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Oksana Lyniv, la prima donna: «Debutto a Roma e poi a Bayreuth dove sarò la prima direttrice nella storia del Festival wagneriano»

Oksana Lyniv, 43 anni, direttrice d'orchestra ucraina,
di Simona Antonucci
4 Minuti di Lettura
Giovedì 20 Maggio 2021, 21:18

È salita sul podio a 16 anni («Superai il nervosismo immergendomi nella musica»), poi è stata l’assistente di Petrenko alla Bayerische Staatsoper di Monaco e ha guidato l’Opera di Graz in Austria. Ha diretto in tutto il mondo, dal Liceu di Barcellona, al Theater an der Wien di Vienna e la Staatsoper Unter den Linden di Berlino, ma il concerto che le ha cambiato la vita «è stato nel 2019 quando ho debuttato con i Düsseldorfer Sinfoniker e ho conosciuto il mio compagno».

Oksana Lyniv, 43 anni, ucraina, direttrice d’orchestra («voglio essere chiamata così»), capelli corti, sguardo caldo ed eleganza sobria («gli abiti più femminili li metto solo dopo la prima»), sarà la prima donna nella storia del Festival di Bayreuth a salire sul podio del Festspielhaus per inaugurare la stagione wagneriana con L’olandese volante. In Italia ha debuttato lo scorso marzo al Comunale di Bologna dove tornerà il 29 maggio per la riapertura dell'Auditorium Manzoni con un programma wagneriano che anticipa il suo impegno estivo. E la prossima stagione con un’opera.

Ma sabato è attesa a Roma per il suo esordio sul podio del Teatro dell’Opera di Roma: Čajkovskij e Wagner.

Come ha scelto il programma per il debutto romano?

«Le prove per Bayreuth cominciano in giugno, sono molto assorbita da Wagner. Tchaikovsky è stata un’idea del Maestro Vlad, il direttore artistico del Costanzi, che ho accolto con entusiasmo, perché la prima sinfonia è molto bella ma viene suonata poco».

 Conosce Roma?

«Sarò a Roma per la prima volta. È una delle città più importanti del mondo e sono entusiasta».

Lei dirige sia musica sinfonica, sia opera lirica: le piacerebbe dirigere un’opera italiana in Italia?

«L’amore per la lirica è nato con Puccini e l’opera italiana. Solo anni più tardi sono arrivata ai grandi drammi musicali tedeschi di Wagner e Strauss. L’opera italiana è la bellezza del canto, l’espressione di sentimenti forti».

In quest’anno di “debutti”, sarà la prima donna a dirigere a Bayreuth. Si è domandata perché non sia mai successo prima?

«Solo da pochi anni si affidano incarichi importanti a direttrici donne. Sono lieta di questi sviluppi positivi».

Eppure Wagner ha ritratto donne forti e coraggiose.

«Nella maggior parte delle sue opere, Wagner ha affidato ruoli determinanti per l’azione a personaggi femminili, raffigurandoli in una maniera molto emancipata. Quindi penso che sarebbe orgoglioso che una donna possa riportare in vita la sua meravigliosa musica sul podio per la prima volta, quasi 140 anni dopo la sua morte».

Direttore donna, pianista donna: il riscatto passa anche attraverso il linguaggio? 

«Anche per l’ucraino c’è una discussione simile riguardo alle forme femminili dei nomi. C’è bisogno sempre di tempo perché qualcosa diventi “normalità”, “cosa ovvia”, non solo nel linguaggio, ma proprio nella concezione che il genere non possa ostacolare una vocazione».

La prima donna, l’unica donna: secondo lei, il marketing sfrutta la figura femminile? 

«La direzione d’orchestra è molto complessa e richiede una forte volontà, talento, ed esperienza. Dopo mezz’ora di prove, l’orchestra capisce se chi è sul podio merita rispetto. Ecco perché il marketing da solo non aiuta».

E appellarsi alle quote rosa aiuta?

«No, sono contro le quote. Preferisco una concorrenza sana e professionale».

Una vita in viaggio: come tutela la sua vita privata?

«Anche il mio compagno è musicista e siamo appassionati del nostro lavoro. Gli obiettivi comuni e le esperienze musicali arricchiscono il nostro rapporto».

Un vezzo femminile: si sente libera di vestirsi come crede per un concerto? O i pregiudizi condizionano?

«Durante il concerto voglio pensare solo alla musica. Un bel vestito ti porta a muovere il tuo corpo in un certo modo. Questo mi distrarrebbe: i vestiti eleganti dopo la prima».

Figlia e nipote di musicisti: ha avuto modo di domandarsi “che cosa farò da grande”?

«Ho sempre sognato la musica e ho scoperto che essere un musicista è una delle professioni più belle del mondo, e lo penso ancora». 

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