I R.E.M. e i 25 anni di Monster: «Non torneremo insieme. Ma quanti rimpianti»

Sabato 2 Novembre 2019 di Massimo Cotto
STOCCOLMA - Fuori, soffia forte il vento del nord. Dentro la suite del Berns Hotel, sono i ricordi a scaldare. Michael Stipe e Mike Mills hanno sguardi sereni, sorrisi timidi e abiti da gentiluomini di campagna perché hanno dismesso i panni delle rockstar da troppi anni. Sono andato a Stoccolma a intervistarli per Virgin Radio, per uno speciale andato in onda giovedì. L'occasione è la riedizione di Monster, che è uscito ieri, con il remix dell'album pubblicato 25 anni fa, demo inediti, un lungo filmato e rare registrazioni dal vivo. In realtà, si finisce per parlare di una parabola così lucente che lascia una scia di rimpianto.

Avete cambiato un po' di cose per la deluxe edition. Ci sono cose del vostro passato che cambiereste, non solo musicalmente?
STIPE: «Certo! Tutti noi abbiamo dei rimpianti. Però, non sarei chi sono oggi se ieri non avessi commesso sbagli terribili. Se credi nel karma, questo è parte del nostro viaggio, del cammino su questa terra. Spero di essere atterrato in un posto giusto».

Nelle vostre intenzioni, Monster doveva essere molto allegro. Poi, sono arrivate le morti di River Phoenix e di Kurt Cobain a cambiare tutto, forse anche il vostro rapporto con la vita.
S.: «Sicuramente. Ci sono state altre morti e altri dolori, in quel periodo, che hanno attraversato le nostre vite private. Nessuno ne è a conoscenza, perché non si trattava di persone famose. Erano membri della nostra famiglia o persone vicine a noi. Queste cose ti cambiano dentro per sempre. In particolare, la morte di River Phoenix mi ha devastato. Non avevo mai provato un dolore e un senso di perdita così profondi. Era una persona speciale, così importante per me. Per sei mesi non sono stato in grado di scrivere. Solo dolore. E questo mi ha condotto a un blocco totale. Abbiamo messo il disco da parte per un po', poi ci siamo tornati sopra e, verso la fine, arrivò la notizia della morte di Kurt. Uno shock tremendo per tutti noi. Peter Buck era suo vicino di casa, a Seattle. Tutti lo amavamo come cantante e compositore e personaggio pubblico. La reazione di Mike fu scrivere una bellissima, dolente, catartica guitarsong. Dopo averla ascoltata, ho scritto il testo in cinque minuti. È fuoriuscita da me in modo naturale. Let Me In è una canzone che, durante il tour, ha permesso ad altre persone di piangere con noi la perdita di quell'incredibile essere umano, di quella incredibile luce che era Kurt Cobain».

Siete tipi nostalgici? Guardate spesso al passato?
S.: «Io disprezzo la nostalgia e il sentimentalismo. Al tempo stesso, sono una persona nostalgica e sentimentale. Questo significa che sono una battaglia continua con me stesso. Lotto con tutte le mie forze per rimanere nel presente e guardare al futuro, senza farmi intrappolare dai ricordi».

Avete sempre detto che l'unica cosa importante quando vai a una festa è sapere quando te ne devi andare. Quando avete avuto la percezione che la storia dei R.E.M. fosse arrivata al capolinea?
MILLS: «Durante il tour del 2008. L'industria musicale stava cambiando rapidamente. Ci stavamo avvicinando alla scadenza del nostro contratto discografico, cosa che non significava granché, ma che ci spinse comunque a fare una riflessione. Ci siamo detti: cosa possiamo ottenere che non abbiamo ancora ottenuto? Certo, potremmo fare ancora un paio di grandi dischi oppure pensare che siamo giovani abbastanza per scioglierci e divertirci. Siamo orgogliosi di aver preso quella decisione. Non ci siamo mai pentiti».
S.: «Non volevo andare avanti correndo il rischio di finire nel burrone e nella rovina. Diventare noioso per me e per i fan. Diventare imbarazzante. Ci siamo sciolti quando era il momento, non abbiamo trascinato la nostra storia».

So già la risposta, ma avete mai avuto la tentazione di rimettervi insieme?
M.: «No. Ho appena fatto un breve concerto con Peter e Bill. Sei canzoni, tre erano dei R.E.M. Ci siamo divertiti molto, ma non mi è venuta voglia di tornare insieme. Siamo ancora amici, ci vediamo, parliamo o suoniamo insieme. Abbiamo lasciato un bel ricordo, una bella eredità. Non c'è motivo di rimetterci mano».

Cosa ascoltate oggi?
S.: «Non ascolto molta musica, onestamente. Il pop è pericoloso su di me, perché mi si attacca alla testa e cambia i colori delle cose. Detto ciò, c'è bella musica pop in giro. Mi piace Billie Eilish, l'ultimo disco di Lana Del Rey, controverso ma per me molto bello. Nils Frahm, grande compositore. Perfume Genius. E amo l'ultimo disco di Thom Yorke, semplicemente incredibile».

Ultima domanda: che ruolo hanno i R.E.M. nella storia del rock?
M.: «Non tocca a noi dirlo. Io credo che i R.E.M. abbiano dimostrato che si può avere una carriera nel rock decidendo sempre tutto in prima persona. Puoi ascoltare i consigli di tutti, ma alla fine sei tu che decidi di seguire le cose in cui credi e che pensi siano giuste. Qualsiasi risultato tu ottenga, sei stato tu a ottenerlo. Vado fiero di questo. Ci sono altre band che hanno apprezzato questo di noi e hanno seguito il nostro esempio. È quello che mi rende più felice». Ultimo aggiornamento: 16:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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