L'incredibile voce di Giuni Russo torna in "Aliena", album di inediti della cantautrice cara a Battiato e scomparsa nel 2004

Giovedì 17 Dicembre 2020 di Fabrizio Zampa
Giuni Russo

Aveva cinquantatre anni quando un tumore se l’è portata via dopo una battaglia che aveva combattuto con tutte le sue forze, arrivando a tatuarsi, con un grande sense of humour, dei disegni che ricordavano dei piccoli riccioli sul cranio quando una lunga radioterapia l’aveva lasciata senza neanche un capello, ma la sua vita Giuni Russo l’aveva vissuta puntando sull’amore per la musica e su una voce con un’incredibile estensione di cinque ottave che le permetteva di passare con disinvoltura dal pop al rock, dalla classica alla world music, dal jazz al blues, dalla sperimentazione alla lirica. Indimenticabile cantautrice e vocalist palermitana trasferita a Milano, se n’è andata nel settembre del 2004 lasciando una serie di brani e dischi di gran classe ma soprattutto uno spazio vuoto nel panorama della nostra musica.

 

Era bravissima, cantava in  italiano, siciliano, napoletano, inglese, francese, giapponese, spagnolo, arabo, farsi e latino, la madre era soprano e il padre e il nonno baritoni, aveva fatto la gavetta fra pop e rock con il nome di Giusy Romeo, collaborando con il Balletto di Bronzo, Adriano Celentano, Cristiano Malgioglio e tanti altri, era passata per Un Disco per l’Estate, Castrocaro, Festivalbar e Sanremo, aveva inciso nel 1975 l’album “Love Is a Woman” con il trombettista jazz Enrico Rava e il tastierista inglese Michael Logan, finché nel 1981 era stata scritturata da Caterina Caselli e riscoperta da Franco Battiato col quale aveva realizzato insieme a Giusto Pio, Alberto Radius e Maria Antonietta Sisini (che fin dal 1969 è stata la sua manager nonché compagna: «Mi considero la più fortunata delle persone e con infinita gratitudine ringrazio il Signore per avermi fatto un dono tanto prezioso: l'aver condiviso con Giuni oltre 35 anni di vita e di arte», scrive la musicista e scrittrice nel sito della cantautrice) un album, “Energie”, all’insegna dell’avanguardia e della sperimentazione. Battiato l’anno successivo scrisse per lei “Un’estate al mare”, brano di grande successo nel quale Russo, oltre a cantare, imitava tirando al massimo le sue corde vocali l’impossibile verso sopra le righe di un gabbiano. Insomma, è cominciata così la vera e preziosa avventura della ragazza Giuni, che ha inciso 14 dischi tutti di eccellente livello da allora fino alla sua scomparsa.

Adesso, dopo una lunga serie di ricerche nel suo patrimonio artistico, arriva un nuovo album che contiene quattro pezzi inediti e alcune nuove versioni dei suoi brani più rappresentativi, tutti arrangiati e rielaborati nel 2020. Intitolato “Aliena - Giuni dopo Giuni", offre dieci canzoni e una ghost track, materiale rimasto nascosto a lungo negli archivi: sono provini e registrazioni finite nel cassetto ma ancora oggi di alta qualità e ideali per un progetto che celebri la bravura e l'originalità della cantautrice, vedi “Song of Naples (O sentiero d’’o mare)”, l’ultima composizione di Giuni scritta nella primavera del 2004, appena pochi mesi prima che la malattia la stroncasse, “Gli uomini di Hammamet” e “La forma dell’amore” (due demo poi arrangiate e completate in studio proprio per questo nuovo lavoro) e “Pekino”, brano nel quale l'acrobatica voce di Giuni si cimenta nel canto unico dell’antica “Opera di Pechino”, patrimonio Unesco, con impressionanti improvvisazioni.

Ascoltare “Aliena” è un bel modo di recuperare (e per i più giovani di scoprire) un modo di cantare del quale oggi si sono quasi perse le tracce e che poche persone frequentano. Qualche esempio del percorso di Giuni? Nel lontano 1988 incise l'album “A casa di Ida Rubinstein”, ispirato al nome della Rubinstein, personaggio simbolo della Belle Époque: era un lavoro dettato dalla sua passione per la lirica, un disco di contaminazione fra classico, pop e jazz incentrato sull'interpretazione di arie da camera e romanze di autori quali Bellini, Donizetti, Verdi e via di questo passo.

Per quei tempi era un’iniziativa lungimirante, come quando nel 1992 diede spazio alla world music arabeggiante di “Amala”, album contenente due soli inediti: l'omonimo brano “Amala” e “Alla spiaggia dell'amore”, dedicato a una spiaggia a forma di cuore di Portobello di Aglientu, in Sardegna. Nello stesso anno Russo interpretò un intenso brano inedito, con soli vocalizzi, dal titolo “Black image”, scritto dal compositore Enrico Riccardi per la colonna sonora della serie televisiva “Detective Extralarge”, interpretata da Bud Spencer. “Aliena - Giuni dopo Giuni", prodotto da Maria Antonietta Sisini, sarà disponibile in tutti i negozi e nei digital stores dal 15 gennaio 2021 in formato CD e vinile color verde trasparente, al completo di immagini esclusive tratte dall’Archivio GiuniRussoArte, foto inedite di Mauro Balletti e elaborazioni grafiche. Insomma, se ancora non conoscete la musica di Giuni il nuovo album vi permetterà un bellissimo viaggio in atmosfere ricche di fascino e di sguardi a un mondo di fronte al quale non resta che alzare bandiera bianca e arrendersi.

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