Tosca canta un viaggio nel mondo, Iron Maiden col volume a palla,
l'ultimo Eminem non convince

Tosca canta un viaggio nel mondo, Iron Maiden col volume a palla, l'ultimo Eminem non convince
di Fabrizio Zampa
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Lunedì 25 Dicembre 2017, 21:45 - Ultimo aggiornamento: 31 Dicembre, 00:56

Tosca – Appunti Musicali dal Mondo
 
Ha una voce splendida, è romana ma canta tranquillamente in diverse lingue, ama viaggiare sia fisicamente che musicalmente e ha inciso dal vivo, al Parco della Musica, un album intitolato Appunti Musicali dal Mondo, una raccolta di ventuno brani che vengono da ogni angolo della terra e che segnano le tappe di una carriera fatta di ricerca, sperimentazioni, esperienze e incontri partita quattro anni fa con Il suono della voce, disco che prese il nome dal brano che Ivano Fossati aveva scritto per lei. Adesso l’itinerario di Tosca è diverso e vede la sua vocalità incrociarsi con una serie di nomi di primo piano, dal compositore e pianista Nicola Piovani al vocalist e musicista Gegè Telesforo, dal cantautore Joe Barbieri (ha firmato diversi brani e lei lo definisce «il mio corrispettivo al maschile») al clarinettista Gabriele Mirabassi, dal pianista Danilo Rea al compositore Germano Mazzocchetti, ed è un bel viaggio che tocca parecchie zone del mondo e parecchi tipi di musica. «La mia non è una ricerca filologica ma una ricerca per affinità artistica dove posso affondare anche le mie radici - spiega la cantante e attrice. -  Ho scelto i brani del progetto tra i viaggi che faccio due  o tre volte all’anno e quelli virtuali che ho compiuto in vent’anni di teatro e canzone, e mi sono fatta guidare dall’istinto e dalla bellezza delle canzoni che trovavo e portavo via con me».
Ecco quindi un percorso live che tocca il fado portoghese, i canti augurali del matrimoni yiddish, la morna capoverdiana (con Scutam ess morna di Tété Alhinho), la canzone libanese, la ballata zingara, un Prisencolinensinainciusol con Telesforo, un remake di Il suono della voce (con il piano di Danilo Rea), un Via Etnea con Mazzocchetti alla fisarmonica, una serie di canzoni romane (come Na serenata a ponte di e con Nicola Piovani), un Vorrei incontrarti fra cent’anni di Ron e così via. E’ uno splendido disco che Tosca (già partner di Riccardo Fogli, Edoardo de Angelis, Renato Zero, Grazia Di Michele, Rossana Casale, Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, Chico Buarque de Hollanda, Mariella Nava e tanti altri…) interpreta con la sensibilità, l’eleganza e la passione che tutti conoscono.
E attenzione, una nuova operazione dello stesso genere vedrà la vocalist, il 4 gennaio al Parco della Musica di Roma, protagonista di Sto core mio – Notturno napoletano per Roberto Murolo, nuovo progetto dedicato alle grandi canzoni partenopee delle quali il grande Murolo è stato un meraviglioso e storico archivio vivente.
  
 

Iron Maiden – Il libro delle anime

Un doppio cd con 15 brani (sembrano pochi, ma i pezzi che la band inglese suona dal vivo sono lunghi, spesso anche troppo) è l’ultimo album degli Iron Maiden, una delle più amate formazioni di heavy metal sulla scena, fondata nel lontano 1975: intitolato The Book Of Souls, il libro delle anime, pur riproponendo una formula ormai usata da una vita, è un disco che farà felici gli appassionati del gruppo, che oggi schiera il vocalist Bruce Dickinson, i chitarristi Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers, il bassista Steve Harris e il batterista Nicko McBrain.
Tratto dalle registrazioni del The Book Of Souls World Tour che si è svolto fra il 2016 e il 2017 in ben 39 paesi sparsi nei sei continenti (compresa l’Italia) e al quale ha assistito una platea di oltre due milioni di fan,  è uno di quei dischi che, se avete il coraggio di ascoltare con il volume a palla, vi procurerà diffide, denunce per rumori molesti, fughe dei vicini per paura di un terremoto e altri problemi, a prescindere dall’ira dei genitori. Però è solo sfruttando la potenza dei vostri amplificatori (o sopravvivendo all’impatto con cuffie  ad hoc, vale a dire roba seria da un sacco di soldi) che potrete ricreare l’atmosfera dei live del gruppo. «Abbiamo lavorato molto a questo progetto, volevamo che fosse il più vicino possibile all’esperienza live che diamo e che venisse rappresentato l’entusiasmo di tutti i nostri fan di più parti del mondo: abbiamo dovuto ascoltare ore e ore di registrazioni di ogni show per selezionare il materiale e il sound che rendesse al meglio l’esperienza live e l’energia dei fan», dice Steve Harris, e su questo bisogna dargli ragione: le chitarre che mitragliano, i bassi che tolgono il fiato e il pubblico che urla e applaude ti entrano, scusate il gioco di parole, proprio nell’anima, e non solo nei timpani.
La scaletta che segue, oltre a elencare i brani, è al completo dei luoghi delle registrazioni, Ecco quindi nel primo cd If Eternity Should Fail (Sydney, Australia), Speed of Light (Cape Town, Sud Africa), Wrathchild (Dublino, Irlanda), Children of the Damned (Montreal, Canada), Death or Glory (Wroclaw, Polonia), The Red and the Black (Tokyo, Giappone), The Trooper (San Salvador, El Salvador) e Powerslave (Trieste, Italia), mentre nel secondo cd ci sono tre pezzi fatti in patria (The Great Unknown, Newcastle; The Book of Souls e Blood Brothers, Donington), Fear of the Dark (Fortaleza, Brasile), Iron Maiden (Buenos Aires, Argentina), The Number of the Beast (Wacken, Germania) e Wasted Years (Rio de Janeiro, Brasile).
Nel 2018 gli Iron Maiden torneranno on the road con il Legacy Of The Beast World Tour, che toccherà anche l’Italia per tre date: il 16 giugno al Firenze Rocks, il 9 luglio a Milano all’Ippodromo San Siro e il 17 luglio a Trieste in Piazza dell’Unità d’Italia.

 
 
Eminem – Revival

Marshall Bruce Mathers III, da St. Joseph, Missouri, meglio noto come Eminem (o anche come Slim Shady, vecchio suo personaggio poi lasciato in disparte) ha raggiunto due mesi fa la tenera età di 45 anni. Lui che nella sua fortunata carriera ha venduto qualcosa come 175 milioni di dischi, lui che con il suo hip hop ha preso in giro tutti, da George W. Bush a Donald Trump («È un kamikaze, provocherà un olocausto nucleare», rappava in un recente freestyle intitolato The Storm, La tempesta, e postato da un parcheggio di Detroit, nel quale aggiungeva «…per ogni mio fan che è un suo supporter traccio una linea sulla sabbia: o di qui o di lì», e per vederlo il link è: www.youtube.com/watch?v=TXGZJk0nQs4), il vincitore di 13 Grammy Award, insomma la superstar, pochi giorni fa ha pubblicato il suo nono album, Revival.
Beh, stavolta il rapper e producer, che finora ha sempre svoltato ogni angolo trionfalmente, ha mancato il bersaglio: gran parte della critica e del pubblico sostiene che il disco è vuoto, che è un minestrone con i soliti ingredienti (rabbia contro potere e politica), che le basi (le ha fatte Alex Da Kid, trentacinquenne producer inglese) sono vecchie, che lui è monocorde e non ha più inventiva, che le prenotazioni sembrano indicare buone vendite ma è difficile capire come finirà. Insomma, mentre nel 2014 The Marshall Mathers Lp 2 aveva funzionato alla grande, stavolta niente da fare. Ma a conti fatti Revival non è così male come viene giudicato: apre bene (con I Walk on Water, per la voce di Beyoncé ) e chiude con due brani, Castle e Arose, che non sono niente male. In mezzo trovate altri 16 brani, e in totale il disco dura 78 minuti, ma con un po’ di pazienza qualche cosa di decente si trova. Provateci.  

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