Ozzy Osbourne compie 70 anni: il leader dei “Black Sabbath” fra traumi ed eccessi

Domenica 2 Dicembre 2018
Ozzy Osbourne
L'ultima che gli è capitata, pochi giorni fa, è una gravissima infezione, che lo ha costretto a un ricovero in ospedale, causata da una seduta di manicure. Ora c'è da chiedersi se domani festeggerà a modo suo il 70mo compleanno e supererà anche questa prova. John Michael «Ozzy» Osbourne è dunque arrivato a un traguardo che, per come è andata la sua vita, è un autentico miracolo. Oggi di lui, della sua moglie-manager Sharon (si conoscono fin dagli anni '60) e perfino dei figli, ovviamente disfunzionali a dir poco, si sa tutto grazie ai reality dedicati alla vita di una famiglia che più che agli Addams fa pensare agli incubi creati da Lovecraft.

Una vita cominciata in una famiglia povera di Birmingham: il bullismo subito a scuola a causa della sua dislessia, il carcere minorile, gli studi lasciati a 15 anni, il lavoro in fabbrica sono le tappe formative della sua adolescenza prima che, grazie alla passione per i Beatles, decida di dedicarsi al rock'n'roll. Così già nel 1970, quando esce il primo album dei Black Sabbath, Ozzy, un soprannome che lo accompagna fin dai tempi della scuola, si ritrova a fare la storia. «Paranoid» è uno dei brani manifesto dell'heavy metal: suoni oscuri e taglienti, testi ispirati ai libri di Ailester Crowley, l'occultista più amato dai rocker. È la nuova formula che fa dei Black Sabbath una band seminale, che ha un ruolo decisivo nello sviluppo della musica heavy e un successo mondiale da decine di milioni di copie vendute. L'anno scorso, sfruttando il trend delle reunion, i Black Sabbath sono tornati insieme per un tour mondiale, superando antiche tensioni e antipatie.

Risultato: Ozzy ha dichiarato: «non mi piace suonare con i Black Sabbath: nella band sono solo un cantante, da solo faccio quello che mi pare». E in fondo lui da solo c'è andato abbastanza presto, dopo poco meno di dieci anni i Black Sabbath: era famoso e già totalmente fuori di testa, a causa degli eccessi con droghe e alcool. La sua vita e la sua carriera sono segnate da una data: il 19 marzo 1982. In quel giorno muore, in un modo assurdo, Randy Rhoads, suo amico fraterno e genio della chitarra. Con Randy, Ozzy aveva trovato il feeling perfetto, aveva messo a punto la formula che lo ha fatto diventare un «God of Metal». Mentre erano in tour negli Usa, in una sosta, Randy lasciò i suoi amici sul tour bus, e decise di fare un giro su un aereo turistico. Tutti, compreso il pilota, erano strafatti. L'aereo toccò un capannone e si schiantò prendendo fuoco a pochi metri dal tour bus. In un documentario verità, Ozzy confessa di non avere mai superato quel trauma. Nonostante quell'episodio terribile, e nonostante una devastante tendenza all'autodistruzione, Ozzy Osbourne è diventato una leggenda, una figura quasi mitologica per il mondo del Metal ma non solo. In fondo c'è una corrispondenza tra la sua identità di sopravvissuto e i personaggi e le storie che animano i suoi testi.

Nel bene e nel male, Osbourne ha alle spalle una carriera straordinaria celebrata dall'Ozzfest (altra intuizione di sua moglie) un festival dedicato all'Heavy Metal, organizzato per la prima volta nel 1996 e tornato in attività dopo qualche anno di interruzione. Soprattutto è venerato da milioni di fan e musicisti che vedono in lui l'indiscusso «padrino» del Metal. Oggi ha una faccia disegnata dalla chirurgia plastica e una serie di malanni che costringerebbero chiunque altro a una vita in ospedale. Lui invece continua a fare concerti e tour, a regalare materiale per i giornali di gossip a causa delle sue avventure extra coniugali, ad alimentare la sua leggenda. Come se non ci fosse davvero alcuna distinzione tra palco e realtà: in fondo il suo album più famoso non si intitola «Diary of a Madman?».
Ultimo aggiornamento: 22:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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