Sorelle Labèque: «Da Santa Cecilia a Thom Yorke, le sfide al piano»

Mercoledì 20 Marzo 2019 di Simona Antonucci
Le sorelle Labèque, duo pianistico di fama internazionale in concerto a Santa Cecilia dal 21 al 23 marzo
«Don’t Fear The Light: Thom Yorke l’ha chiamato così il brano che ha scritto per noi, la sua prima prova “classica” che porteremo insieme in tour all’inizio di aprile. Credo che il titolo sia un invito che rivolge a se stesso e a noi. A non aver paura di misurarsi con qualcosa di diverso».

Katia parla anche per Marielle, l’altra metà del duo pianistico Labèque, atteso a Roma per il prossimo e prezioso appuntamento della stagione sinfonica di Santa Cecilia: un raro concerto per due pianoforti di Max Bruch, eseguito per la prima volta in Accademia, e la Sinfonia n.9 “la Grande” di Schubert, brano dalle dimensioni imponenti e dal carattere innovativo.

«A tenerci unite per così tanto tempo, oltre all’affetto e al rispetto per le diversità reciproche, è stata la passione per la ricerca, la curiosità di intraprendere nuovi percorsi. Ed eccoci qui di nuovo a Roma con un programma elettrizzante, prima di incontrare tra un paio di settimane il leader dei Radiohead, cult di più generazioni». 

Le sorelle Katia (69 anni) e Marielle Labèque (67), entrambe del segno dei Pesci, sono un’inossidabile coppia artistica. Nate in Francia, con nonni italiani sbarcati sulle coste dell’Atlantico in fuga da Mussolini, sono cresciute a suon di belcanto («Grazie all’Opera abbiamo capito che la musica racconta una storia»). Hanno raggiunto la fama mondiale anche per la ricchezza del loro repertorio: «Sono quarant’anni che suoniamo l’una accanto all’altra», spiega la maggiore, «il rapporto con Marielle è un dono. Abbiamo condiviso il percorso di una vita: non cerco spiegazioni e non me le so dare. Capisco soltanto che è una grande fortuna».

Sono attese al Parco della Musica, per la stagione sinfonica di Santa Cecilia, da giovedì 21 a sabato 23 marzo. E anche per il concerto romano, diretto da Semyon Bychkov, marito di Marielle, propongono un programma inusuale: «Il concerto per due pianoforti di Max Bruch ha una storia bizzarra», continua Katia, «due sorelle pianiste, Rose e Ottilie Sutro, a inizio Novecento commissionarono al compositore tedesco, che allora non se la passava molto bene economicamente, un brano da suonare insieme. Il pezzo arrivò, era meraviglioso, ma complicato. E le musiciste lo modificarono perché non si sentirono in grado di affrontarlo. Bruch s’infuriò e ne vietò l’esecuzione. Lo spartito tornò alla luce soltanto alla morte di entrambe le Sutro».

Trovato da un musicista a un’asta per 11 dollari è rientrato lentamente nei repertori delle sale da concerto. «Noi ce ne siamo subito innamorate», aggiunge Marielle, «ma negli anni Ottanta non eravamo abbastanza famose da imporlo. Ci chiamavano soprattutto per Mozart e Poulenc che adoriamo, ma quel pezzo ci aveva rapite perché era anomalo e diverso dalla musica che dominava in quegli anni. Venne scritto quattro anni dopo la Sacre du printemps di Stravinski, ma sembra appartenere a tutta un’altra epoca».

Con la Philharmonia Orchestra, sotto la direzione di Bychkov, nel 1993, il duo Labèque ha inciso questo lavoro riscuotendo molto successo. E ora finalmente il debutto romano: «Abbiamo costruito il progetto insieme», continua Marielle, «senza abbandonarlo mai. Come tutti gli obiettivi della nostra vita: esattamente come in una coppia, non si sa come andrà il futuro, ma ce lo inventiamo passo dopo passo. L’unica differenza è che noi non abbiamo figli, ma abbiamo la musica».

E durante le prove, volano già con la fantasia e con le mani sulla tastiera alle sfide che verranno. Alla prima mondiale, il 7 aprile alla Philharmonie di Parigi (repliche l’8 all’Auditorium di Lione, il 9 al Barbican di Londra e il 10 all’Elb Philharmonie di Hamburg) della composizione che il leader dei Radiohead ha creato per le artiste francesi: Don’t Fear The Light per due pianoforti, sintetizzatore. E voce, quella di Yorke che accompagnerà personalmente il progetto per esibirsi anche in una nuova canzone.

L’esibizione di Yorke fa parte del recital Minimalist Dream House ideato dalle Labèque con brani di Caroline Shaw, David Lang, Timo Andres, Bryce Dessner, David Chalmin e Max Richter. «Per quanto luminosi e prestigiosi possano essere i percorsi nostri e di Yorke è una meraviglia che s’incontrino, facendo uscire dal buio sogni, progetti sperimentali, creatività. Una sfida che stiamo vivendo senza temere che la luce, The Light, evidenzi sfumature nascoste delle nostre personalità: noi cresciute a suon di Mozart e Schubert, ma unite, oltre che dal sangue, da un perenne desiderio di metterci alla prova con nuovi linguaggi, e Thom, leader dei Radiohead, icona dell’elettronica e della sperimentazione». 
Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 18:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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