Valerio Scanu giura di dire la verità: «Con la De Filippi? Ci parliamo attraverso gli avvocati»

Mercoledì 14 Marzo 2018 di Veronica Cursi

Valerio Scanu giura di dire tutta la verità. E stavolta fa sul serio. Nel suo secondo libro autobiografico, "Giuro di dire la verità: dalla A alla Zia Mary",  dal 15 marzo nelle librerie, l'ex ragazzino di "Amici" non fa sconti a nessuno. La sua è una confessione in piena regola, divisa in ventisei voci, che non lascia spazio a ipotesi e dubbi. 

Partiamo dalla fine: Z come zia Mary. La sua zia Mary è Maria De Filippi?
«A Maria devo molto, sono una sua creatura, non lo rinnego. Sarei un ingrato se non lo riconoscessi. Ma non per questo bisogna rimanere schiavi a vita di un percorso o di una persona. Ci sono stati dei momenti in cui sono rimasto deluso. Io ho lottato con sacrificio per continuare ad avere un posto nella musica. E l'ho fatto solo grazie a me stesso».
 

 

Ci fu una vera e propria bufera social quando durante l'affaire Morgan lei si schierò contro la piaggeria di certi personaggi nei confronti della De Filippi e del suo staff.
«Quel post mi costò caro. Ma per me la libertà non ha prezzo. Non mi pento del mio percorso, nè delle mie parole».

Vi siete mai più riparlati con Maria?
«Si sono parlati gli avvocati».

Si è mai pentito di essere stato così schietto?
«Non è stato facile gestire questa cosa, ma fortunatamente ho avuto l'opportunità di lavorare anche in altri programmi tv. Sono convinto delle mie capacità artistiche e so che non morirò di fame».

Amici è il primo capitolo del suo libro: è anche il primo capitolo della sua via artistica?
«No, io ho cominciato a lavorare nella musica molto prima. Cantavo a 8 anni, a 10 anni feci un programma tv che si chiamava "Canzoni sotto l'albero" e  a 12 "Bravo bravissimo". Prima di Amici in piccolo già facevo musica. Ad Amici ho avuto l'opportunità di crescere artisticamente e di farmi conoscere al grande pubblico».

Nel libro c'è un intero capitolo dedicato agli incontri. Qual è stato l'incontro più importante della sua vita?
«Quello con Beppe Vessicchio, il mio maestro. Quando arrivai a "Bravo, Bravissimo" ero semplicemente il figlio di un muratore e di una commessa. Tutti mi dicevano, non arriverai mai, qui vincono solo i raccomandati. Lui invece ha creduto in me e mi è rimasto accanto. Non avevo mai studiato musica e vinsi il programma».

Dopo due anni dalla partecipazione a Sanremo esce il suo singolo "Ed io". Ma chi è Valerio oggi?
«Uno che ama profondamente l'arte, in tutte le sue sfaccettature. Sono uno che le cose le vuole fare bene e subito. Sono schietto e sincero».

S come sessualità, lei si è sempre schierato contro i pregiudizi.
«Da quando mi sono affacciato al mondo dello spettacolo, sono stato subito etichettato. La gente ti giudica su tutto, dalla sessualità al modo di vestire. Ci sarà sempre chi ti insulta, ci ho fatto il callo».

Che rapporto ha con i social e con gli haters?
«I leoni da tasiera ci saranno sempre, sono degli sfigati che non hanno una vita. Quando poi vedi il nonno 70enne che ti insulta ti cadono le braccia».

Consiglierebbe a un ragazzino di partecipare a un talent?
«Perché no, ma con un monito: rimanete sempre voi stessi».
 

Ultimo aggiornamento: 15 Marzo, 20:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA