Torna a Roma per la IUC Narek Hakhnazaryan, il nuovo astro del violoncello

Mercoledì 16 Gennaio 2019
Narek Hakhnazaryan, il nuovo astro violoncello
Narek Hakhnazaryan è il nuovo astro del violoncello, a cui pubblico e stampa di tutto il mondo hanno pronosticato un grande avvenire: torna ora alla IUC (Istituzione Universitaria di Concerti), che lo fece debuttare a Roma dopo la sua folgorante vittoria al Concorso Čajkovskij di Mosca.

  Quando Narek Hakhnazaryan debuttò alla IUC nell'autunno del 2011, subito dopo aver vinto il prestigioso Concorso "Ciajkovskij" di Mosca, era ancora un ragazzo, ma fu facile pronosticargli un grande futuro: ora quella previsione si è realizzata e il violoncellista armeno è diventato una star internazionale.

Dopo quel primo concerto, ha suonato altre volte alla IUC e sabato 19 gennaio alle 17.30, torna di nuovo all'Aula Magna della Sapienza, con un programma di musica francese. Lo accompagna la sua abituale partner pianistica Oxana Shevechenko.

Il New York Times ha scritto di lui:
Ha intensamente coinvolto il pubblico dal primo momento in cui è entrato in scena. Il Washington Post: "È un violoncellista fenomenale... destinato a una carriera stellare". Il Guardian, all'indomani del suo debutto a Londra, l'ha definito “la stella più brillante della serata". 

Il leggendario violoncellista Mstislav Rostropovič era un suo grande ammiratore e, finché è vissuto, l’ha sostenuto con entusiasmo.

Oggi Narek Hakhnazaryan ha trenta anni e ha suonato con le più prestigiose orchestre, tra cui London Symphony Orchestra e Orchestra del Teatro Mariinskj di San Pietroburgo, entrambe dirette da Valery Gergiev, Orchestre de Paris, Wiener Symphonyker, Royal Stockholm, Los Angeles Philharmonic, Sydney Symphony, Orchestra Sinfonica di Tokyo, Filarmonica della Scala e molte altre. Si è inoltre esibito in recital nelle più grandi sale d’Europa, America e Asia.

A Roma suonerà sette brani di cinque grandi compositori francesi dell’Ottocento e del primo Novecento. Ribaltando l’ordine cronologico, ha scelto di aprire il concerto con il brano più recente, la Sonata per violoncello e pianoforte di Claude Debussy, scritta nel 1916, quando il compositore era già gravemente ammalato, eppure pervasa di grazia, vivacità e ironia.

A concludere il concerto sarà il brano più antico, la Sonata in sol minore op. 65 di Frédéric Chopin, che può essere considerata anch’essa musica tipicamente francese, poiché il compositore polacco la scrisse quando viveva a Parigi da quasi trent’anni e la dedicò all’illustre violoncellista francese Auguste Franchomme. Per le prima esecuzione di questa Sonata, nel 1848, Chopin stesso suonò il pianoforte e quello sarebbe stato l’ultimo concerto in cui apparve in pubblico.

Tra Debussy e Chopin stanno Élégie op. 24, Après un rêve op. 7 n. 1 e Papillon op. 77, tre brani di Gabriel Fauré, che amava molto il suono caldo e profondo del violoncello, cui dedicò alcuni dei suo maggiori capolavori, come questi tre brevi pezzi, molto diversi tra loro. Al profondo lirismo di Élégie si contrappongono il brillante virtuosismo e la cantabilità espansiva di Papillons (Farfalle), mentre Après un rêve op. 7 n. 1 ha toni delicati e sommessi.

Completano il programma Allegro appassionato op. 43 di Camille Saint-Saëns, compositore che dominò per oltre mezzo secolo la scena musicale francese, e la celeberrima Méditation dall’opera Thaïs di Jules Massenet, scritta originariamente per violino, ma molto adatta alla voce meditativa e austera del violoncello.
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