Riccardo Muti sul podio a Paestum
Concerto di solidarietà per la Siria

Martedì 7 Luglio 2020 di Flaminia Bussotti
Riccardo Muti ha diretto a Paestum

I conflitti, il quadro caldo internazionale, i diritti umani calpestati, la pandemia con le sue pesanti ricadute economiche: Riccardo Muti ha diretto domenica a Paestum il concerto di solidarietà per la martoriata Siria in uno scenario dal «sapore amaro, amarissimo», come ha affermato. «Noi musicisti cerchiamo l’armonia non solo sul palco ma nella società», i «nostri cannoni sono gli strumenti, e dentro ci mettiamo i fiori». Sono parole forti quelle pronunciate dal maestro napoletano al concerto di beneficenza all’aperto per la Siria davanti a una quinta archeologica senza eguali al mondo e un pubblico di 1.000 persone disciplinatamente scaglionate secondo i protocolli sanitari. Codice anti-Covid anche sul palco con musicisti distanziati e leggio singolo anziché per due. Entrata e uscita in scena anche per loro scaglionata. Niente intervallo, mascherine, e niente strette di mano per il pubblico.

Il concerto rientra nel ciclo delle Vie dell’Amicizia che da oltre venti anni vede impegnato il Festival di Ravenna in paesi piagati da conflitti, a cominciare dal primo che si svolse sotto le bombe a Sarajevo nel 1997. L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, fondata da Muti nel 2004, suona di volta in volta con le compagini del paese ospite: questa volta con nove ragazzi siriani della Syrian Expat Philharmonic Orchestra, fondata nel 2015 e residente in Germania.
Non potendo per ovvie ragioni andare in trasferta in Siria, si è scelto il parco archeologico di Paestum con i suoi straordinari templi attici di Giunone, Nettuno e Atena. La città di Paestum è gemellata con Palmira, il sito archeologico siriano distrutto dalla furia iconoclasta dell’Isis nel 2015.

In programma la terza sinfonia di Beethoven, l’Eroica. Mai titolo fu più indicato: il concerto era dedicato infatti a due coraggiose vittime dell’Isis. E è stato anche un atto di coraggio riaprire la stagione musicale, prima Ravenna il 21 giugno, e poi Paestum. Il concerto era dedicato alla memoria di Khaled Asaad, l’archeologo direttore di Palmira trucidato dai terroristi dell’Isis perché oppose resistenza in difesa dei tesori e le testimonianze storiche custodite nel sito. «È stato ucciso in modo barbaro, ha dato la sua vita per proteggere la cultura, un gesto eroico per la cultura», ha detto Muti.
Omaggio anche alla memoria dell’attivista curda siriana Hevrin Khalaf (35 anni), trucidata in un’imboscata durante l’offensiva turca nel Nord Siria nel 2019. «È stata torturata, violentata e lapidata per i suoi pensieri di umanità, che atrocità». Muti ha ricordato anche la cantante Nudem Durak (32), in carcere in Turchia dal 2015, e condannata a 19 anni, per avere cantato un canto curdo. Non meno coraggiosa la giovane artista curda Zehra Dogan (31), esibitasi in una performance a Ravenna e anche ieri a Paestum, che è stata detenuta per quasi tre anni in Turchia per un disegno sgradito (e residente ora a Londra). Il sacrificio di tutti questi eroi aleggiava anche nella voce malinconica della cantante curda Aynur Dogan, che ha intonato prima dell’esecuzione dell’Eroica bellissimi canti in lingua farsi. “Non si tratta di schierarsi contro una parte o l’altra ma contro tutte le atrocità”, ha detto Muti citando un verso di Pascoli in cui il poeta parla di “atomo opaco del male”: «noi musicisti vorremmo trasformarlo in atomo splendente del bene». Poi un appello alla pace nel mondo consapevole della sua portata utopica: «una goccia non basta, ma senza quella goccia e tutte le altre gocce non si può formare l’oceano».
Alle prove la sera prima, dove sono stati aggiustati gli effetti di amplificazione e distanziamento sul suono dell’orchestra all’aperto e sul vasto palcoscenico ai piedi del tempio, Muti sembrava contento e rapito dalla bellezza del luogo. Improvvisamente, incantato dalla luna piena che si affacciava fra le imponenti colonne doriche del tempio di Poseidon, si è fermato ad ammirarla esortando anche tutta l’orchestra a fermarsi e andare a guardarla dal suo podio. «Luna campana», ha esclamato ammirato rivolto al pubblico, per poi tornare a impugnare la bacchetta.
Dopo il lockdown, era questa la seconda uscita in pubblico di Muti dopo il concerto di apertura del Festival di Ravenna lo scorso 21 giugno. Di mezzo, solo una puntata a Vienna per un paio di concerti ristrettissimi con i Wiener Philharmoniker per dire anche addio all’amico Thomas Angyan, storico sovrintendente del Musikverein che ha lasciato a fine giugno dopo oltre 30 anni. Anche per Muti il coronavirus ha comportato la cancellazione di tutti gli impegni artistici e tre mesi di isolamento a casa a Ravenna. Unica consolazione, la compagnia di Beethoven di cui, nel 250mo anniversario della nascita, ha studiato la monumentale Missa Solemnis (composizione da lui mai eseguita finora e che porterà a Chicago) e ha ripassato l’Eroica per il concerto e la Nona Sinfonia che dirigerà invece a metà agosto al Festival di Salisburgo.
Alla fine, un grazie di Muti è andato a quanti hanno reso possibile il concerto, compreso il governatore della Campania Vincenzo De Luca, presente in forze al concerto, che ha permesso di «usare questo spazio unico al mondo». Il concerto sarà trasmesso da Rai 1 il 23 luglio alle 23:15. 

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