Il Pinocchio in musica di Lucia Ronchetti: «La Volpe è un violino, il Gatto un corno»

Sabato 10 Ottobre 2020 di Simona Antonucci
Il Pinocchio della compositrice romana Lucia Ronchetti

La Volpe è un violino, il Gatto un corno. La voce di Geppetto, ma anche quella del Grillo Parlante, ha il suono del violoncello, mentre Mangiafuoco (e Lucignolo) tuona come un contrabbasso. Lucia Ronchetti rilegge Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi dando vita a una pièce di teatro musicale in cui gli strumenti solisti incarnano i personaggi della storia e un soprano en travesti fa cantare il burattino e la sua Fata Turchina.

 

E così la musica contemporanea diventa una favola che è stata rappresentata in prima esecuzione assoluta della versione italiana all’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, in una produzione RomaEuropa-Opera di Roma, con i solisti dell’Ensemble Intercontemporain, il soprano Juliette Allen e la regia di Matthiew Roy.

 

«La vicenda tragicomica del burattino», spiega la compositrice romana che nei prossimi mesi presenterà i suoi nuovi lavori a Parigi e a Colonia, «è narrata da Collodi in un italiano semplice, pensato per un pubblico di bambini. Un linguaggio con espressioni gergali, ironia e giochi, in cui ogni parola diventa un rintocco, un tonfo, una schivata. Ed è da questa struttura che nasce la dinamica della mia partitura con l’alternarsi di brevi scene, molto contrastanti, e rimandi a musica popolare, colta e rock».

 

Ai Pink Floyd, con il brano “One of these Days”, realizzato in una versione scatenata dal contrabbassista, il compito di evocare la balena che inghiotte Pinocchio. Il Paese dei Balocchi, il Circo e il Teatro si materializzano nello stile di Nino Rota e Julius Fučík. Mentre alle ritmiche del Petrushka di Strawinsky spetta la responsabilità di riprodurre le corse sfrenate del burattino, perennemente inseguito. «Pinocchio è una fiaba violenta», continua la compositrice cui è stato commissionato dall’Opera di Francoforte un lavoro sull’Inferno di Dante per il 2020, «e anche se nei vari adattamenti è stata edulcorata, resta un percorso di iniziazione faticosissimo, selvaggio e pieno di pericoli. L’avventura crudele di un essere vegetale che aspira a diventare uomo. Neanche la fatina è rassicurante: una figura metamorfica che assume aspetti sempre inquietanti».

 

Un viaggio di formazione attraverso profondità marine, foreste buie, cieli inesplorati raccontati nella forma leggera di opera da camera che può essere presentata in spazi diversi «e soprattutto permette al pubblico, di bambini, ma non solo, di interagire con i musicisti».

 

I solisti dell’Ensemble Intercontemporain, oltre a suonare, sono chiamati a recitare, come in uno spettacolo “povero” di strada. «Couturier, il violoncello», aggiunge Ronchetti, «parla e salta come un grillo. Il cornista McManama usa il suo strumento come un amplificatore d’altri tempi, facendo un po’ il verso ai clown felliniani». Il contrabbasso di Nicolas Crosse è la personificazione delle paure di Pinocchio, Mangiafuoco e lo squalo-balena, mentre il violino di Diégo Tosi genera dubbi e domande, attingendo ai Capricci di Paganini.

 

«Il percussionista è il cantastorie che tiene in piedi la narrazione, crea ostacoli e offre strade di salvezza», conclude la musicista, «il soprano Juliette rappresenta, invece, sia Pinocchio, con una voce di un quasi bambino, sia la Fata, unica presenza femminile del racconto, che spazia dal parlato greve della Magnani al Lamento della Ninfa di Monteverde». Eventi, suspence e pericolo, «per una favola assolutamente dark». 

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