Quarant'anni dall'lp “Dalla”
e “Futura” doveva diventare un film

Giovedì 1 Ottobre 2020 di Leonardo Jattarelli
Lucio Dalla
«...E se è una femmina si chiamerà, Futura...». L’universo in musica di Lucio Dalla doveva rinascere da lei, una nuova stella che spezzasse “una catena di ferro senza amore”. Doveva essere un film il suo Futura, pezzo inarrivabile, «e avevo in mente, chissà perché, che anche il mio Anna e Marco potesse tradursi in un racconto per immagini». Quell’anno, il 2006, alla Mostra del Cinema di Venezia, Lucio Dalla si presentò sulla terrazza dell’Excelsior con una camicia a fiori. Fischiettava un motivo, chissà quale. Veniva a parlare del film Quijote dell’artista Mimmo Paladino, eminente esponente della Transavanguardia, per il quale aveva composto anche la colonna sonora della pellicola. Qualche mese più tardi, Paladino avrebbe allestito al Museo di Capodimonte di Napoli una mostra sui 400 anni dalla pubblicazione di Don Chisciotte di Cervantes. A Venezia esordiva nella regia con una sua interpretazione del mito, affidando a Peppe Servillo la parte dell’eroe, a Bergonzoni e a Lucio Dalla quello di Sancho Panza. Tra i suoi collaboratori il puparo Cuticchio, il drammaturgo Moscato, il poeta Edoardo Sanguineti, il teatrante Angelo Curti.


Lucio Dalla e Peppe Servillo nel film di Paladino

Quel giorno si celebrò il Quijote ma restò fissa nella mente la rivelazione che fece Dalla riguardo al suo film su Futura. Oggi, a 40 anni esatti di distanza dall’uscita dello storico album Dalla che conteneva quel pezzo, stiamo qui a ricordare quegli anni Ottanta che Dalla sinteticamente in musica e mirabilmente in scrittura, compresse nel suo lp come nessun artista forse era mai riuscito a fare: impacchettare in poesia un decennio straziante e felice, rivoluzionario e anticipatore di un domani diverso.

La copertina dell' lp "Dalla"

Nel 1989 si sbriciolava il Muro a Berlino e già tutto era lì dentro, in quegli otto pezzi dell’album di Lucio: La notte dei miracoli eccola lì, una città che galleggia e se ne va, e quel Ballerino che balla e balla tutta la notte e al mattino senza fermarsi, su una tavola tra due montagne “e se balli sulle onde del mare io ti vengo a guardare”. C’è la Meri Luis per la quale Lucio disse di essersi ispirato ad un pezzo di Miles Davis e ancora il “non riesco a capire dove vorresti andare” di Cara e poi Siamo Dei, Il parco della luna fino, appunto a Futura. L’inno di un domani che doveva nascere dalle ceneri di un decennio che porterà al nuovo riassetto tra Est ed Ovest, tra ricchezza e povertà, miseria e sviluppo. 
Oggi, quell’lp quasi miracoloso rivede la luce grazie ad una versione rimasterizzata targata Sony che uscirà il 13 novembre e disponibile da ieri in pre-order sul link:SMI.lnk.to/Dalla_LegacyEdition. “Dalla – 40th anniversary” è accompagnato da un ricco libretto con interviste redatto da John Vignola e con le fotografie esclusive della fotografa Camilla Ferrari, scattate nella Bologna di Lucio e ispirate al disco. 
Il cofanetto sarà disponibile in due formati:LP 180gr (2000 copie numerate a mano) che include la stampa di una delle 10 diverse fotografie di Camilla Ferrari su carta speciale fotografica 30x30 numerata a mano. (per ogni fotografia esisteranno solo 200 esemplari), LP rimasterizzato 192kHz/24bit e un libretto di 12 pagine CD che include il CD rimasterizzato e un libretto di 24 pagine.

Henri-Cartier Bresson "Children in West Berlin"

“Chissà chissà domani/su che cosa metteremo le mani/Se si potrà contare ancora le onde del mare/E alzare la testa…” Il testo di Futura nacque, come detto, in versione di sceneggiatura. «La scrissi una volta che andai a Berlino - raccontò Lucio -. Non avevo mai visto il Muro e mi feci portare da un taxi al Charlie Check Point, punto di passaggio tra Berlino est e Berlino Ovest. Chiesi al tassista di aspettare qualche minuto. Mi sedetti su una panchina e mi accesi una sigaretta. Poco dopo si fermò un altro taxi. Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta. In quei giorni a Berlino c’era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch’io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz’ora in silenzio - continuava Dalla - ognuno per gli affari suoi. In quella mezz’ora scrissi il testo di Futura, la storia di questi due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura».  © RIPRODUZIONE RISERVATA