Scala, il nuovo sovrintentente Meyer: «Vorrei rivedere qui Muti e Barenboim»

Giovedì 28 Novembre 2019
Dominique Meyer
Dominique Meyer ha un passato da funzionario politico (e si capisce dall'accortezza con cui parla) e nel curriculum sfide (vinte) che farebbero tremare i polsi ad altri, come la costruzione dell'Opéra Bastille di cui si occupò quando era direttore, anzi il più giovane direttore della storia, del teatro parigino. E quindi non stupisce l'apparente tranquillità con cui ha iniziato il suo impegno alla Scala, di cui diventerà sovrintendente a partire da marzo.

«Devo saltare in piscina senza troppa preparazione», ha detto all'Ansa, ma «se ci sono problemi, siamo pagati
per risolverli». Su cosa intende fare ha le idee chiare. Prima di tutto vorrebbe «una Scala riconoscibile dal punto di vista internazionale per l'opera italiana, dal '600 alla nostra epoca», con una riscoperta proprio del barocco italiano, di autori come Cavalli e Porpora. «E vorrei - aggiunge - che fosse fatto un lavoro culturale» per dare un contesto ai lavori messi in scena «ad esempio quando si esegue un'opera accostando un'esecuzione in forma di concerto della prima versione».

Ammette che «sarebbe bello vedere di nuovo in buca Riccardo Muti, e anche Daniel Barenboim, che è legato alla Scala». E se c'è qualcuno che potrebbe convincere il maestro napoletano a tornare a dirigere un'opera a Milano (dal suo addio burrascoso nel 2005 è tornato soli infatti a dirigere in concerto la "sua" Chicago Symphony) è proprio Meyer.

Al momento della nomina, «Muti è stato il primo che mi ha scritto un sms e mi ha detto di chiamarlo se ho bisogno di consigli - rivela -. L'ho visto al festival di Salisburgo e verrà a Vienna fra pochi giorni. Avremo tempo di chiacchierare».

Per ora a Milano il sovrintendente designato viene due giorni a settimana, perché deve continuare ad occuparsi anche della Staatsoper di Vienna e non vuole «dare l'impressione che una volta nominato lascio cadere il mio teatro attuale». Ma i due giorni sono già bastati per fare molto. «Ho preparato il budget della prossima stagione. È un buon modo per entrare nei problemi - spiega -. Ho parlato con il direttore musicale Riccardo Chailly e ricevuto i piani delle stagioni future. Ho incontrato diversi gruppi, i colleghi del palcoscenico, i musicisti. Ho visto una prova del ballo e ho conosciuto i soci fondatori». Ha nominato Alessandro Galoppini (ex regio di
Torino) come casting manager e ha scelto come coordinatore artistico l'altoatesino André Comploi, attuale coordinatore della comunicazione a Vienna. Meyer sarà dunque sia sovrintendente sia direttore artistico come i suoi predecessori dal 2004. Nel caso del corpo di ballo, invece, Meyer ha preferito prender tempo chiedendo all'attuale direttore, Frédéric Olivieri, in scadenza, di restare «fino alla fine della stagione, così avremo anche il tempo di conoscerci».

Per il prossimo anno «confermo i livelli di budget e di produzione - assicura -. In un budget due cose sono importanti: i costi del personale, che non hanno motivo di variare molto, e le attività che sono già programmate». A differenza del suo arrivo a Vienna, qui Meyer non si trova infatti «una pagina bianca» ma un lavoro iniziato dall'attuale sovrintendente Alexander Pereira e quindi per un po' «ci saranno diritti d'autore misti» anche se ammette che nelle prossime programmazioni «si potrà variare la bilancia fra nuove produzioni e opere di repertorio. Ma è presto per dirlo. Sto facendo un'analisi». «So per esperienza - conclude - che gli errori si fanno all'inizio, e quindi faccio molta attenzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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