mattinata di promozione. L'occasione è il lancio dei due concerti del suo Diavolo in R.E. alla Rcf Arena di Campovolo, i prossimi 9 e 10 giugno (i biglietti sono in vendita da ieri), e a fare gli onori di casa ci sono il sindaco Luca Vecchi e il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini: per il ritorno a casa del figliol prodigo «Zu», che celebrerà qui 40 anni di carriera con una scaletta di successi e duetti da definire («Se fai una festa devi condividere, altrimenti che gusto c'è?»), sono attese 35 mila persone per data, nella parte con sedute dell'arena, che per l'occasione ospiterà anche una mostra di foto sull'artista, una collezione di oggetti di scena e delle esperienze nel mondo di Zucchero (il metaverso?).

UNA CELEBRAZIONE
Una celebrazione con tutti i crismi dell'evento, che un tempo - forse - si sarebbe fatta in uno stadio: «Io San Siro rischio di non riempirlo. Ormai il pubblico è cambiato, è diventato più basico - riflette Zucchero - la gente riempie gli stadi per vedere il ragazzetto belloccio, l'artista cool. E allora io preferisco suonare nelle arene, magari con meno gente, ma in posti accoglienti e ben attrezzati». Reduce da una tournée negli Usa, Zucchero ha escluso di poter lavorare fino a giugno a un nuovo album di inediti, anche se il 2 dicembre uscirà un'edizione limitata in vinile del disco di cover Discover e «tra gennaio e marzo potrei scrivere qualcosa, magari un singolo». Il tempo libero, in quei mesi, non gli mancherà: «Ospite a Sanremo? Figuriamoci, non mi vogliono più manco in gara. Con questa direzione faccio fatica. Sarà tutto all'insegna della nuova musica e degli come si chiamano? Influencer. Sarà il festival degli influencer, dove tutto sarà tarato per fare audience. A me non ci pensano neanche».

IL RISCATTO
Lo scontro generazionale, però, non è nelle sue corde: «Alcuni giovani artisti, specialmente quelli che vengono dalla strada e da esperienze dure, hanno bisogno di un riscatto. Vogliono venir fuori. E non sono male, anzi spesso fanno quello che il rock non fa più: vanno contro tutto e tutti, esprimono il disagio. Il problema è che dopo un paio di successi diventano pop».

TUTTI BUONI
Sul rapporto tra musica e politica, che si tratti di pop o di rock, Zucchero non ha dubbi: «Ognuno faccia quello che gli pare. Vuoi cantare Bella Ciao? Cantala. Io l'ho fatto e lo rifarei. Ma io non metto d'accordo nessuno, divido. Negli ultimi anni pare che dobbiamo essere tutti buoni: ho visto redenzioni anche patetiche. Della politica diffido, mi hanno chiesto tante volte di fare concerti sotto elezioni e ho sempre rifiutato. Una volta sola sono andato e mi sono detto che non lo avrei fatto mai più: a Ceppaloni da Clemente Mastella, ai tempi del mio primo Sanremo. Andai, e non mi cagò nessuno». Del nuovo governo, dice, «non ho paura. Le abbiamo provate tutte, proviamo anche questa. Anche se non so quanto durerà, è quello che ha scelto il popolo e bisogna rispettarlo». L'ultimo pensiero e per due colleghi, Ligabue, «alle cui chiamate rispondo sempre»; e Morgan, «umorale ma geniale», che a Zucchero sarebbe piaciuto accanto a Beatrice Venezi nel ruolo di consulente musicale del ministero.

VOLARE?
«Non è detto che un direttore d'orchestra possa fare, solo per questo, un buon servizio alla musica. Se poi per musica si intende solo quella classica, quella colta, allora siamo rovinati. Resteremo quelli che all'estero canteranno sempre e soltanto Volare».
 

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