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Sanremo al via, Ranieri e Morandi riecco gli eterni rivali: «Ma stavolta è giusto che vincano i giovani»

Parlano i due artisti-simbolo degli Anni ’60

Sanremo al via, Ranieri e Morandi riecco gli eterni rivali: «Ma stavolta è giusto che vincano i giovani»
di Federico Vacalebre
5 Minuti di Lettura
Martedì 1 Febbraio 2022, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 12:54

Merito degli autori, o del caso, ma la prima serata di Sanremo 2022 diventa una madeleine proustiana per chi ricorda l'antica sfida tra Gianni Morandi, oggi 77 anni, e Massimo Ranieri (70). «Ma io tifo per Massimo», dice Morandi in prima fila all'Ariston per godersi la prova dell'amico-eterno rivale: «Sul palco di un teatro inutile confrontarsi con lui». L'eterno ragazzo di Monghidoro e l'eterno scugnizzo del Pallonetto di Santa Lucia sono le facce più belle del pianeta canzonetta, favole di riscatto sociale e resistenza, di un successo venuto dal basso e durato una vita, tra discese ardite e risalite.

Ranieri e Morandi: giusto che vincano i  giovani

 

«Negli anni '60 eravamo i Coppi e Bartali della canzone, non userei i paragoni con Beatles e Rolling Stones perché loro erano tutta un'altra musica», ricorda l'eterno scugnizzo che amava Roberto Murolo e Sergio Bruni e si commuove quando il collega, dopo la sua esibizione, gli fa i complimenti: «Lettera di là dal mare è una grande melodia all'italiana con un testo che parla del dramma dell'emigrazione, che noi italiani conosciamo bene».

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PRESENTATORI
L'eterno ragazzo che amava i Beatles e i Rolling Stones è pronto per la pugna: «Io al Festival ho fatto di tutto: ho partecipato 7 volte con questa, l'ho vinto nel 1987 con Si può dare di più tra Tozzi e Ruggeri, l'ho perso, sono arrivato secondo e terzo, ho fatto l'ospite, l'ho presentato nel 2011 e 2012, chiamando Ranieri naturalmente tra gli ospiti per duettare con lui. Ora mi mandano Jovanotti e Mousse T. Che dire? Apri tutte le porte è una canzone di speranza, la canta un vecchietto che pensa ai giovani». «Ma che vecchietto, lui è supergiovane, anzi il supergiovane per eccellenza», ribatte a distanza Massimo: «È uscito letteralmente dal fuoco, e non parlo solo dell'incidente. Per pura coincidenza anche io sono alla settima presenza al Festival. E anche io l'ho vinto, un anno dopo di lui, con Perdere l'amore, l'ho perso, ho fatto l'ospite... Ma non l'ho mai presentato e, anzi, mi sono spesso proposto, ma senza risultati». Quella che si rinnova a Sanremo è una rivalità cresciuta negli anni di Canzonissima: «Ci piaceva di più del festival perché durava tre mesi, ci faceva cantare più brani» (Ranieri). «Un anno vincevo io, quello dopo lui, poi magari Villa, ma Claudio era già un senatore, noi eravamo il sangue fresco che divideva le famiglie italiane. Davanti al televisore si dividevano gli schieramenti, c'era tifo vero, roba da altri tempi» (Morandi). È una storia italiana, quella del derby tra i due highlander della melodia, che incrocia la Storia italiana: «La prima semifinale di Canzonissima '69 non andò in onda, era il 13 dicembre, il giorno dopo la strage di Piazza Fontana. Io dovevo cantare Ma chi se ne importa, lui Se bruciasse la città. Il 20 dicembre passammo il turno, il 6 gennaio 1970 vinsi io». «Gianni aveva già trionfato l'anno prima, con Scende la pioggia, io vinsi nel 71 con Vent'anni, e nel 1973 con Erba di casa mia», ricorda Massimo. «Quell'anno lo ricordo bene anch'io, presentai una canzone che voleva essere impegnata, cambiare un po' pagina nel mio repertorio, Il mondo cambierà: arrivai alle spalle di Ranieri, un secondo posto non si butta mai, ma in qualche modo stavano per arrivare i miei anni bui».

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I VINILI
«Era una rivalità bella la nostra, com'è diventato bello il nostro rapporto», rilancia il napoletano. «All'epoca le ragazzine si strappavano i capelli per noi, oggi al massimo le nonne, che poi sono nostre coetanee», rilancia l'uomo che va ancora a cento all'ora: «Per questo dico che ora è tempo che vincano i giovani, o Ranieri». E lui: «Meglio i giovani, è più giusto». Per l'amarcord anni '60 Morandi si è attrezzato: la sua canzone attinge a piene mani al sound di quegli anni ed esce anche come 45 giri in vinile, sul lato B L'allegria.

 

«Ci volevano Jovanotti, Mousse T. e Rick Rubin per riportarmi al microsolco: persino la parola non sentivo più da un secolo», commenta lui. «Quasi quasi ci penso pure io al 45 giri, un tempo le nostre carriere erano sintonizzate: io ogni volta che entravo in studio di registrazione per incidere un brano mi chiedevo che cosa stesse facendo lui. Al Delle Vittorie, però, Canzonissima non regalava solo la sfida, ma anche dei magnifici pomeriggi spesi a giocare a scopa». In quel fatidico 1972 a Canzonissima Iva Zanicchi si piazzò terza con Mi ha stregato il viso tuo. Domani sarà in gara anche lei, con Voglio amarti.


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