Led Zeppelin, 50 anni del paradigma hard rock. Il primo album in 36 ore

Mercoledì 9 Gennaio 2019
Led Zeppelin
Le fiamme divorano lo Zeppelin LZ129 Hindenburg mentre tenta di attraccare al pilone di ormeggio della Stazione Aeronavale di Lakehurst nel New Jersey. La copertina del primo album dei Led Zeppelin, uscito negli Stati Uniti il 12 gennaio del 1969, non lascia spazio ad equivoci sul suo contenuto: il dirigibile di piombo sprizza fuoco e fiamme. Un incendio che comincia ad ardere a New York, l'11 novembre del 1968. Negli uffici della Atlantic Records al 1841 della Broadway, il boss della casa discografica, il colto e raffinato Ahmet Ertegun attende visite dall'Inghilterra. Jimmy Page è appena arrivato da Londra, con il manager Peter Grant e due scatole di cartone in valigia: dentro ci sono i nastri con le registrazioni del primo lavoro in studio dei Led Zeppelin.

Cinque brani sul primo, quattro sul secondo. Esattamente nell'ordine in cui finiranno sul vinile del 33 giri. Ertegun voleva fortemente gli Zeppelin. Aveva già i Cream e Aretha Franklin in classifica, ma, insieme al suo socio Jerry Wexler, teneva gli occhi puntati sul mercato. I gusti stavano cambiando, i giovani cercavano qualcosa di più heavy. Due gruppi dell'etichetta, gli Iron Butterfly e i Vanilla Fudge, vendevano otre ogni aspettativa con dei pezzi che fondevano il blues più scuro con il rock più pesante. Questo cercavano i ragazzi americani: rock violento in quattro quarti, meglio se anglosassone, suonato a un volume in grado di mettere in crisi gli amplificatori. Tanto bastava alla Atlantic, quel giorno sulla Broadway, a mettere sul tavolo una cifra monumentale: 200mila dollari e la più alta percentuale sulle vendite mai accordata, qualcuno disse cinque volte superiore a quella dei Beatles.

Oltre a un contratto che garantiva alla band e al suo manager il pieno controllo della produzione artistica. Jimmy Page aveva ottenuto quello che voleva, ora bisognava creare l'aspettativa. Per farlo Grant pensò di battere a tappeto i luoghi chiave degli Stati Uniti, dal Fillmore al Whisky a Go-Go di Los Angeles al Kinetic Circus di Chicago, fino al Boston Tea Party. Un rischio per una band senza nessun album all'attivo. Ma un successo senza precedenti, visto che i quattro ne uscirono con 50mila copie del disco prenotate a scatola chiusa. Quando il 12 gennaio l'album arrivò nei negozi americani, la strada era già spianata. Led Zeppelin, così si chiamava, schizzò al decimo posto della classifica Billboard, arrivando a luglio a conquistare il disco d'oro. Per confezionarlo Page, insieme a Robert Plant alla voce, John Paul Jones al basso e John Bonham alla batteria, si era chiuso per trentasei ore negli Olympic Studios di Londra. Una corsa contro il tempo e contro il budget irrisorio: meno di duemila sterline, copertina compresa. Una scelta obbligata per riuscire a mettere sul nastro esattamente quello che Page voleva, senza subire alcun tipo di influenza da una compagnia discografica.

Per portare a casa il risultato gli Zeppelin hanno dato fondo al repertorio messo insieme fin dal primo tour scandinavo, quando ancora si chiamavano New Yardbirds: l'inno psichedelico
Dazed and Confused, How Many More Times e Communication Breakdown su tutte, affiancate da brani presi dalla tradizione del blues e da Willie Dixon. Guai però a parlare di cover: pezzi come You Shook MèI Can't Quit You Babyvengono stravolti e arrangiati in chiave hard. C'è anche lo struggente arpeggio di Baby Ìm Gonna Leave Yoù un pezzo folk scritto da Anne Bredon nel 1950 famoso soprattutto per una cover di Joan Baez.

Le radio americane impazziscono e nei negozi le copie volano via dagli scaffali. Ma per i Led Zeppelin si prepara la prima doccia fredda:
«Se sperano di riempire il vuoto lasciato dai Cream, dovranno trovare materiale degno di attenzionè» tuona Rolling Stone, la rivista musicale americana più quotata. Tagliando corto: «una brutta copia dell'ultimo album di Jeff Beck». Un antipasto dell'accoglienza tiepida che il disco raccolse in Inghilterra, dove uscì solo il 31 marzo, completamente ignorato da Radio One della Bbc. Ci vollero mesi prima che la testata underground Oz si accorgesse di trovarsi di fronte a uno di quei rari album che sfidano la classificazione o la descrizione immediata, semplicemente perché sono un punto di svolta nella musica rock”.

Anche Rolling Stone, col tempo, è tornata sui suoi passi, inserendo Led Zeppelin al 29esimo posto nella classifica dei 500 album migliori di sempre. Nel 2014 il disco è stato il primo a beneficiare del certosino lavoro di ristampa e riedizione curato personalmente da Jimmy Page, che ha ripreso in mano tutto il corpus degli Zeppelin. Nella versione deluxe è stata aggiunta la registrazione del live all'Olympia di Parigi dell'ottobre del 1969. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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